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Spettacolo

Dario Fo: moriva 5 anni fa l’ultimo Nobel alla letteratura italiana

Dario Fo scompariva 5 anni fa: al termine della settimana dei Nobel 2021, ricordiamo l’ultimo Premio Nobel italiano per la Letteratura – Ricordo dell’ “eterno giullare”

Cinque anni fa moriva Dario Fo, l'”eterno giullare” che affiancò Carducci, Quasimodo e Montale nell’Olimpo dei Premi Nobel italiani per la letteratura. Era il 13 ottobre 2016 e l’Italia ancora non sapeva di essere sul punto di perdere una delle sue icone più geniali.

Al termine della settimana dei Nobel 2021, ricordiamo Dario Fo, il primo attore a ricevere il prestigioso premio, per il suo spirito e la sua cultura.

Dario Fo: gli esordi tra radio, TV e teatro

Nato nel 1926 in provincia di Varese, a Leggiuno-Sangiano, Dario Fo sembrava destinato ad un’esistenza ordinaria. Figlio di un ferroviere e di una contadina, la sua unica aspettativa sarebbe stata quella di seguire i genitori nel loro orientamento antifascista.

Al giovane Dario, però, era ben chiaro che il suo destino era altrove. Partito giovanissimo da casa, si traferisce a Milano, dove frequenta l’Accademia delle Belle Arti di Brera prima, il Politecnico poi, pur non conseguendo mai la laurea.

Il suo vero primo diploma, infatti, Dario Fo lo ottiene sul palcoscenico. Inizia nell’anonimato, giocando soprattutto sull’improvvisazione. Ma nel giro di poco tempo i suoi geniali monologhi satirici fanno il giro di Milano. Inizia così a collaborare con la Rai, scrivendo e recitando monologhi per la radio. Il suo stile non passa inosservato e, di lì a poco, due veterani del teatro italiano – Franco Parenti e Giustino Durano – lo supportano nella sua prima, vera opera d’esordio. È il 1953 e il lancio de Il dito nell’occhio, spettacolo di graffiante satira sociale, ottiene un grande successo.

Da qui, la carriera di Dario Fo sfugge a qualsiasi classificazione: un’ascesa inarrestabile, che finisce con il proiettarlo nella rosa dei più grandi artisti italiani contemporanei. Si guadagna persino il titolo di “nuovo Eduardo De Filippo”, anche se lui preferirà sempre l’appellativo di “giullare”.

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Dario Fo

Una vita dedicata al teatro: il “giullare” che vinse il Nobel

Il teatro di Dario Fo è sempre stato scomodo, provocatorio, anticonformistico. Giunto all’apice del successo con Mistero buffo, l'”eterno giullare” era portatore di un’idea tutta sua di teatralità, condivisa – forse – solo dalla moglie Franca Rame. Il dramma del 1969 fu una vera e propria rivoluzione del settore. Facendosi portavoce di un teatro popolare e alternativo allo stesso tempo, infatti, Fo coniò il cosiddetto “grammelot”, pastiche linguistico che univa linguaggio moderno e parlato medioevale. Neologismi, dialetto e mimica si univano così in un teatro mai visto prima.

Se ne accorse anche la commissione del Premio Nobel del 1997. Dario Fo fu il primo uomo di spettacolo a ricevere il Nobel, «per avere emulato i giullari del Medio Evo, flagellando l’autorità e sostenendo la dignità degli oppressi». «Dario Fo», dichiarava il comunicato stampa, «con un misto di riso e di serietà ci apre gli occhi sugli abusi e le ingiustizie della società, aiutandoci a collocarli in una prospettiva storica più ampia».

La notizia gli venne comunicata durante le riprese di Milano/Roma, un programma TV per Rai 3 girato in autostrada. Dario Fo era in macchina con Ambra Angiolini, quando un giornalista di “Repubblica” si affiancò con la sua vettura a quella nella quale si stava registrando il programma. Appoggiato sul finestrino, un foglio recitava «Hai vinto il Nobel».

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Il cartello con cui Dario Fo scoprì di aver vinto il Premio Nobel

Le polemiche non si fecero attendere. Molti lo vedevano come un semplice guitto, non certo un letterato. E forse non lo era, come non era un semplice attore. A distanza di 5 anni dalla sua morte, Dario Fo sfugge ancora da una definizione univoca. Eclettico e polimorfico, Fo rimane semplicemente unico, refrattario a qualsiasi classificazione. E forse, proprio per questo, l’unica che possa calzare è la più generica: quella di artista.

Gli ultimi anni, la morte a 90 anni e i progetti in sospeso

«Se mi dovesse capitare qualcosa, dite che ho fatto di tutto per campare». Scherzava così Dario Fo, anche quando un male ai polmoni lo avvicinava pericolosamente alla fine. L’allegria e la consapevolezza di aver vissuto pienamente, però, l’hanno animato fino al suo ultimo giorno.

L'”eterno giullare” è morto il 13 ottobre 2016, a 90 anni, 70 dei quali passati su un palcoscenico, «a ridere del potere con Franca», l’amore della sua vita, scomparsa nel 2013. Nei suoi ultimi mesi, Fo si è dedicato all’attivismo, diventando testimonial per la campagna del Comitato Scientifico Antivivisezionista e sostenendo la posizione politica del neonato Movimento 5 Stelle.

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Dario Fo e la moglie Franca Rame

Più si avvicinava al capolinea, più la sua inesauribile voglia di fare lo spingeva ad iniziare nuovi progetti. Uno dei tanti lasciati in sospeso, per esempio, è Il Diluvio. Si tratta di una commedia paradossale, ambientata in una Milano allagata a causa di problemi ambientali. L’aveva scritta due anni prima di morire. Fo avrebbe dovuto interpretarla con Mika, che ha sempre ribadito come “il giullare” fosse uno dei suoi idoli. Chissà che il cantante libanese non decida di riprendere in mano il copione.

In fondo, Il Diluvio è l’eredità di Dario Fo, così come i suoi 80 spettacoli, le sue 200 ore di lezione di teatro, le sue 19 regie e infinite perle tra schizzi, bozze e appunti. Tutto materiale che impedirà sempre che il giullare si perda nel tempo.

«Abbiamo avuto un Molière in casa, che ci ha lasciato un’eredità pazzesca», ha ricordato Carlo Petrini, inventor di Slow Food e amico intimo di Dario Fo. «Ora il dovere morale di questo Paese è di consegnarla alle future generazioni».

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Editor: Valentina Baraldi

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