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Conflitto Israele e Palestina: c’è il rischio di una nuova guerra

Conflitto tra Israele e Palestina – ecco cosa sta succedendo: è in vista una nuova lunga guerra tra i due Paesi

È ormai da diversi giorni, più precisamente dal 10 maggio, che proseguono i bombardamenti del conflitto tra Israele e la Striscia di Gaza in Palestina. Il bilancio delle vittime continua a salire di ora in ora nei territori contesi e si intensificano i lanci dei razzi verso le città israeliane. Nella Striscia di Gaza si contano 82 m0rti e 500 feriti, secondo quanto riferito dal Ministero della Sanità palestinese. Molti feriti sono anche bambini e adolescenti. Le autorità israeliane riportano invece 6 morti.

Sono decenni che palestinesi e israeliani si contendono lo stesso lembo di terra. Il luogo dove si concentrano i problemi è la città di Gerusalemme, motivo di questi scontri dal carattere religioso, politico e culturale. Nel 1967, successivamente allo scontro arabo-isrealiano, la parte est della città venne conquistata dallo Stato di Israele, che la sottrasse alla Giordania. In quella zona, però, vivono 250mila palestinesi di origine musulmana, che da anni fronteggiano l’opera di colonizzazione degli Israeliani.

L’esplosione di violenza di questi giorni si sarebbe mossa successivamente ad un attacco israeliano al quartiere storico di Sheikh Jarrah, secondo molti per dei motivi ideologici.

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Incombe l’invasione della Striscia di Gaza nello scontro tra Israele e Palestina

Dal punto di vista delle alleanze politiche, l’Israele conta anni di accordi con le maggiori potenze occidentali, come gli Stati Uniti. L’area palestinese, invece, avrebbe l’appoggio delle potenze a maggioranza musulmana: con questo si spiegano le minacce di intervento della Turchia a favore del popolo della Palestina. Assume un importante ruolo anche Hamas, il gruppo fondamentalista islamico della Striscia di Gaza. Dal 2007, esso controlla questo territorio e si contrappone a Israele, incaricandosi risposte di tipo militare in caso di offese al popolo palestinese.

Solo nell’ultima notte, i razzi lanciati verso Israele da Gaza sono stati 130. Dall’inizio del conflitto, l’esercito israeliano ha colpito 600 obiettivi militari della Striscia, tra cui un tunnel di Hamas e vari centri di comando.

Nelle ultime ore incombe la possibilità di un’invasione via terra della Striscia di Gaza: si attenderà l’approvazione del piano nei prossimi giorni. In questi giorni l’esercito israeliano ha raccolto i rinforzi nello schieramento attorno alla Striscia, ma non si è giunti ancora ad una decisione.

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L’intervento dell’Onu e degli Usa per risolvere il conflitto

L’Onu si è dichiarata pronta per far ripartire il Quartetto per il Medio Oriente, composto da Onu, Ue, Usa e Russia. Il loro intervento potrebbe facilitare il dialogo tra Israele e i Palestinesi al fine di risolvere la crisi in atto. Lo ha detto il segretario generale Antonio Guterres.

Anche il Consiglio di Sicurezza Onu si è riunito a porte chiuse per affrontare la questione. Gli Stati Uniti si sono opposti all’adozione di una dichiarazione congiunta, da loro definita “controproduttiva”. Sembra che 14 dei 15 membri del Consiglio fossero favorevoli ad approvare un testo per ridurre le tensioni, proposto da Tunisia, Norvegia e Cina.

La diplomazia di Joe Biden si è riattivata. Gli Usa, infatti, sono gli unici a poter avere un impatto notevole sul conflitto, a differenza dell’Europa o delle Nazioni Unite. Il Presidente americano ha sottolineato il diritto di Israele a difendersi, ma si auspica una rapida risoluzione dello scontro.

Un portavoce dell’amministrazione di Washington cercherà di ottenere il cessate il fuoco per evitare una guerra lunga diverse settimane. Ciò avvenne già durante l’ultimo scontro del 2014, quando, secondo le Nazioni Unite, morirono più di 2mila Palestinesi, di cui mille civili, e circa 67 soldati e 6 civili Israeliani.

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Editor: Susanna Bosio

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