Musica,  Spettacolo

BRUCE SPRINGSTEEN E LA LETTERATURA: I LIBRI PREFERITI DEL BOSS

L’immaginario di Bruce Springsteen è colmo di reminiscenze legate ai padri nobili della letteratura nord americana. Ecco i libri che hanno modellato la sua vita e la sua musica

Parlando di Bruce Springsteen e di letteratura il primo, inevitabile, nome che viene in mente è quello di John Steinbeck: il narratore dell’America dei profughi, degli sventurati, di chi ha lottato per sopravvivere alle conseguenze della grande depressione degli anni ’30. Attraverso la canzone ‘The ghost of Tom Joad’, esplicito omaggio all’autore di ‘Furore‘, Bruce Springsteen crea un parallelo tra il passato narrato dal premio Nobel americano e il presente degli sfruttati americani anni ’90, come in questi versi: ‘men walkinlong the railroads tracks / Goin’ someplace, there’s no goin’ back / Highway patrol choppers comin’ up over the ridge / Hot soup on a campfire under the bridge.’

Il secondo autore accostabile al mondo del Boss è William Faulkner: l’autore de l”Urlo e il furore‘, creatore di miti americani alla rovescia con la sua penna sperimentale, ha raccontato una sottocultura americana degenerata e folle, vittima del fato e travolta dal male. Il suo pessimismo “cosmico” ha senz’altro influenzato Bruce Springsteen e se ne sentono gli echi nei suoi testi più neri e grotteschi.

Oltre a questi due maestri della letteratura novecentesca, i gusti letterari di Bruce Springsteen sono ricchissimi, spaziando dalla narrativa alla poesia fino a toccare la letteratura biografica, la filosofia e l’interesse per l’attualità storico-economica. Nel corso di una intervista rilasciata al ‘New York Times’ il 30 ottobre 2014, il Boss ha rivelato quali sono state le sue letture formative, quelle che lo hanno maggiormente influenzato e colpito nel corso della sua vita. Inevitabili le letture dei grandi romanzi americani: il Boss ha apprezzato i grandi classici di Sherwood Anderson, Walt Whitman, il Moby Dick di Melville (letto in tarda età). Arrivando agli autori contemporanei, Springsteen ha divorato i romanzi di Philip Roth come ‘Pastorale americana’, ‘Ho sposato un comunista’ e ‘Il teatro di Sabbath’ e quelli di un altro premio Pulitzer, Cormac McCarthy; se il suo ‘La strada’ lo ha commosso, ‘Meridiano di Sangue’ è diventato un suo vero e proprio punto di riferimento: “in quel libro c’è una combinazione di Faulkner e degli spaghetti western di Sergio Leone che mi ha letteralmente folgorato”, ha dichiarato il Boss nel corso dell’intervista. Ma la lettura di formazione per eccellenza è stata quella dei racconti di Flannery O’Connor: “nei suoi scritti puoi percepire l’inconoscibilità di Dio, gli intangibili misteri della vita che travagliano i suoi personaggi sono gli stessi e che sento al mio fianco tutti i giorni. Hanno una componente gotica ed oscura che ha accompagnato la mia infanzia” e dei crudi noir di Jim Thompson “un coacervo di potere sporco, violenza implacabile e purezza […] tra i noir psicologici più belli che siano mai stati scritti“. Non mancano, tra i suoi amori letterari, i grandi autori russi e le loro opere, in particolare i racconti dei grandi maestri dell’Ottocento: Cechov, Dostoevskij e Tolstoj.

Tra i saggi sul suo scaffale, le presenze di alcuni capisaldi della filosofia divulgativa, come i tomi di ‘Storia della filosofia occidentale’ scritti da Bertrand Russell e ‘Montaigne, l’arte di vivere’ ad opera di Sarah Bakewell. Inevitabile la curiosità relativa alle sue letture in ambito musicale: in quest’ambito tra i preferiti del Boss spiccano ‘Mystery Train’ di Greil Marcus (una lunga cronaca dell’epopea del rock), ‘Last Train to Memphis’ di Peter Guralnick (biografia dedicata al suo mito d’infanzia, Elvis Presley) e ‘Chronicles, l’autobiografia di Bob Dylan.

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