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È morto Demetrio Volcic: per tutti gli Italiani storica voce della Guerra Fredda dall’Est Europa

Demetrio Volcic è morto a Gorizia: il ricordo di uno storico corrispondente Rai

È morto oggi a Gorizia Demetrio Volcic, storico giornalista e corrispondente Rai dai Paesi al di là della Cortina di Ferro. Aveva appena compiuto 90 anni lo scorso 22 novembre.

Negli ultimi sei mesi le sue condizioni di salute erano peggiorate, tra gravi problemi alla schiena e patologie di diverso tipo. Era nato a Lubiana nel 1931 da padre triestino e madre goriziana. Durante gli anni del Fascismo la sua famiglia si trasferì in Slovenia, per poi rientrare in Italia diversi anni dopo.

Non solo una vita al contatto con il giornalismo. Fu direttore del TG1, senatore eletto con il centrosinistra, europarlamentare, ma anche scrittore. Pubblicò diversi libri di successo: l’ultimo di questi è uscito nel 2021 e raccoglie capitoli inediti di quanto già scritto in precedenza.

Demetrio Volcic lascia una famiglia, con moglie e figlio, il quale oggi vive a Mosca.

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Demetrio Volcic, un uomo di confine

Letteralmente un uomo di confine, Volcic è stato uno dei volti giornalistici più conosciuti della televisione italiana. Durante gli anni più duri della Guerra Fredda, si distinse per i suoi puntuali collegamenti con i telegiornali Rai da Praga, Vienna, Bonn e soprattutto Mosca. Volcic raccontò agli Italiani i Paesi dell’Est Europa.

Una sua frase caratteristica di apertura dei servizi era “Fa freddo qui a Mosca”. La carriera in Rai per lui cominciò nel 1956. Dal 1968 al 1993 fu corrispondente dall’estero. Concluso il percorso giornalistico, alla fine degli anni ’90, si dedicò alla politica.

L’impronta mitteleuropea gli consentiva di saper interpretare a fondo quanto accadeva nel mondo comunista. Seppe raccontare in maniera straordinaria la Praga occupata del 1968. Le sue corrispondenze furono anche trascritte e raccolte in L’autunno di Praga.

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Seguì in maniera particolare le vicende di Mosca e delle sue periferie, compresa la Jugoslavia di Tito. Fu uno dei maggiori esperti di intrecci e intrighi di palazzo della Cortina di Ferro. Volcic si sapeva ben muovere in quel muro che divideva l’Occidente democratico dall’Oriente comunista.

Si faceva poche illusioni sulla Russia, sapeva che non sarebbe diventata una democrazia. «La Russia – diceva – ha un rapporto speciale con il potere. Una sorta di padre collettivo, amato anche se duro e crudele».

La vocazione per i racconti del mondo di Demetrio Volcic

L’impegno politico non resse mai il paragone con la sua vera vocazione di girare il mondo e trasformarlo in racconti. Il sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna lo ricorda come «un uomo stupendo, eccezionale; coniugava la levatura internazionale con una grande semplicità e aveva nel dna le nostre caratteristiche, a partire dal multilinguismo».

Pochi anni fa, Volcic aveva detto con un velo di malinconia: «Sono stato un adolescente con molte illusioni, ma poi sono volate via. Oggi vivo una piacevole e mediocre comodità. Mi sto rieducando in molte lingue, tra qualche anno sarò di nuovo un ragazzo colto».

 

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