Brexit e moda, la scongiura di May
Attualità,  Moda

BREXIT E MODA, LA SCONGIURA DELLA MAY

Theresa May gioca con il fuoco. Dalla sfiducia al mercato: Brexit e Moda svelano scenari oscuri sull’uscita dall’Unione Europea

Ore di grande tensione per Theresa May sfiduciata dall’opposizione laburista. ” Il governo ha fallito”, tona Jeremy Corbin aprendo un dibattito sulla Brexit che, a dire di molti, nuoce persino sul settore moda.

Eppure, il 23 giugno del 2016, giorno in cui il Regno Unito fu chiamato al voto per decidere se rimanere o meno nella zona UE, il popolo della regina si schierò a favore del Primo ministro inglese.

Sono trascorsi oltre due anni da quel storico voto eppure oggi qualcuno reclama un secondo referendum.

Le acque tempestose del Canale della Manica, spingendosi verso nord rimembrano la rivoluzione di sir William Wallace ma, almeno nel caso della storia odierna, le battaglie oggi si disputano in Parlamento.

La Brexit, secondo alcune ricerche di mercato, danneggia il tessuto economico della Nazione. Non solo tecnologia e industria automobilistica: a cadere sotto i colpi del mortaio di un’indipendenza tanto conclamata c’è anche la moda.

Secondo il Financial Times le vendite sotto il periodo festivo sono calate vertiginosamente e tale tendenza ha accomunato anche il periodo di saldi iniziato il 26 dicembre 2018.


L’incertezza economica è figlia delle ore di tensione che in questo momento vive il governo Tory.

Brexit e moda, la scongiura di May. Michael Ward
Michael Ward, amministratore delegato di Harrods

Per la prima volta dopo la grave crisi del 2008 si registra un calo delle vendite dello 0,7%.

In controtendenza le vie dello shopping di lusso, favorite certamente da un flusso maggiore di turisti avvantaggiati dalla svalutazione della sterlina.

A conti fatti, non è certo quanto sia vicino o lontano il prossimo 29 marzo 2019 per gli inglesi ma è assodato che se non verrà smussata la legge sulla circolazione delle merci, il lusso sarà penalizzato a largo spettro.

Il settore lusso.

Il settore luxury Made in England risulta, infatti, possedere il 55% di attività che esportano in Europa; percentuale di gran lunga superiore per gli stilisti con il 63% delle collezione esportate nel resto dell’UE.

“Theresa May non afferra quanto la Brexit peserà sul settore moda”, sosteneva qualche settimana fa, Business of Fashion.

Infatti, le tariffe doganali elevate e gli accordi interni, farebbero saltare l’equilibrio sull’asse Regno Unito/Resto d’Europa.

Anche il British Fashion Council si schiera a favore di un secondo referendum

Il BFC chiede sostegno a favore del voto popolare con un secondo referendum. L’obiettivo allontanare definitivamente l’ombra della Brexit sul settore moda che vale ben 30 miliardi di sterline.

“L’industria del lusso britannica è profondamente influenzata dalla mancanza di chiarezza da parte del governo sulle nostre future relazioni con l’UE” , dichiara l’amministratore delegato di Harrods, Michael Ward.

“Non possiamo non sottolineare che una Brexit senza accordo è uno scenario che dovrebbe essere evitato a tutti i costi”, dichiara Caroline Rush, amministratore delegato del BFC dopo che i risultati del voto di ieri sono stati annunciati.

 “L’incertezza continua e la confusione che crea un accordo negativo avranno un impatto negativo sul nostro settore, in cui gli investimenti sono già influenzati dall’incertezza che si sta affrontando”.

Cosa potrebbe accadere? Senza alcun accordo con l’Unione Europea, il Regno Unito probabilmente dovrà fare i conti con costi d’importazione più elevati.

Il peggio verrebbe confermato con le merci bloccate nei porti d’ingresso poiché la libertà di circolazione delle merci non sarebbe più garantita dall’adesione all’UE.


In queste ore decisive trema Westminster. Trema l’economia di un’intera nazione.

Theresa May sarà costretta ad allontanarsi dal Governo? Come reagirà la London Stock Exchange domani?

La partita è ancora aperta ma la decisione spetta proprio ai membri del parlamento inglese. “L’accordo sulla Brexit non può essere rinegoziato. Ora sta al Regno Unito dire cosa intende fare”, riferisce Margaritis Schinas, portavoce della Commissione europea.

Gli aggiornamenti nelle prossime ore.

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