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Musica,  Spettacolo

BRUCE SPRINGSTEEN: GLI INCONTRI DELLA SUA VITA

Bruce Springsteen e gli aneddoti dei suoi incontri con i miti americani

ELVIS PRESLEY: Bruce Springsteen aveva sette anni quando il suo viso si illuminò di fronte all’apparizione in tv del Re del rock n’roll. Era il 1957 ed Elvis si esibiva al ‘The Ed Sullivan Show’, uno dei programmi più seguiti degli Stati Uniti. Elvis, da canone, armeggiava con la chitarra tra mosse e ammicchi, attorniato da giovani donne adoranti.

Fu “amore” anche per il Boss, che trovò così il suo primo mito. Diciannove anni dopo, in tour a Memphis con la E Street Band, Springsteen decide di approfittarne e di fare il suo omaggio al Re, andandolo a trovare nella sua favolistica tenuta: Graceland. Sono le tre di notte ed entra di soppiatto all’interno della villa dopo aver scavalcato le mura, dirigendosi verso la porta d’entrata. Un atto d’autentica follia e devozione, non così anomalo, tuttavia,  per un fan “tipo” di Elvis.

Springsteen viene interrotto dagli uomini della sicurezza, ma fa in tempo a chiedere a chi si nasconde dietro la porta d’entrata: “Is Elvis home?” e a sentirsi rispondere: “NonoElvis isn’t home nowHe’s in Lake Tahoe.” Il primo vero incontro con un suo mito è così un incontro mancato. Elvis morirà nella sua stessa casa solo un anno dopo.

BOB DYLAN: “the way that Elvis freed your body, Bob freed your mind.
Due amici, due anime del cantautorato americano: quella mistica e schiva di Dylan e quella epica e vitalista di Springsteen. Il Boss ha provato fascinazione per Dylan sin dal primo ascolto di un suo pezzo: era in macchina con sua madre quando passò in radio “Like a Rolling Stones“: un fulmine a ciel sereno, per il giovane rocker.
Il loro primo incontro vis a vis avviene invece il 13 novembre 1975, in occasione di un concerto del menestrello d’America a New Haven, nel backstage. Springsteen ha sempre avuto grande stima – ricambiata – per Dylan, arrivando a definirlo “il fratello che non ho mai avuto”.

STEPHEN KING:  Dopo Elvis, un altro “Re”, questa volta della letteratura. Lo scrittore e Springsteen si sono stretti la mano per la prima volta in un locale del New Jersey, durante il tour di Born in the U.S.A. Al tavolo che li vede seduti l’uno di fronte all’altro accorre una ragazza, visibilmente emozionata.

Pensando d’essere stato riconosciuto, Springsteen si prepara a firmare l’autografo, ma le attenzioni della giovane sono tutte per King. “Uno dei momenti più belli della mia vita”, ha confessato il romanziere. Tutta da immaginare, invece, la reazione del Boss…

DAVID BOWIE: Il 5 febbraio del 1973 Bowie si reca in un locale di New York e si imbatte per la prima volta nella musica dell’allora sconosciuto Bruce Springsteen. Sul palco, all’inizio, il Boss è impacciato e Bowie ha l’impressione di avere di fronte una tiepido emulo di Dylan; poi, di’improvviso, cambia stile, tirando fuori tutta la sua energia da rocker.

Bowie rimane estasiato dall’impatto e corre ad acquistare “Greetings from Asbury Park, N.J.”  il primo disco del cantautore americano, del cui brano “It’s Hard to Be a Saint in the City” lo stesso Bowie trarrà una cover. Il loro primo incontro faccia a faccia avvenne invece più di un anno dopo: il 25 novembre del ’74. A farli conoscere il produttore musicale Tony Visconti, a Philadelphia.
All’esordio del “The River tour” del 2016, Bruce Springsteen ha omaggiato l’amico inglese da poco scomparso, cantando uno dei suoi brani più celebri: “Rebel, rebel”.

 CLARENCE CLEMONS (E STREET BAND): Clemons è stato il sassofonista della E Street Band fino alla sua morte, avvenuta nel 2011. Il primo incontro tra lui e Springsteen, nel settembre 1971, è rimasto nella leggenda. Clemons decide di andare a sentire Bruce, ma il suo ingresso nel locale dove si sta svolgendo il live non passa per nulla inosservato.

Così ce lo racconta: “Era una notte piovosa e ventosa e quando aprii la porta, quella si stacco staccò dai cardini, volando in mezzo alla strada. La band dal palco, fissava me, il ‘colpevole’, fermo nel vano della porta. Forse questo fece diventare Bruce un po’ nervoso, perché quando gli dissi: ‘Voglio suonare con la tua band’, lui rispose:Certo, fai pure tutto quello che ti pare’ “. Da quel momento in poi, iniziò il loro sodalizio musicale.

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