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Spettacolo,  Teatro

Bertolt Brecht, padre del teatro epico, nasceva il 10 febbraio 1898

Oggi, 10 febbraio, sarebbe il 123° compleanno di Bertolt Brecht. Dal teatro epico al Berliner Ensemble, passando per il Piccolo Teatro di Milano, ecco chi è l’autore dell’Opera da tre soldi

Nasceva il 10 febbraio 1898 uno dei più grandi drammaturghi tedeschi, Bertolt Brecht. Dall’Opera da tre soldi a Vita di Galileo, le sue opere teatrali sono state tra le più importanti ed influenti del XX secolo, dando vita ad un pensiero teatrale nuovo. Poeta e saggista, Brecht ha passato gli ultimi anni della sua vita a Berlino Est e stimava il lavoro registico di Giorgio Strehler. Proprio per questo, prima di morire ha consegnato al Piccolo Teatro di Milano i diritti di rappresentazione delle sue opere per i successivi 20 anni.

Una biografia di Bertolt Brecht: la vita e le opere principali

Bertolt Brecht nasce il 10 febbraio 1898 ad Augusta, in Baviera. Il giovane Brecht cresce seguendo gli insegnamenti evangelici poiché la madre era di questa confessione. L’educazione culturale e linguistica di Bertolt è quindi molto segnata dalla lirica religiosa evangelica e il tedesco di Lutero. Nel 1917 si iscrive all’Università di Monaco di Baviera, dove segue in modo discontinuo le lezioni di medicina e filosofia. Nel 1918 viene chiamato a fare l’infermiere in un ospedale di Augusta, ma vi rimane solo un mese.

Torna in università, ma è sempre più interessato al mondo del teatro. Nello stesso anno scrive la poesia Die Legende vom toten Soldaten (La leggenda del soldato morto), in cui il Kaiser Guglielmo II non accetta la morte di un giovane combattente e decide di resuscitarlo per farlo combattere di nuovo. Si tratta delle prime avvisaglie di un allontanamento dal forte nazionalismo che provava da ragazzino. Dello stesso periodo è Baal, la sua prima opera teatrale che, come tanti altri suoi lavori, subì diverse modifiche negli anni a venire.

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Baal

Nel 1920, a seguito della morte della madre, si trasferisce a Monaco dove entra nel gruppo di cabaret di Karl Valentin e Lisl Karlstadt. Il più grande modello di quegli anni è Frank Wedekind, che attacca la borghesia attraverso a personaggi maledetti. Conosce inoltre Paula Banholzer, da cui ha un figlio, Frank, che muore nel 1943 durante la guerra. L’espressionismo è una delle correnti artistiche e letterarie che lo hanno influenzato di più.

A Monaco consegna il manoscritto di Baal in teatro e scrive Trommel in der Nacht (Tamburi nella notte), che gli vale il premio Kleist nel 1922. Nel 1924 si trasferisce a Berlino e inizia a lavorare al Deutsches Theater come drammaturgo. Tra il 1926 e il 1930 studia Marx ed Hegel e si avvicina al marxismo. Il 1928 vede invece la stesura della sua opera più famosa, Die Dreigroschenoper (L’opera da tre soldi), su musica di Kurt Weill, seguita da diversi Lehrstücke (drammi didattici).

Gli anni dell’esilio e il ritorno in Germania

Nel 1929 sposa Helene Weigel, l’attrice da cui aveva avuto un figlio mentre era sposato con Marianne Zoff. L’elezione di Hitler a cancelliere del Reich costringe Brecht a fuggire, poiché aveva già ricevuto diverse minacce da parte dei nazisti. Nei primi otto anni di esilio, cambia spesso paese: Praga, Vienna, Parigi, passa dai paesi nordici prima di andare in Russia e poi, finalmente, in California nel 1941.

Gli anni di esilio sono molto produttivi: scrive Mutter Courage und ihre Kinder (Madre Coraggio e i suoi figli, 1939), Der gute Mensch von Sezuan (L’anima buona del Sezuan, 1938-40), Herr Puntila und sein Knecht Matti (Il signor Puntila e il suo servo Matti, 1941), Leben des Galilei (Vita di Gailelo, 1938-56) e Der aufhaltsame Aufstieg des Arturo Ui (La resistibile ascesa di Arturo Ui, 1941). Rimane in America fino al 1947, ma sono anni difficili dal punto di vista economico: le sue opere non incontrano il gusto americano e lui non ha intenzione di modificarle, fa fatica a trovare attori adatti. Riesce però a scrivere, tra il 1942 e il 1945 il dramma Schweyk im Zweiten Weltkrieg (Schweyk nella Seconda Guerra Mondiale).

