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In Iran si intensificano le proteste contro il governo di Raisi, al grido di: “Morte al dittatore!”. Sale il numero dei morti e intervengono gli USA

Proteste in Iran al funerale di Mahsa Amini, donne si tolgono il velo, tagliano i capelli al grido di: «Morte al dittatore!». Sale il numero dei morti, tra questi la ventenne Hadis Najafi

In Iran continuano le manifestazioni di protesta, in atto già da diverse settimane in risposta alla stretta sull’applicazione delle norme sull’abbigliamento voluta dal presidente ultraconservatore Ebrahim Raisi. Il dissenso nel Paese è culminato nei giorni scorsi con la notizia della morte di Mahsa Amini, 22 anni, morta il 16 settembre scorso nelle mani della polizia morale iraniana. Le autorità avevano prelevato per non aver indossato l’hijab secondo il modo indicato dalla legge.

Dall’avvenimento, centinaia di donne si sono riprese mentre si tagliano i capelli in segno di protesta e in migliaia sono scesi in piazza per manifestare e hanno mostrato il loro dissenso sui social network. Le prime a togliere il velo, e a sventolarlo in aria, sono state alcune donne al funerale della giovane. Gridando “Morte al dittatore!”  hanno sventolato l’hijab strappando manifesti della Guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei.

In Iran le proteste contestano il regime che nel 1979 ha sostituito la monarchia con una  repubblica islamica sciita, la cui costituzione si ispira alla shari’a, legge coranica. Questo ha peggiorato significativamente la situazione delle libertà personali per i cittadini iraniani, e a pagarne lo scotto maggiore sono le donne.

La morte di Mahsa Amini, la scintilla che ha acceso la fiamma delle proteste

Mahsa Amini aveva 22 anni, veniva dalla città di Saqqez, nella regione del Kurdistan iraniano. Si trovava a Teheran in vacanza con la famiglia quando la polizia morale l’ha fermata perché vestiva in “maniera inappropriata”. Dal suo hijab spuntava infatti una ciocca di capelli.

La giovane è stata arrestata dalla polizia morale iraniana e portata in una vicina stazione della polizia locale, dove è collassata poco tempo dopo. Trasferita in ospedale in coma, è morta dopo due giorni con ecchimosi intorno all’orecchio destro.

Il fratello della vittima, Kiarash Amini, ha raccontato al sito Iran Wire che gli agenti della Ershad hanno fermato la giovane per non aver indossato l’hijab secondo le norme statali, spingendola con violenza in un furgoncino. Il ragazzo ha cercato di intervenire, ma le autorità l’hanno bloccato dicendogli che avrebbero rilasciato la sorella dopo un’ora di “lezione di rieducazione“.

I testimoni, tra cui alcune infermiere dell’ospedale in cui Mahsa è stata ricoverata, sostengono che la ragazza sia stata picchiata più volte alla testa. Il sito Iran International ha ottenuto le immagini della Tac fatta a Mahsa che mostrerebbe una “frattura ossea, emorragia ed edema cerebrale“. Elementi che corroborano i racconti della famiglia e dei pochi medici dell’ospedale Kasra che hanno parlato in forma anonima per paura di ritorsioni.

A sostenere questa tesi ci sono anche le pressioni da parte della polizia per far seppellire la giovane in tutta fretta nella sua città natale. Nessuno crede alla versione delle autorità sciite, che al posto di placare le proteste, le ha acuite.

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Mahsa Amini, la ventiduenne uccisa a Teheran dalla polizia morale iraniana

La versione ufficiale delle autorità

La versione riportata dalle autorità iraniane è che Amini sia morta per un attacco cardiaco. La famiglia della vittima sostiene però che la giovane non abbia mai avuto problemi di salute, tantomeno cardiaci. Oggi, 20 settembre, il capo della polizia di Teheran, in una dichiarazione riportata dall’agenzia iraniana Fars, ha espresso le sue condoglianze alla famiglia e ha declassato il fatto a uno “sfortunato incidente”.

Le proteste degli ultimi giorni tra il Kurdistan e le principali città iraniane

Dopo la morte di Mahsa Amini, le manifestazioni di dissenso contro il regime, già in corso in Iran nelle principali città, si sono espanse e intensificate.Gli studenti di tre importanti università hanno organizzato manifestazioni e molte proteste sono avvenute anche nelle città di Rasht, Mashhad, Bukan, Saqez (la città natale di Amini), Sanandaj, Karaj, Divandareh e Isfahan.

