Mondiali Qatar 2022 proteste
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Il mondiale del business e delle apparenze

Ieri ha preso il via il mondiale del Qatar 2022 e dopo neanche 24 ore la tristezza di stare assistendo a un mondiale ipocrita, di facciata e retrogrado aumenta.

Il calcio è un gioco che grazie alla passione di milioni di persone negli anni è diventato molto di più. Il calcio è metafora della vita. E il mondiale, la competizione di tutto il mondo più seguita al mondo, deve essere manifesto della società e deve diffondere messaggi positivi.
Il mondiale in Qatar del 2022 è invece un passo indietro, è lo specchio di un mondo in cui non contano i valori ma conta chi conta i soldi: è il mondiale delle proteste, il più polemico della storia.

Il mondiale in Qatar 2o22

Dodici anni fa la FIFA assegnò sorprendentemente il mondiale 2022 al Qatar tra le proteste di tutti, un paese civilmente arretrato e senza possibilità geofisiche per ospitare la rassegna. Furono semplicemente accordi taciti tra i grandi emiri qatarioti e i piani alti della FIFA a permettere questo scempio. Uno scempio che ha raggiunto il culmine mediatico l’8 Novembre quando Blatter ha ammesso di essersi pentito di aver scelto il Qatar.

A livello calcistico il mondiale si gioca d’inverno, rovinando l’essenza pura del divertimento estivo di queste competizioni. A livello sociale si gioca in un paese retrogrado e desertico, i cui iper tecnologici impianti, che hanno sulla coscienza oltre 6000 operai morti in condizioni terribili per costruirli, sono inseriti in zone di nulla contornate da triste deserto. Gli stadi son bellissimi, intendiamoci, ma non valgono le vite di poveri lavoratori. Son passati 92 anni dal primo mondiale, ma si è tornati ad avere gli stessi (non) diritti. Solo uomini, etero. Le donne non sono bene accettate e nemmeno gli omosessuali. Le donne dipendono dalle scelte dell’uomo, e l’omosessualità è reato. Bello spot che ha scelto la FIFA per la più importante delle competizioni.

Oltre a questo bisogna rispettare le strette usanze del paese: certi cibi e bevande son bandite per evitare che minino la sensibilità dello stato. No prosciutto per gli spagnoli, no birra per i tifosi. Ma anche qui l’ipocrisia si congiunge all’incoerenza: nelle zone VIP la birra è in vendita. I diritti, gli usi e costumi di un paese agli ordini dell’estrazione sociale delle persone.

Le proteste di questi primi giorni del Mondiale Qatar 2o22

Ieri alle 15:30 c’è stata la cerimonia d’apertura. Morgan Freeman, grande protagonista dell’evento, ha fatto un monologo e dialogo sull’inclusività, sulla non discriminazione, sulla libertà e i diritti di tutti. Tutto estremamente e ipocritamente falso. Inutile affermare a parole l’importanza dell’inclusività, se poi non è possibile nemmeno scegliere la fascia da portare al braccio.

Perché l’ultima protesta e polemica è avvenuta nelle ultime ore. La Fifa ha annunciato che avrebbe sanzionato con un cartellino giallo i capitani che sarebbero scesi in campo con la fascia “One Love”. Qualche tempo fa la FIFA aveva vietato la fascia arcobaleno e allora le squadre avevano trovato questo escamotage di One Love, prontamente fermato dalla F.I.F.A (sembra la classica sigla di una polizia di stato totalitario) che ha tuonato sanzioni contro i capitani.

Harry Kane è sceso in campo tre ore fa per Inghilterra – Iran con la classica fascia della competizione, perché implicitamente costretto dalla federazione a non mettere quella che significava inclusione e diritti.

Gli inglesi si sono almeno inginocchiati per protesta, vedremo cosa succederà nei prossimi giorni.
A contorno di ciò ieri, in un’atmosfera triste e fittizia, si è giocata Qatar Ecuador. Pare che il Qatar avesse offerto all’Ecuador 6,5 milioni di euro per farsi battere. Tutto inutile sul rettangolo verde: il calcio fa nella sua piccola parte giustizia.

Oggi invece l’impossibilità di portare con pride la fascia da capitano per la comunità LGBT, e a sto punto invece di chiederci chi vincerà le partite, ci chiederemo quale sarà la prossima abominevole e medioevale assurdità di questo Mondiale di Qatar 2022, in cui le proteste hanno (giustamente) rubato il palcoscenico al gioco più bello del mondo.

Ah, chissà se il portavoce di Infantino, che due giorni fa ha fatto coming out, verrà ammonito per questa sua scelta o bandito dagli stadi per le leggi qatariote. O se invece, come per la birra, basta avere un nome e far parte di questa macchina del business per essere privilegiato.

Nelle ultime ore, la direttrice di Rai Sport Alessandra De Stefano, aprendo la trasmissione Il circolo dei Mondiali, ha fatto un duro attacco alla FIFA e al Qatar. Ecco le sue parole:

«Questo Mondiale non si sarebbe dovuto giocare, o meglio non si sarebbe dovuto assegnare al Qatar, al quale si è dato lo sport più bello del mondo calpestando i diritti umani, corrompendo, imbrogliando, grazie alla complicità dei signori del football, che glielo hanno venduto nel 2010».

Autore: Tommaso Mauri

 

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