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Gas russo, le mosse dell’Italia in caso di stop

In caso di stop delle importazioni di gas russo le scorte energetiche coprirebbero i primi mesi fino all’autunno, ma occhio ai consumi

La Russia sta utilizzando il gas come arma contro i paesi europei. Da oggi, infatti, ha interrotto le esportazioni verso Polonia e Bulgaria perché non hanno accettato di pagare in rubli. Secondo l’Unione Europea, la richiesta di Mosca è in aperta violazione dei contratti stipulati tra Gazprom e i paesi europei, ma questo non ferma Putin. L’Italia è, per il momento, dipendente dalle importazioni energetiche russe: circa il 38% del gas importato (per produzione energetica e usi civili e industriali), pari a 28 miliardi di metri cubi all’anno, arriva dalla Russia. In caso di interruzione delle forniture, l’Italia avrebbe scorte sufficienti a garantire stabilità energetica, ma il prossimo autunno potrebbero verificarsi dei problemi. Ecco perché il governo sta firmando nuovi contratti con altri stati.

Le mosse del governo in Africa

Il problema principale per l’Italia, in caso di stop del gas russo, sarebbe l’impossibilità di completare le operazioni di riempimento degli stoccaggi. Ad oggi le riserve strategiche sono piene al 35%, ma, secondo disposizioni UE, devono essere riempite fino al 90% entro ottobre per affrontare il periodo autunnale e invernale. L’unica soluzione è quella di trovare nuovi fornitori.

Il governo italiano, infatti, è in missione in Africa per stipulare nuovi contratti energetici. Il primo ministro Draghi, il ministro della transizione ecologica Cingolani e il ministro degli esteri Di Maio hanno già concluso gli accordi con Algeria, Egitto, Angola e Congo. A maggio sarà il turno del Mozambico. Il ministro Cingolani è ottimista: “Entro il secondo semestre dell’anno prossimo potremo cominciare veramente ad avere una quasi totale indipendenza“. Il governo, spiega Cingolani, sta potenziando gli impianti di rigassificazione (anche con strutture semi-temporanee galleggianti), e investirà nelle fonti rinnovabili.

Per il momento il governo non ha intenzione di attuare mosse per razionare il consumo d’energia, anche perché le forniture russe sono ancora in atto. Ciononostante, il presidente dell’Autorità per l’energia (Arera) Besseghin, intervistato dal Corriere della Sera, si aspetta lo stop del gas russo.”È un po’ quello che tutti si aspettano, credo che in effetti potrebbe accadere. In questo caso il rischio di non riempire completamente gli stoccaggi potrebbe esserci”, ha affermato. A quel punto potrebbero essere imposti dei provvedimenti per limitare l’uso dei condizionatori d’estate e dei riscaldamenti d’inverno e l’illuminazione notturna delle città. I servizi pubblici essenziali verrebbero garantiti. 

La fornitura di gas alle industrie e alle centrali elettriche verrebbe garantita, ma è possibile una riduzione dei turni di lavoro per risparmiare. Inoltre, le inquinanti centrali a carbone potrebbero aiutare a sopperire il deficit energetico. Detto ciò, uno stop del gas russo vorrebbe dire, quasi sicuramente, una recessione del PIL dell’eurozona e quindi dell’Italia, stimato al 2%. Si teme anche un aumento dei prezzi. 

 

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Editor: Lorenzo Bossola

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