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Bertolt Brecht

Nel 1947, in piena guerra fredda, la Commissione per le attività antiamericane lo interroga in quanto dichiaratamente socialista. Deve quindi difendersi dall’accusa di essere membro del partito comunista e, il giorno dopo, può tornare in Europa. La prima tappa è Zurigo, dove rimane un anno prima di trasferirsi a Berlino Est. Lì fonda il Berliner Ensemble, una delle più importanti compagnie teatrali europee, dove Brecht si occupa principalmente della regia. Nel maggio 1956, da tempo già in cattive condizioni di salute, si fa ricoverare in ospedale. Muore il 14 agosto 1956 per infarto cardiaco.

Il Verfremdungseffekt, o effetto di straniamento

Bertolt Brecht è tra i più influenti registi e drammaturghi del XX secolo. Il Novecento è sicuramente un periodo di innovazione teatrale. Basti pensare a Stanislavskij e la sua “perlina”, o a Samuel Beckett e il suo teatro dell’assurdo. Bertolt Brecht punta invece ad un teatro epico, l’episches Theater, in cui viene meno l’immedesimazione classica nella vicenda e lo spettatore diventa destinatario attivo e non più passivo. La base di questa nuova concezione di teatro è sicuramente l’espressionismo, ma a differenza di quest’ultimo, che voleva turbare lo spettatore, l’epico vuole portarlo al ragionamento attivo.

Per Brecht, infatti, il teatro deve essere rivolto ad un cambiamento sociale e politico. Il suo desiderio è che lo spettatore esca dall’edificio cambiato, con una nuova opinione e concezione del mondo. Ritiene infatti che, se chi va a vedere uno spettacolo esce esattamente come era entrato, allora la rappresentazione ha fallito. Per riuscire a raggiungere questo obiettivo, tuttavia, bisogna ridiscutere l’intero sistema teatrale, poiché è impossibile creare un nuovo teatro usando la forma e le tecniche di quello vecchio.

L’episches Theater si basa su un particolare stile di recitazione teorizzato da Brecht: il Verfremdungseffekt, o effetto di straniamento. La tecnica è quindi diametralmente opposta a quella del teatro tradizionale, in cui l’attore punta sull’immedesimazione totale. In questo caso, invece, l’interprete può immedesimarsi in maniera preliminare, ma quando porterà il personaggio in scena si limiterà a presentarlo e suggerire una sua caratterizzazione. In questo modo, tra l’attore e il personaggio ci sarà sempre una distanza, non ci sarà la completa metamorfosi nel personaggio. Per questo motivo le scene, chiamate Bilder, sono autonome e molto spesso le indicazioni sceniche vengono lette o mostrate al pubblico su dei cartelli: lo spettatore deve infatti essere concentrato non sulla storia raccontata ma sul significato delle azioni.

Bertolt Brecht e il Piccolo Teatro di Milano

Proprio per sottolineare la distanza e la finzione, Bertolt Brecht crea un sipario basso così che occulti la sezione inferiore del palcoscenico. Il filo è stato poi ripreso da Giorgio Strehler, il grande regista del Piccolo Teatro di Milano e maggiore interprete brechtiano d’Italia. Nel 1956 Strehler mise in scena Die Dreigroschenoper, in cui usò un fondalino sul quale proiettò delle immagini durante lo spettacolo. Il regista decise inoltre di usare sia attori di professione che personaggi appartenenti al mondo del varietà, come i cantanti. Era infatti convinto che in questo modo il meccanismo di entrata e uscita dal personaggio sarebbe riuscito meglio.

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Bertolt Brecht e Giorgio Strehler

Bertolt Brecht si presentò a Milano per vedere la prima dello spettacolo. Fu estremamente soddisfatto dal lavoro di Strehler. Parlò quindi sia con lui che con Paolo Grassi dicendo di non aver mai visto nessuno in grado di interpretare il suo lavoro con altrettanta attenzione ed efficacia. Lo spettacolo gli piacque talmente che decise di cedere al Piccolo Teatro i diritti di rappresentazione delle sue opere per i prossimi vent’anni. Ancora adesso lo storico stabile milanese, diretto da Claudio Longhi, viene visto come la casa italiana di Bertolt Brecht, con almeno una sua rappresentazione per stagione teatrale.

 

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