Arte

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Capolavori del cuore. E’ l’amore nelle sue tante varianti, romantiche, drammatiche e pop, il filo rosso delle mostre scelte per questo fine settimana

 

L’amore soprattutto. Non c’è artista che non l’abbia celebrato, in maniera più o meno esplicita. Ci sono volti di sante su fondi d’oro che sono un condensato mistico di estasi erotica, Picasso infilava amore in ogni pertugio cubista, Rothko componeva tele colorate che erano dichiarazioni d’amore assoluto. Nel ‘900 l’arte contemporanea in contra amore e se ne infatua follemente. Con quali esiti lo vediamo dalla produzione quasi bulimica di opere a contenuto erotico, più o meno velato, realizzata dagli anni Sessanta a oggi. Opere di artisti celebri diventati icone della contemporaneità.  Amore, amore e amore senza soluzione di continuità. E’ il mantra che percorre le opere  riunite a Roma dalla mostra Love. Lo ripetono in incredibili varianti pop, le grandi lettere dell’alfabeto scolpite da Robert Indiana tra gli anni Sessanta e fine degli Ottanta. Lo sussurra con le celebri labbra socchiuse a cuore, la Marilyn di Andy Warhol. La One Multicoloured Marilyn fa parte dalla Reversal Series 1979-1986, che a sua volta riprende le Marilyn icona degli anni Sessanta. A raccontare l’amore quando si fa arte, ci sono gli splendenti neon di Tracy Enim, artista che trasfigura in ogni lavoro il suo sofferto privato, e dice la sua, in maniera dissacrante, anche la veterana Yayoi Kusama, con l’installazione che ha spopolato nei mesi scorsi alla Victoria Miro Gallery di Londra: All the Eternal Love i Have for the Pumpkins: Tutto l’amore eterno che ho per le zucche. Perché l’amore, quando fa troppo male, è meglio sdrammatizzarlo un po’.

Love. L’arte contemporanea incontra l’amore. Chiostro del Bramante, Roma, fino al 19 febbraio. Aperto dal lunedì al venerdì 10.00 – 20.00; sabato e domenica 10.00-21.00. Info: tel. 06 68809035

Preziose decadenze, suggestioni estetizzanti, capricci, mode. A Parigi  si celebra il momento magico e sfarzoso della Belle Époque. Tra le nobildonne e signorine charmant spopolava una moda, in particolare: farsi fare il ritratto. Fra i tanti pittori i più bravi a immortalare le belle ambiziose erano les Italiens, i nostri Giovanni Boldini e Giuseppe De Nittis, Vittorio Corcos, e un artista dal taglio non convenzionale, cantore raffinato della donna emancipata: Federico Zandomeneghi (Venezia 1841 – Parigi 1917). Eccezionale nel pastello, Zandò, come veniva confidenzialmente chiamato nei salotti di Parigi, sapeva trovare soluzioni luministiche e cromatiche che facevano tutte belle, tutte un po’ star. E così, negli anni, si specializzò nel genere che avrebbe fatto la sua fortuna: il ritratto mondano. Donne giovani e affascinanti, per lo più. Che quando si rimiravano nei suoi ritratti diventavano anche donne erano felici: Zandomeneghi le aveva fatte non com’erano in realtà, ma come avrebbero voluto essere: bellissime.

L’esposizione che, con un centinaio di opere, inaugura a Palazzo Zabarella è il racconto di questo mondo femminile fatto di morbidi riccioli biondi, di abiti in chiffon nero, di risolini urlati con le amiche ai tavolini dei caffè, di occhiate audaci scambiate con gli amanti durante le passeggiate al Boi. Zandomeneghi è anche pittore di atmosfere, capace di cogliere l’air du temps della vita parigina.

