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Il caso Nadana Fridrikhson e la libertà di stampa in Russia

L’accusa di Nadana Fridrikhson alla tv italiana di censura non tiene conto delle reale libertà di stampa in Russia

Se non mi permette di rispondere, la considero una censura“. È questa l’accusa che la giornalista russa Nadana Fridrikhson ha rivolto al conduttore Giovanni Floris della trasmissione televisiva diMARTEDì e indirettamente a tutta la stampa italiana. Per quanto i talk show italiani sia criticabili sotto molti aspetti e la stampa sia sempre meno libera (l’Italia ha perso 17 posizioni, classificandosi al 58 posto nel World Press Freedom Index), l’accusa diventa assolutamente ridicola se confrontata con la reale situazione della libertà di stampa in Russia (si piazza al 155 posto su 180).

 

La Russia e la libertà di stampa

Dall’inizio della guerra in Ucraina Putin e il suo governo sono riusciti a prendere il controllo della stampa per condizionare l’opinione pubblica. Ma la repressione putiniana della stampa ha un storia lunga quanto il suo “regno”. La censura dei giornali e dei siti d’informazione non è l’unica arma a sua disposizione: la lista di giornalisti uccisi o imprigionati è purtroppo molto lunga. Il caso più eclatante è quello dell’uccisione della giornalista Anna Politkovskaya che stava investigando sugli orrori commessi in Cecenia nel 2006. Il suo lavoro e la sua aspra critica al sistema di potere russo, a Putin e al FSB (servizi secreti russi) è possibile leggerlo e studiarlo grazie al giornale indipendente Novaya Gazeta. Nel 2022 il giornale ha chiuso in Russia a causa delle minaccia dell’ente regolatore per le telecomunicazioni, Roskomnadzor, e ha riaperto col nome di Novaya Gazeta Europa a Riga.

L’attività di controllo dell’informazione prosegue nel 2019 con l’introduzione della legge sulla “mancanza di rispetto verso le autorità” che criminalizza la diffusione di notizie considerate non affidabili. La formulazione della legge però è molto vaga e garantisce molta discrezionalità alle autorità di controllo. Per esempio Novaya Gazeta nel 2020 è stata sanzionata per aver criticato i dati ufficiali dei morti di Covid-19.

Nel 2021 Putin ha introdotto la legge per costringe ogni “attività educativa” sia pubblica che privata ad avere l’autorizzazione dello stato per operare. Questa legge è stata interpretata dalla società civile russa come una ulteriore limitazione della libertà di espressione. 

Dal 2017 circa 90 siti d’informazione e individui sono stati etichettati come “agenti stranieri” sono stati chiusi e/o hanno lasciato il paese.

Dalla guerra in Ucraina

Ultimamente il livello di censura e di controllo dei media da parte di Putin ha raggiunto i livelli dell’Unione Sovietica. La campagna di propaganda per giustificare la guerra o “operazione militare speciale” ha completamente annichilito la liberà di stampa. Putin non vuole far sapere degli imprevisti e insuccessi dell’avanzata dell’esercito alla popolazione russa ed è per questo che la Duma, il parlamento russo, ha approvato una legge che punisce con 15 anni di carcere chiunque diffonda “fake news” sullo stato delle guerra. Di conseguenza, i più importanti giornali e broadcaster internazionali, come BBC, Bloomberg e CNN, hanno ritirato i propri giornalisti dalla Russia per evitare spiacevoli conseguenze. Inoltre, Mosca ha deciso di bloccare l’accesso a Twitter e a Facebook, in risposta alla rimozione del sito statale Russia Today dalle piattaforme social. I casi di attacchi ai giornalisti sono aumentati e molti hanno dovuto auto-censurarsi per non essere arrestati.

 

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Editor: Lorenzo Bossola

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