Emporio Armani FW2019 nel limbo infernale. Baschi e faux fur coat
Moda

EMPORIO ARMANI FW19 NEL LIMBO INFERNALE

Rosso e lustrini per la collezione Emporio Armani FW19. Immagine arcaica per la donna dinamica di oggi?

La collezione Emporio Armani FW19 mostra, spiacevolmente, una sorta di attaccamento ad un glamour altisonante ma statico.

Per la griffe italiana forse è giunta l’ora di ridisegnare l’immagine della sua donna. Troppo legata al glamour dei decenni passati per compiacere alle giovani generazioni.

L’impianto creativo opprime l’heritage della griffe forzandone la naturale effervescenza che l’ha contraddistinta nelle precedenti stagioni.

Se Giorgio Armani saluta entusiasta il front row che lo acclama a gran voce, una nota stonata fa eco nell’Armani/Teatro.

Emporio Armani FW2019 nel limbo infernale. Giorgio Armani front row
Giorgio Armani al termine della presentazione

Una collezione dove i luccichii sembrano quasi una manipolazione del glamour, eccedendo per sfarzo.

Le donne di oggi si rivedono in questa collezione tanto borghese quanto strabordante di cenni stilistici desueti?

Un quesito importante che fa da crocevia tra gli indirizzi del mercato oggi sempre più dominato dai Millennials e la convinzione di poter ancora dominare con le proprie idee.

The King è uno stilista istrionico, colto ma poco mutevole.

Ha il dono innato della creazione. Superba, per essere onesti. Le sue collezioni sono sognanti e mai anacronistiche. Ma il defilé Emporio Armani FW2019 scivola nel limbo della mancata metamorfosi.

Rosso e lustrini, qualche fiocco e cappotti broccati: avrà ragione Giorgio Armani per portare avanti il messaggio di autenticità o la slot del mercato nazionale ed estero?

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La voce Emporio Armani è consultabile sul Dizionario della Moda di MAM-e.it

“L’aquilotto segnò per i ragazzi l’appartenenza a un nuovo modo di vestire e di essere; la scioltezza del look più agile e meno ieratico incantava le ragazze. Lo stilista crebbe rapidamente in notorietà. Bastò che, irritato da alcune polemiche intorno a una collezione ispirata agli antichi costumi giapponesi, sulla scia dei film di Kurosawa (’81), decidesse di non sfilare per una stagione, che Time, trovando esplosiva la protesta, mise la sua foto in copertina: il fatturato si triplicò (’82).”

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