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Attualità

Il vero dramma dell’Afghanistan

.Abbiamo letto molto , articoli molto interessanti e drammatici sulla situazione Afghana ad oggi (26-Agosto 2021)

Il vero dramma dell’Afghanistan. Le drammatiche scene che ci arrivano da Kabul dopo la rapidissima presa del potere da parte dei talebani seguita al ritiro delle truppe occidentali ci colpiscono su molti piani.

La stampa italiana italiana ha scritto molto  e spesso bene in particolare molto informati gli articoli dei grandi esperti Guido Olimpio (Corsera ) e Domenico Quirico (Stampa) ma anche le  sintesi di Paolo Mielihttp://Paolo Mieli e la bellissima analisi di Massimo Giannini sugli ultimi Trenta anni di Afghanistan. In quadro che emerge è da un lato drammatico e dall’altro sconsolante .

La Guerra inutile

Lanciata da George Bush come ritorsione alle stragi delle Twin Towers si è trasformata in una lunga e costosa operazione di “peace keeping”  mentre gli enormi investimenti della coalizione di cui l’85% americani, sono andati prevalentemente in armamenti, e non nella ricostruzione di un paese distrutto da anni di occupazione Russa.

La fuga improvvisa e mal preparata portata avanti in fretta e furia da Joe Biden, non ha fatto altro che far precipitare, un fragile equilibrio basato quasi esclusivamente sulla corruzione.   La difficoltà è quella di dare un contributo alla creazione della democrazia, arrivando dall’esterno, come alieni che vengono da terre lontane. Ben più arduo poi, è consolidare le istituzioni democratiche in contesti altamente conflittuali, culturalmente complessi e assai distanti da quell’Occidente. Ovvero, dove la democrazia costituzionale è nata e si è sviluppata.                                                                                                                                          il vero dramma del''afghanistan

Spesso legate al vizio di origine, a quella ‘esportazione della democrazia’ con le armi che ha connotato l’amministrazione Bush; la singolarità dello scenario afghano, con le sue infinite divisioni in tribù; alla geografia di quel mondo, tra alte montagne; alla geopolitica, che ne fa un crocevia di interessi di potenze regionali e mondiali fin dall’epoca del “Grande gioco” che vedeva protagoniste la Russia Zarista e l’Impero britannico; e poi c’è sempre lui, l’Islam, con tutto quel che ne deriva quanto al rapporto con la modernità, diritti umani e democrazia inclusi.

Dietro ai tentativi democratici

 Ci sono molti fattori locali dietro al fallimento del tentativo di creare una democrazia costituzionale in Afghanistan. Tentativo che c’è stato nonostante le parole pronunciate dal Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, nella conferenza stampa del 16 agosto.  Durante quest’occasione ha smentito che gli Stati Uniti abbiano mai cercato di costruire una democrazia (“a unified, centralized democracy”), in quella che, secondo Biden, sarebbe stata soltanto una missione antiterrorismo, senza alcuna finalità di “nation-building”. Tentativo nel quale anche l’Italia si è trovata in prima linea e che ha viste coinvolte tante persone di buona volontà, tra esse molti giuristi, chiamati a formare il personale giudiziario, delle amministrazioni pubbliche, specialmente le donne, a dare pareri su progetti di legge, a collaborare con università e centri di ricerca.

Il vero dramma dell’Afghanistan

Nel dramma degli afghani, e soprattutto in quello che stanno vivendo in queste giornate di incertezza e paura le donne e i difensori dei diritti umani, la vera grande domanda (e, purtroppo, il dramma nel dramma) è: “dove sono le Nazioni Unite?”. La risposta è un grande vuoto, una grande impotenza, un grande silenzio. Un silenzio inaccettabile.

Se “l’esportazione della democrazia”, fosse pure il fine per costruire un’attiva società civile così non è per i “diritti umani universali”. Su questi non è possibile ammettere eccezioni.  In Afghanistan e qui da noi. Per gli afghani in Afghanistan e per quelli che dovranno lasciare il loro paese. Per tutti coloro ai quali, ovunque nel mondo, sia impedito “l’esercizio effettivo delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana” (per usare le parole dell’art. 10, comma 3, della Costituzione).

Il vero dramma dell’Afghanistan Ora non resta che agire con lucidità

Il ruolo di controllo è ormai affidato agli strumenti finanziari, su cui non farei molto conto. I Talebani non vivono per il Pil, ma vivono per lo spirito, non illudiamoci che l’incubo della povertà ci dia una qualche forma di pressione , non li sposterà di un millesimo. Piuttosto fossimo veramente decisi ad intervenire sull’enorme mercato dell’oppio, a prima vista semplice se non fosse che il crimine nei paesi occidentali vive di questo commercio. li sarebbe facile e decisivo e di certi risultati

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