Jean-Luc Godard
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È morto il regista Jean-Luc Godard, aveva 91 anni

Il regista francese e padre della Nouvelle Vague è morto all’età di 91 anni

A dare la notizia della morte di Jean-Luc Godard è stato il giornale francese Liberation, citando fonti vicine al regista franco-svizzero. Il grande regista e rivoluzionario del è morto martedì a 91 anni. È ricorso al suicidio assistito.

Jean-Luc Godard

Jean-Luc Godard è nato in una ricca famiglia franco-svizzera il 3 dicembre 1930 nel lussuoso Settimo arrondissement di Parigi. Il padre era un medico, mentre la madre  era figlia di uno svizzero che fondò la Banque Paribas, un’illustre banca d’affari del tempo. Finite le scuole a Nyon in Svizzera nel 1949, Jean-Luc Godard torna a Parigi. Durante gli anni immediatamente dopo la guerra inizia a frequentare i “cine-club” che poi saranno cruciale per la sua carriera.  Gordard divenne in breve tempo uno degli autori e registi più influenti della seconda metà del novecento.

Inizia a scrivere per riviste di cinema, tra cui l’influente Cahiers du Cinema del critico Bazin, e incontra i registi François Truffaut, Claude Chabrol e Jacques Rivette. Nel frattempo, tra il 1954 e 1958, realizza una serie di cortometraggi che anticipano la sua futura poetica cinematografica.

Con il lungometraggio “Fino all’ultimo respiro” del 1960 con protagonisti Jean-Paul Belmondo e Jean Seberg inizia la sua carriera vera e propria come regista. Questo film, assieme a “I 400 colpi” di François Truffaut, diventa il manifesto della Nouvelle Vague. Rappresenta un nuovo inizio per il cinema francese, e europeo, degli anni ’60 con nuove tecniche di ripresa, di montaggio e di scrittura: le riprese a mano libera, i jump-cut e i dialoghi esistenziali riescono a rompere le regole prestabilite del cinema.

 

Jean-Luc Godard

La produzione cinematografica di Godard è sterminata, infatti ha diretto più di 150 film dagli anni sessanta fino al 2019 con “Le livre d’image”. I film degli anni ’60 alla una costante critica alle strutture linguistiche cinematografiche unisce la critica ai valori sociali dominanti. “Il disprezzo” del 1963, un film sul fare i film, con l’icona francese Brigitte Bardot e Belmondo, è un straordinario esempio di indagine delle emozioni umane. 

Dal 1967 il regista si dedica a un cinema esplicitamente politicizzato e militante. Sfrutta anche questa intenzione ideologica per sperimentare dal punto di vista stilistico ed estetico. “La cinese” del 1967 è la trasposizione filmica della sua ammirazione per il maoismo ed è l’esempio più esplicito di questa sua fase.

Negli anni ’70 e ’80 la sua vena politica e intellettuale si fa da parte per lasciare spazio alla concetto lirico della crisi. I film di questo periodo sono quelli di minor impatto e forse meno riusciti.

Nel 2001 grazie al film “Éloge de l’amour” ritorna alla ribalta essendo stato selezionato al Festival di Cannes. Film Socialisme del 2010, che precede l’Oscar alla Carriera, “Addio al linguaggio” del 2014, che vince il premio della giura a Cannes, , e “Le livre d’image”, per il quale ha vinto la Palma d’oro speciale 2018, sono gli ultimi capolavori del suo impegnato e impegnativo percorso intellettuale e professionale.

 

I cinque film migliori

  1. Fino all’ultimo respiro, “À bout de souffle”, 1960.
    È il primo lungometraggio e vero manifesto della Nouvelle Vague francese. Il film segue le vicende di una donna americana, Patricia Franchini (Jean Seberg), che entra a far parte della vita di un criminale in fuga, Michel Poiccard (Jean-Paul Belmondo).
  2. Questa è la mia vita , “Vivre sa vie”, 1962.
    Il film è una critica del consumismo parigino e della prostituzione vista come commercializzazione dei rapporti sociali. Suddiviso in 12 “quadri o episodi”, narra della vita della ventiduenne Nana (Anna Karina) che decide di abbandonare la sua famiglia per cercare di diventare attrice. Per fare ciò lavora in un negozio di dischi per racimolare qualche soldo prima di entrare nel mondo della prostituzione.
  3. Il disprezzo, “Le Mépris”, 1963.
    Il film è ispirato all’omonimo romanzo di Alberto Moravia e esplora le tragiche emozioni umane tramite il rapporto tempestoso tra il regista  Paul Javal (Michel Piccoli) e la bella e giovane moglie Camille (Brigitte Bardot).
  4. Adieu au langage – Addio al linguaggio, “Adieu au langage” , 2014.
    Realizzato in 3D ed è considerato uno dei suoi migliori film filosofici. Il film segue la storia complicata d’amore di una donna sposata e di un uomo single. Il tutto è visto da due prospettive conflittuali (ecco il perché della “nuova” tecnica 3D) forse tre perché il loro cane fa da collante.
  5. Week End – Una donna e un uomo da sabato a domenica, “Week End,” , 1967.
    Questo film è l’ultimo prima della svolta politicizzata sessanttotina. Il film è incentrato sulla vita mondana parigina sull’orlo del collasso e segue la storia di una coppia formata dalla giovane parigina Corinne (Mireille Darc) e dal marito Roland (Jean Yanne) e del loro viaggio in campagna per fare visita ai genitori di lei con l’intento di ucciderli per riscuotere l’eredità. Il viaggio però e costellato di eventi di violenza inaudita e di atti di cannibialismo.

 

 

 

Articolo in aggiornamento…

 

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Editor: Lorenzo Bossola

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