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5 Stelle, l’incoerenza di Grillo: “Le sentenze vanno rispettate”, ma un anno fa difendeva il figlio accusato di stupro

Grillo avverte i 5 Stelle di rispettare la sentenza su Conte

“A seguito dell’Ordinanza del Tribunale di Napoli VII Sezione Civile in data odierna che ha sospeso le delibere impugnate del MoVimento 5 Stelle del 3 agosto 2021 di modifica dello statuto e del 5 agosto 2021 di nomina del Presidente, ha acquisito reviviscenza lo Statuto approvato il 10 febbraio 2021. Le sentenze si rispettano”. Leggevamo queste parole pochi giorni fa sul profilo Facebook di Beppe Grillo in merito a quanto accaduto all’interno dei 5 Stelle.

Ma è importante soffermarsi su quel “le sentenze si rispettano“. Perché stiamo parlando di un leader politico che nell’aprile 2021 pubblicava sui social un video sfogo, particolarmente teatrale, in difesa del figlio sotto processo per uno stupro. Quello che lui ha definito “una bravata tra ragazzi”.

In quella precisa occasione, Grillo muoveva grosse critiche al tipo di atteggiamento assunto dalla Giustizia rispetto al caso in questione. Oggi, invece, invita a rispettare le sentenze che decretano di fatto la caduta della leadership di Conte.

Interessi personali? Decisamente sì.

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5 Stelle, Grillo: “Arrestate me”

“Se dovete arrestare mio figlio perché non ha fatto niente, allora arrestate anche me perché ci vado io in galera”. Così tuonava sui social Beppe Grillo l’anno scorso quando scoppiò il caso del figlio Ciro, rinviato a giudizio insieme ai tre amici con l’accusa di violenza sessuale di gruppo.

In quell’occasione, il leader grillino si era accanito contro la Giustizia, che a detta sua avrebbe dovuto subito arrestare il figlio. “La legge dice che gli stupratori vengono messi in galera e interrogati lì o ai domiciliari”, questo affermava.

E poi: “Perché allora mio figlio e i suoi amici non li avete arrestati? Perché vi siete resi conto che non è vero niente, perché chi viene stuprato e fa una denuncia dopo 8 giorni vi è sembrato strano”. Forse Grillo non si ricordava che il garantismo nella Giustizia prevede che fino al terzo grado di giudizio si venga considerati innocenti. Principio che vale anche per il figlio.

Inoltre, lo stesso Beppe Grillo è inguaiato in una grana giudiziaria per traffico di influenze in cambio di consulenze per Vincenzo Onorato. Ora, improvvisamente, il leader 5 Stelle sembra essersi fatto avanti a paladino stesso della Giustizia. Ma dietro ci sono alcuni interessi personali e politici.

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Grillo torna leader dei 5 Stelle

Ora che viene messa in sospeso la leadership di Giuseppe Conte nel partito, torna tutto nelle mani del fondatore e garante Beppe Grillo. Che dal punto di vista tecnico e giuridico, ha la capacità di decidere dove indirizzare il Movimento. Quindi, in questo caso per lui rispettare la Giustizia è più che conveniente.

Grillo ha invitato il partito a non prendere decisioni azzardate e impulsive. Un percorso preciso a tappe e senza saltare passaggi. Ma il suo orientamento sembra sempre più rivolto a un ritorno sulla piattaforma Rousseau, dove gli iscritti potrebbero andare nuovamente alle votazioni di statuto e leadership.

 

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Editor: Susanna Bosio

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