Le proteste hanno raggiunto anche il Kurdistan iraniano, di cui era originaria la vittima. Di conseguenza, si sono anche induriti i metodi di repressione del dissenso da parte delle autorità. In rete circolano anche molti video di persone ferite dalle forze dell’ordine nel tentativo di reprimere le manifestazioni. La polizia avrebbe usato lacrimogeni e manganelli sulla folla e sparato ad altezza uomo.

ECCO UN VIDEO DELLE PROTESTE:  https://www.youtube.com/watch?v=UdQIAFvSsp4

In molte città dell’Iran dove si sono svolte le proteste, le autorità hanno bloccato quasi completamente l’accesso alla rete Internet. Non ci sono conferme ufficiali, ma secondo Hengaw, un gruppo per la tutela dei diritti umani dei curdi, diverse persone sarebbero morte durante la repressione delle proteste. Si parla di  1.200 arresti e 76 manifestanti uccisi, secondo il gruppo basato a Oslo Iran Human Rights.

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Le proteste in corso nelle città iraniane. Fonte: New York Times

I social si sono riempiti di video di persone che per dimostrare la loro vicinanza alla causa della famiglia di Mahsa Amini, si tagliano i capelli, e in piazza migliaia di donne iraniane si sono tolte l’hijab per dargli fuoco.

Ecco un video pubblicato su Instagram dall’attrice iraniana, Anahita Hemmati, che si è rasata i capelli a sostegno dei diritti delle donne iraniane:

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Anahita Hemmati (@anahitahemmati)

L’appello degli Stati Uniti

Gli Stati Uniti sono intervenuti chiedendo che siano presi provvedimenti nei confronti dei responsabili:

«La morte di Mahsa Amini dopo le ferite riportate mentre era tenuta in custodia dalla polizia è un affronto spaventoso e straordinario ai diritti umani» ha dichiarato il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca, Jake Sullivan.

«L’Iran deve porre fine all’uso della violenza contro le donne, che devono poter esercitare le loro libertà fondamentali. Devono essere trovati i responsabili»

La morte di Mahsa Amini mette in difficoltà il presidente Raisi in vista della sua partecipazione all’assemblea generale delle Nazioni UniteNew York. Il presidente iraniano ha formalmente aperto un’inchiesta sulla morte della giovane, nel tentativo di sedare il malcontento. Ma i cittadini mostrano scetticismo nei confronti della “polizia della moralità” e dei suoi metodi, e le proteste in Iran continuano, intensificandosi.

La situazione delle donne in Iran

L’hijab per le donne è obbligatorio in Iran dalla rivoluzione islamica del 1978, ma durante il governo moderato di Rouhani le donne hanno sempre goduto di un relativo margine di libertà, ad esempio era loro concesso mostrare parte dei capelli. Il governo ultraconservatore di Raisi, invece, ha aumentato la repressione. La Ershad. La polizia morale, è tornata in forza per le strade, e di recente il ministero per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio (Setad-PV) ha pubblicato un documento di 119 pagine, “Progetto Hijab e castità“, che prescrive nuove norme di controllo, tra cui l’uso di telecamere di sorveglianza per monitorare e multare le donne senza velo o per impartire loro “lezioni di moralità” (come quella a cui sarebbe stata sottoposta Mahsa Amini), il reclutamento di seminaristi per tenere sotto pressione le donne, il carcere per chiunque metta in discussione o pubblichi contenuti contro l’hijab obbligatorio.

Hadith Najafi, la ragazza simbolo delle proteste contro il velo uccisa dalla polizia morale

Si aggiunge un altro nome a quello dei martiri per la libertà uccisi durante le proteste in Iran. Hadith Najafi aveva appena 20 anni ed è stata uccisa il 24 settembre durante le proteste nella città di Karaj, vicino a Teheran. Ad ucciderla una raffica di proiettili da parte delle forze di sicurezza iraniane.

Hadith era diventata il simbolo della protesta contro il regime di Raisi, esplosa dopo l’uccisione di Mahsa. Sui social era virale il video in cui si legava i capelli, biondi e senza velo, prima di prendere parte ad una delle manifestazioni.

Ecco il video di Hadith Najafi durante le proteste

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