L’Impressionismo di Zandomeneghi, Palazzo Zabarella, Padova. Dal 1° ottobre al 29 gennaio. Aperto dal martedì alla domenica 9.30 – 19, chiuso lunedì. Info: tel. 049 8753100

 

Alessandro Manzoni ci racconta la sua storia con la discrezione tipica del grande uomo di lettere. Le pagine dei Promessi Sposi dedicate alla Monaca di Monza sono forse più commoventi dell’addio di Renzo al suo lago. La storia di Marianna de Leyva, in religione Suor Maria Virginia, è nota. Visse a cavallo tra il 1500 e il 1600; ebbe un’esistenza tormentata. Costretta a farsi monaca per volere della famiglia entra nel convento di Santa Margherita, a Monza. La chiamano “Signora”, è amata, rispettata. Finché incontra l’uomo che la porterà alla perdizione: Gian Paolo Osio. Una passione che la farà complice di efferati delitti. Scoperto l’intrigo, sarà condannata e murata viva. La storia, la vita, la caduta della “Monaca di Monza” è raccontata in questa mostra avvincente, attraverso dipinti, incisioni, documenti, video e una sezione che indaga il tema delle malmonacate nella storia. Donne costrette dai padri a imprigionarsi in convento per limitare la dispersione del patrimonio. Anche questo fu amore, un amore assassino.

La Monaca di Monza, Serrone della Villa Reale, Monza, dal 1° ottobre al 19 febbraio. Aperto da martedì a venerdì 10.00 – 13 e 14-18; sabato, domenica e festivi 10 – 19.30. Info. Tel. 02 36755700

 

Un po’ più lontano

Basilea. “Quando dipingi il tuo inconscio, le figure sono destinate ad emergere». Eppure, Jackson Pollock è più noto per i suoi dipinti astratti a goccia (dripping) che per le opere figurative. L’opera del Kunstmuseum di Basilea considera invece l’opera dell’artista americano da una nuova prospettiva.

E lo fa indagando sulla sua formazione, sulla straordinaria passione per i grandi della storia dell’arte, da El Greco, Michelangelo, Rembrandt ai maestri del barocco italiano. Cercando di capire il perché di quella morbosa curiosità per il modernismo europeo, per il cubismo di Pablo Picasso, in particolare. E sviscera l’interesse quasi ossessivo del pittore di Cody per l’arte dei popoli indigeni del Nord America. Ma ci sono anche le pitture dei muralisti messicani: ecco in mostra le opere di David Alfaro Siqueiros, José Clemente Orozco e Diego Rivera, che l’artista aveva anche incontrato di persona, e che cambiarono la sua visione della figurazione.

La mostra recupera le radici figurative di Pollock, scavando a fondo nella genesi delle tele realizzate dalla metà degli anni ‘30 alla morte prematura in un incidente d’auto, nel 1956. Sono pochi gli scorci dei dripping maestosi che fecero diventare un mito. L’assenza in mostra di queste tele è una deliberata omissione, il visitatore viene invece invitato a considerare le opere emarginate del 1930 e 1940: gli imponenti dipinti neri, realizzati dopo aver abbandonato la ‘pittura a goccia’, e gli ultimi quadri dal 1950, dove la figura è una questione centrale.

Il figurativismo di Pollock, Kunstmuseum di Basilea, dal 1° ottobre al 22 gennaio. www.kunstmuseumbasel.ch

Parigi. Fotografo di culto, Giovanni Gastel si dedica da più di trent’anni al tema del fascino femminile. I suoi servizi di moda hanno impreziosito le più grandi testate, da Vogue a Vanity Fair. Quando scatta, solitamente con una Polaroid di grande formato, lo fa con eleganza, ironia, senso del divertissement, e una simpatica indifferenza alle regole del gioco, vale a dire del mercato.  Questa è la prima mostra in suolo francese del fotografo milanese, classe 1955, imparentato con i Visconti di Modrone. Circa 30 opere a coprire un arco cronologico che va dalla metà degli Anni Ottanta fino a oggi.    

Giovanni Gastel. Parigi, Photo 12 Galerie, fino al cedenti28 ottobre. www.galerie-photo12.com

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