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La caduta del governo Draghi mette a rischio le riforme e il PNRR

Il premier Mario Draghi si è dimesso e ora il governo, come auspicato da Mattarella, il governo resta in carica per gli affari correnti e questo pone un serio problema per l’approvazione della Legge di Bilancio e per il raggiungimento dei 55 obiettivi per sbloccare una rata da 19 miliardi del PNRR. Le ipotesi più accreditate per le prossime elezioni sono il 25 settembre o 2 ottobre.

Via Draghi: governo con poteri limitati

L’Italia, in piena emergenza pandemica, con una guerra alle porte e con un piano di riforme strutturali da fare si ritrova senza un governo. Attualmente, il governo dimissionario ha poteri limitati solo in funzione del disbrigo degli affari correnti. Ciò significa che il governo non ha la capacità di programmazione e non può firmare decreti legislativi. In altre parole, questo governo non può approvare la Legge di Bilancio così come non può fare le riforme, tra cui quelle della giustizia, della concorrenza e del fisco, pattuite con l’EU come precondizione del PNRR. Questo governo può approvare solo le scadenze imminenti.

PNRR

Nei 17 mesi che Mario Draghi è stato presidente del Consiglio l’Italia è riuscita a ottenere circa 200 miliardi di euro dall’Unione Europea sotto forma del Piano Nazionale di Ripresa Resilienza (PNRR). Nei primi 6 mesi dell’anno sono stati realizzati 45 progetti pattuiti a cui si dovranno aggiungere, citando il discorso di draghi al Senato, “55 obiettivi, che ci permetteranno di ricevere una nuova rata da 19 miliardi di euro. Gli obiettivi riguardano temi fondamentali come le infrastrutture digitali, il sostegno al turismo, la creazione di alloggi universitari e borse di ricerca, la lotta al lavoro sommerso”. Però, con un governo dai poteri limitati che rimarrà in carica fino al giuramento del prossimo, si pensa possa formarsi a novembre, le riforme necessarie non potranno essere realizzate.

Anche il ministro degli Esteri e leader di Insieme per il Futuro, Luigi Di Maio, ha messo in dubbio il prosieguo del PNRR quest’anno. “Prima le elezioni si fanno e meglio è, perché almeno cerchiamo di salvare la legge di bilancio. Non credo che salveremo il PNRR ma allo stesso tempo dobbiamo provare a salvare la legge di bilancio ed evitare l’esercizio provvisorio”.

Nei giorni scorsi circa 100 sindaci hanno apertamente sostenuto Draghi e la sua agenda, ma sono rimasti delusi dall’irresponsabilità di M5S, Lega e Forza Italia. Il sindaco di Torino, Lo Russo, ricorda che i fondi del PNRR sono subordinati alle riforme e quindi senza riforme molti investimenti, come la riqualificazione delle periferie, saranno a rischio

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Editor: Lorenzo Bossola

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