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La nuova ondata di Omicron in Cina mette in crisi la “strategia zero Covid”

La nuova ondata di Omicron mette in crisi la “strategia zero Covid” voluta da Xi Jinping

Nel mese di marzo i nuovi casi non importati dall’estero sono stati circa 37000, un terzo del totale dei casi da inizio pandemia.  La Cina era riuscita a contenere l’epidemia, che aveva visto come suo epicentro la città di Wuhan, capoluogo della provincia di Hubei, con la cosiddetta “strategia zero Covid”, ovvero pesanti lockdown generalizzati, tamponi di massa e app di tracciamento. Ora, con l’aumento dei casi dovuti da Omicron, questa strategia sembra essere compromessa.

La situazione

Fino a febbraio, il numero dei nuovi casi giornalieri si attestava nell’ordine delle decine. Da tre settimane, la situazione è peggiorata arrivando a migliaia di casi. I numeri sono estremamente limitati tendendo conto che la popolazione cinese è di circa 1 miliardo e 400 milioni di persone, ma la paura di Pechino è quella di trovarsi impreparata a fronteggiare una vera crisi sanitaria, visto che i casi stanno aumentando nuovamente anche in Europa. Le autorità hanno imposto nuove imponenti restrizioni nei luoghi dei focolai. Per esempio, agli abitanti di Shenzhen, città dirimpettaia di Hong Kong, è stato ordinato di non uscire di casa e molte attività sono state sospese per una settimana. Nella provincia di Jilin, nel nord-est del paese il 19 marzo le autorità hanno confermato i primi due decessi dal gennaio 2021 . Il conteggio ufficiale dei morti, dunque, sale a 4638.

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Nuovi casi anche a Shanghai

Anche nella città economicamente più importante della Cina si sono registrati nuovi casi, la maggior parte con sintomi lievi. Il direttore della commissione sanitaria di Shanghai, Wu Jinglei, ha affermato che, a seguito dei tamponi di massa effettuati la scorsa settima, nella giornata di lunedì sono stati confermati 24 nuovi casi sintomatici e 734 casi asintomatici. La città è corsa al riparo chiudendo locali pubblici, anche il famoso parco di divertimento Disneyland Shanghai, scuole e parzialmente riducendo i mezzi pubblici. Per entrare o uscire dalla città è necessario un test molecolare negativo.

La “strategia zero Covid” in Cina

Xi Jinping ha confermato che continuerà con la “strategia zero Covid”, come riportato dalla televisione di stato CCTV. Nonostante ciò, i nuovi casi hanno messo in difficoltà questa politica estremamente repressiva nei confronti sia delle persone che dell’economia. La Cina rimane l’unico Paese al mondo che non ha adottato una politica di convivenza con il virus SARS-CoV-2. Se da una parte la non tolleranza ha permesso una situazione di quasi normalità per due anni, dall’altra, con l’arrivo dei vaccini e una variante Omicron meno dannosa per la salute ma più contagiosa, la Cina si ritrova chiusa in sé stessa e con un’economia che non cresce come dovrebbe. Secondo Bloomberg, l’aumento del Pil previsto per il 2022 è del 5,1% in ribasso rispetto agli anni precedenti contro l’obiettivo del 5,5% imposto del governo.

Molti esperti, tra cui il capo epidemiologo del centro di controllo e prevenzione delle malattie Wu Zunyou, affermano che la Cina si trova a un bivio: o continuare con le misure esistenti (lockdown immediati per spegnere i focolai) o aggiornarle e migliorare la gestione. Un primo passo è stato la commercializzazione dei test antigenici rapidi.

Le motivazioni

La Cina continua a perseguire questa strada sostanzialmente per due motivi: uno politico e uno sanitario. Per quanto riguardo quello sanitario, i vaccini cinesi di Sinovac e Sinopharm si sono dimostrati molto poco efficaci. Un improvviso allentamento delle restrizioni potrebbe mettere a rischio centinaia di milioni di persone senza o con una scarsa protezione vaccinale. Inoltre, la copertura ospedaliera in molte zone rurali o meno sviluppate non è in grado di assistere un’ondata di pazienti simile a quelle europee o come quella che sta affliggendo Hong Kong.

La questione politica è estremamente complessa, ma in sostanza la “strategia zero Covid” è un simbolo e vanto di Xi Jinping. Quest’anno verrà rieletto il Comitato Centrale del Partito comunista e Xi Jinping ambisce alla terza rielezione a Segretario Generale e non rischierebbe mai un grande cambiamento dagli esiti impronosticabili che potrebbe minare la sua carriera. I più ottimisti pensano che Xi potrebbe cambiare rotta dopo la probabile rielezione.

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