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Elezioni Francia, testa a testa Macron-Mélenchon ma il presidente ha un leggero vantaggio

La coalizione di Macron ha lo 0,09% in più rispetto all’alleanza di sinistra guidata da Mélenchon. Sarà cruciale il secondo turno di domenica prossima. Astensione record: 52,49%. Una Francia solida significa un’Europa solida

Al primo turno delle elezioni legislative in Francia la coalizione Ensemble! del presidente Emmanuel Macron ha ottenuto il 25,75% dei voti, lo 0,09% (21.442 voti) in più dell’alleanza di sinistra di Jean-Luc Mélenchon che ha a sua volta raccolto il 25,66%. Bene anche la Le Pen con il 18,68%. Preoccupa l’astensione che ha raggiunto un nuovo record storico attestandosi al 52,49%. Nonostante l’exploit della sinistra, la vittoria di Macron consentirebbe la continuazione del progetto europeista in un periodo così delicato per l’Europa.

Elezioni legislative in Francia

L’elezione che deve eleggere i 577 deputati del parlamento francese o Assemblée Nationale è combattuta come da pronostico. La coalizione di Macron è leggermente in vantaggio sull’alleanza di sinistra Nupes di Mélenchon. Per il presidente in carica è più difficile, a questo punto, ottenere la maggioranza assoluta di 289 seggi già a questo primo turno. Secondo le prime proiezioni la coalizione presidenziale dovrebbero ottenere dai 270 ai 310 seggi. La sinistra dovrebbe invece conquistare dai 170 ai 220 seggi. il Rassemblement National di Marine Le Pen, in crescita rispetto a 5 anni fa ma che non è riuscita ad incassare il 40% dei voti delle presidenziali, potrebbe ottenere tra i 15 e i 30 seggi. Il secondo turno di domenica prossima sarà dunque cruciale e decisivo per l’esito delle elezioni. Il presidente francese, nonostante il vantaggio, avrebbe chiesto ai suoi sostenitori e colleghi “umiltà” in vista del secondo turno.

Tra gli esclusi troviamo anche il fondatore del movimento di estrema destra Reconquete Éric Zemmour col 4%.

La reazione di Mêlenchon e Le Pen

Jean-Luc Mélenchon  prova a suonare la carica: “Questa sera lancio un appello al popolo, saremo presenti in oltre 500 circoscrizioni nel secondo turno, riversatevi alle urne domenica prossima con le vostre schede in mano”. “Il partito presidenziale è stato battuto, è la prima volta che un presidente vince e non riesce a confermare la vittoria dopo 2 mesi alle legislative”, ha detto il leader di Nupes dopo la prima tornata elettorale.

 

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Photo Credit: BBC

“Domenica prossima è importante non lasciare a disposizione di Emmanuel Macron una maggioranza assoluta di cui abuserà”, ha affermato la Le Pen. Lasciare una maggioranza assoluta a Macron vorrebbe dire “entrare per altri 5 anni in un tunnel senza luce alla fine e per una maggioranza sarebbe una situazione irrespirabile”

Capitolo europeo

La vittoria di Macron alle elezioni legislative non è solo importante per il futuro della Francia ma anche per quello di tutta Europa. Macron negli ultimi anni è stato uno dei pochi leader europei a credere e a promuovere il progetto europeista per un’Europa più integrata e più forte così da poter far fronte compatto contro le sfide che il nostro tempo ci riserva. Dalla transizione energetica, ai migranti, alla minaccia che la guerra della Russia di Putin in Ucraina pone per la sicurezza, anche economica, è chiaro che un’Europa più unita è più forte. In particolare, la guerra russo ucraina ha scoperto le carte di una parte dei politici europei, che in in Francia prende il nome di Le Pen, in Italia di Salvini, in Ungheria di Orbán e in Germania di Schröder, che se non al soldo, solo la magistratura potrà dirlo, ma quanto meno è sotto l’influenza politica di Putin. E fanno il suo gioco. Tutte le campagne a cui abbiamo assistito negli ultimi contro l’Europa, contro l’Unione Europea, contro gli interessi di tutti i cittadini europei (vedi anche Brexit) sono sta orchestrate indirettamente per volere di Putin per indebolire l’occidente.

La grande rinascita della sinistra di Mélenchon di per sé è un buon segnale per la Francia e per il continente ma ora serve continuità e solo Macron può offrirla. Con la Germania in balia delle scellerate scelte energetiche del passato e del tentennamento sulla questione Russia, l’asse Macron-Draghi (nella speranza, ammessa ma non concessa, del cambiamento strutturale italiano) si propone come fulcro della nuova azione europea. Anche solo una vittoria relativa (nel caso in cui conquistasse meno di 289 seggi)  di Macron che implicherebbe un primo ministro espresso non dalla coalizione presidenziale, rappresenterebbe un rischio di ingovernabilità che l’Europa non può permettersi.

 

Cover photo: The Economist

 

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Editori: Lorenzo Bossola

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