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Atletica, morto a 88 anni Lamine Diack: chi era l’ex presidente della IAAF?

Morto a 88 anni Lamine Diack, ex capo della IAAF condannato per corruzione

Atletica, Lamine Diack è morto all’età di 88 anni: l’ex capo dell’organo di governo mondiale per l’atletica leggera (World athletics, ex IAAF) era stato condannato in Francia per aver accettato di coprire casi di doping in Russia.

Lamine Diack, morto uno degli uomini più potenti dello sport mondiale

L’ex presidente della IAAF Lamine Diack è morto venerdì a 88 anni nella sua casa in Senegal. Fu condannato lo scorso anno per corruzione per il fatto di aver ricevuto tangenti legate a uno scandalo di doping russo. La notizia della sua scomparsa è stata confermata dal figlio Papa Massata. Lamine Diack è stato per decenni uno degli uomini più potenti nello sport come membro del Comitato Olimpico Internazionale e come capo dell’Associazione Internazionale delle Federazioni di Atletica Leggera, l’organo di governo dell’atletica leggera allora conosciuto con le sue iniziali, IAAF, che ha diretto per ben 16 anni dal 1999 al 2015. Diack ha frequentato leader mondiali, atleti famosi e alti funzionari sportivi durante la sua lunga carriera, durante la quale ha visto crescere volti importanti dell’atletica leggera come Usain Bolt.

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Lamine Diack

Vita e carriera di Lamine Diack, coinvolto in casi di corruzione sul doping

Lamine Diack nacque il 7 giugno 1933 a Dakar, in Senegal. Promettente saltatore in lungo e vincitore del titolo francese nel 1958, Diack dovette mettere fine alla sua attività sportiva per un infortunio al ginocchio. Negli anni ’70 è diventato poi vicepresidente senior dell’organo di governo dell’atletica leggera, ricoprendo anche numerosi incarichi politici in Senegal, tra cui sindaco di Daker dal 1978 al 1980. Dopo la morte del presidente IAAF Primo Nebiolo nel 1999, Lamine Diack ottenne la carica di presidente ad interim. Successivamente è stato rieletto ed ha ricoperto la carica fino al 2015.

La sua carriera è stata però oscurata da casi di corruzione. Nel novembre del 2015 fu ritenuto responsabile di un sistema di corruzione teso a coprire casi di doping in Russia. Così facendo, circa 23 russi riuscirono ad evitare stop per doping in modo da poter competere alle Olimpiadi di Londra 2012 e ai campionati del mondo 2013 a Mosca. Si dimise dal suo incarico di capo di atletica leggera quel mese e, giorni dopo, il CIO lo sospese dalla carica di membro onorario. Nel settembre 2020, Lamine Diack fu dichiarato colpevole di corruzione e condannato a quattro anni di reclusione e 500mila euro di ammenda per corruzione e abuso di potere.

 

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Editor: Marta Colletto

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