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Moda

Coco Chanel a 51 anni dalla sua morte: l’inedito ritratto della stilista

Il 10 gennaio del 1971 moriva Coco Chanel, la “spia” che ha dato il via alla moda democratica

Il 10 gennaio 1971, all’Hôtel Ritz di Parigi moriva Coco Chanel colei che, durante il primo conflitto mondiale, ha rivoluzionato con rigore estetico il gusto decò del tempo.

Coco era una povera ragazzina cresciuta in orfanotrofio assieme alle sue sorelle. La sua indole ribelle innescava in lei anche il desiderio di travestire la sua anima affinché potesse avere il consenso di chi la circondava. Proprio per questo, per riemergere dalle ceneri, iniziò a frequentare una cerchia di persone completamente differenti al suo ceto, fingendo di essere ciò che non era.

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In realtà è doveroso sottolineare che il successo di Coco Chanel si basava essenzialmente sui costumi da bagno e sui profumi piuttosto che sull’abbigliamento. Non fosse altro perché lei, tra gli anni ’10 e gli anni ’20 del Novecento non inventò nulla di quanto si possa credere.

Dall’estetica alla moda, né il caschetto né il tailleur nacquero da una sua idea. Nemmeno la bigiotteria fu una sua inventiva. I gioielli, le perle, anche la camelia erano già in uso nel XVII secolo d.c. Gabrielle ha avuto solo il merito di costruire la sua immagine (e a venderla) attorno a questi dettagli. La sua leggenda, in sintesi, si è basata essenzialmente su un’intelligente attività di marketing.

I falsi miti su Coco Chanel

Il tailleur in bouclé che attribuiamo a Chanel era stato realizzato due anni prima da Valditevere mentre il caschetto era un taglio già in uso in America ancor prima che le Flapper Girls lo rendessero celebre. E proprio a proposito di Valditevere, che come griffe nazionale partecipò al Fashion Show di Giorgini nel febbraio 1951, si decise di evitare battaglie legali per rivendicare la “genitorialità” dell’invenzione perché incapaci di competere con il nome altisonante di Chanel.

Ed è ancor più errato pensare sia stata Coco, colei che ha liberato la donna dall’ingombrante crinolina e dal corsetto. Fu Paul Poiret, infatti, l’artefice di questa incredibile rivoluzione sul finire dell’Ottocento, inizi Novecento. Il pionieristico tre pezzi in jersey, infine, fu adottato anni prima da Patou.

Gabrielle Bonheur, da Parigi all’esilio in Svizzera

Si racconta che durante la seconda guerra mondiale, Gabrielle frequentasse l’Hotel Ritz, covo dei nazisti. A raccontare questo lato oscuro della stilista più osannata dell’ultimo secolo è Hal Vaughan, che di mestiere è un inviato di guerra e anche un ricercatore. Secondo la sua attività, infatti, parrebbe che Coco fosse molto vicina agli ambienti nazisti nascondendo, peraltro, l’indole antisemita e la collaborazione con alcuni funzionari di Hitler. A questo, inoltre, si somma anche la relazione con il barone von Dincklage, formalmente un diplomatico tedesco ma spia e agente nazista. Da ricca imprenditrice, Gabrielle chiuse la sua maison per trasferirsi in Svizzera. Informazioni tratte da “A letto con il nemico“. Val Haugan. Sperling & Kupfer.

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