Corsie senza medici
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corsie senza medici, “reintegrate anche i non vaccinati”

Corsie senza medici, “reintegrate i non vaccinati” è questo l’appello dei medici

Corsie senza medici dal pronto soccorso ai reparti Covid è sempre più emergenza personale. Il primario di Padova: “È un inferno, i colleghi tornino con il tampone”.

Corsie senza medici

Tra pandemia e influenza i reparti di pronto soccorso stanno scoppiando, le corsie sono i nuovo senza medici. Turni snervanti sono straordinari. Servizio di notte anche nove volte al mese. E i pazienti costretti a sostare in barella, in corsia, dietro a paraventi, nei corridoi. Chi nella “zona sporca”, chi in attesa di entrare nei reparti, che tornano di nuovo ad assottigliarsi per lasciare spazio a chi ha il virus ed è in affanno d’aria.

Beniamino Susi, responsabile regionale dei Rapporti con le regioni della Simeu (Società italiana di medicina di emergenza-urgenza) ha lanciato l’allarme:

Basta, non ce la facciamo più. mancano all’appello 4.000 medici, il 30 per cento della struttura organica che serve a far marciare un pronto soccorso. E la situazione si sta aggravando di pari passo con l’innalzamento del numero dei contagi. Gli ospedali sono ormai da anni sotto organico per via dei tagli alle spese, dei pensionamenti mai rimpiazzati. E soprattutto del fatto che nessuno vuole più fare il medico d’urgenza, l’anestesista, l’internista. Specializzazioni troppo stressanti. In pronto soccorso si è sempre in prima linea e si rischia tanto, anche dal punto di vista delle cause legali. E in queste settimane gli accessi si moltiplicano. Poi non ci sorprendiamo per quello che è successo a Pescara…

Già, Pescara. Dove il 9 dicembre, 24 pazienti in codice giallo del pronto soccorso dell’ospedale sono stati smistati, altrove. Overbooking di accessi: 48 ore di stop. Erano quasi tutti anziani: arrivati sulla sedia a rotelle, sottobraccio a un figlio, sulla lettiga di un’ambulanza.

Situazione al collasso in molte città d’Italia

Ma la a situazione secondo la Simeu sta rapidamente peggiorando ovunque. Corsie senza medici anche in Sardegna. Tanto che sette medici del reparto del San Francesco di Nuoro, esasperati, hanno dato le dimissioni con decorrenza dal 21 dicembre. Disoccupati sotto Natale.

Problemi anche in Puglia, Campania e Lazio: “Ma se ne stanno aggiungendo altre con situazioni storicamente meno critiche — avverte Susi — come Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna. Per non parlare delle Regioni particolarmente sotto pressione per i contagi Covid: Friuli Venezia Giulia, Marche, Veneto”.
Proprio dall’ospedale di Padova è partita ieri la richiesta sui generis di Giampiero Avruscio, primario di Angiologia e presidente regionale dell’Anpo, l’associazione dei primari:

È da due anni che siamo in guerra e in trincea abbiamo bisogno delle persone per combattere il Covid. Facciamo rientrare i colleghi No Vax, tamponiamoli come lo scorso anno quando non c’erano i vaccini.Un medico deve credere nel vaccino come misura di prevenzione e sicurezza sia per i pazienti che per se stesso.

Dario Manfellotto, presidente di Fadoi, la Federazione degli Internisti ospedalieri:

Il personale sanitario non immunizzato, in percentuale, è davvero poco. La carenza di personale dura da anni. corsie senza medici in molte città d’Italia.Lo scorso anno, i 30 mila posti letto di area medica sono lievitati a 65 mila per fare spazio ai malati Covid. L’auspicio è che grazie ai vaccini non si ripeta la situazione dello scorso anno quando eravamo assediati come a Fort Apache.

Anche Marco Catarci, primario di Chirurgia generale al Pertini di Roma, liquida la proposta del ritorno in corsia dei camici bianchi No Vax come una boutade:

I primi untori negli ospedali, prima che arrivassero i vaccini, sono stati proprio i medici. Il problema della carenza di personale è atavico. Troppi tagli negli ultimi dieci anni e concorsi di alcune specializzazioni che vanno deserti. Troppo lavoro e stipendi malpagati. La coperta è corta: finirà che dovremo assumere medici dall’Est Europa.

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