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Design,  sostenibilità

L’intervista a Pietro Follini, creatore di Urban Symbiosis Design: dove la bellezza parte dalla Natura

L’intervista a Pietro Follini, creatore di Urban Symbiosis Design: dove la bellezza parte dalla simbiosi con la Natura

Sono molte le esperienze che caratterizzano la carriera dell’architetto Pietro Follini. A seguito della Laurea in architettura, infatti, il suo percorso è stato un susseguirsi di arricchimenti professionali e personali. Pubblicità, comunicazione, regia, recitazione, arte e la collaborazione con Fabrizio de Andrè sono stati solo l’esordio di una carriera tutt’ora in ascesa. Partendo dalla consapevolezza dell’autenticità della Natura, Pietro Follini ha intrapreso l’avanguardistica strada del Design sostenibile creando il progetto Urban Symbiosis. Qui, Design e Sostenibilità creano un legame che ripristina l’equilibrio primordiale tra Uomo e Natura e la loro simbiosi.

urban symbiosis

“Il Suo è un background carico di esperienza in molti settori differenti. Cosa l’ha spinta al Design sostenibile legato al tema dell’inquinamento indoor (di cui si parla ancora troppo poco) ?”

“Mi ha spinto il desiderio di creare un progetto (Urban Symbiosis) che non fosse solo egoriferito ma che avesse l’obiettivo di condividere qualcosa con le generazioni future, mettendo dei puntelli che avviassero un percorso. Il progetto deriva da un lavoro di ricerca molto approfondito tra arte, design, comunicazione e da alcune collaborazioni significative, tra cui quella con il Professor Gianluigi De Gennaro dell’Università di Bari, docente di Chimica dell’Ambiente, con cui si è creato un solido legame lavorativo. L’inquinamento indoor è un problema non ancora conosciuto ma soprattutto non ancora condiviso, la cui criticità risiede nel fatto di riguardare la sfera personale di ognuno di noi, delle nostre stesse case e luoghi lavorativi”.

“Qual’è un esempio comune di inquinamento indoor?”

“Un esempio concreto di indoor pollution sono le candele profumate in casa, la cui maggioranza non è prodotta con elementi naturali. Il risultato è quindi una combustione che rilascia inquinanti come fuliggine o particelle a base di piombo. Senza dubbio il nostro è un gesto positivo, ma va ricordato che, come per i profumatori d’ambiente, a dispetto del gradevole profumo, hanno particelle tossiche.

Una buona soluzione potrebbe essere acquistare candele a base di componenti naturali, come la cera d’api”.

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“Effettivamente è un po’ un paradosso il fatto di occuparci quotidianamente di tematiche di inquinamento ambientale outdoor ad ampio raggio senza accorgerci che molto più vicino a noi esiste un sottovalutato e nocivo inquinamento indoor, come dimostra la Sick Building Syndrome

“Il parallelo tra l’inquinamento outdoor e quello indoor è che l’outdoor pollution, nel momento in cui arriva una condizione di vento molto forte, o anche di normale pioggia, include l’abbattimento naturale delle particelle di polveri. Questo invece in casa non avviene. Anzi, spesso per risparmiare qualche grado si tende a non aprire le finestre, convinti di proteggersi da quello che c’è fuori. Il risultato invece è proprio l’opposto, ovvero non dare la possibilità a ciò che è dentro di fuoriuscire. Questo meccanismo comporta un aumento della quantità di inquinanti. Quindi, se nel caso delle polveri sottili possiamo ipotizzare che ad un certo punto ci sia un decadimento naturale, non si può dire lo stesso per i gas. Questi, come la formaldeide o prodotti a base di legni incollati e vernici, possono infatti restare nell’aria per molto tempo, sprigionandosi continuamente all’interno dell’ambiente chiuso.

Arieggiare gli ambienti chiusi con frequenza costituisce quindi una delle soluzioni più efficaci per migliorare il nostro habitat quotidiano”.

“Quale altro cambiamento potremmo attuare per migliorare la qualità dell’aria quotidiana indoor?”

“Innanzitutto cambiare i prodotti per la pulizia degli ambienti, i cui componenti sono spesso estremamente nocivi, privilegiando magari prodotti ugualmente efficaci ma a base naturale (come aceto e bicarbonato). Pulire la superficie di un tavolo con un panno su cui abbiamo utilizzato un prodotto chimico, allarga l’area di evaporazione delle particelle nocive. Ad oggi non sono note statistiche inerenti alle morti dovute all’indoor pollution, ma solo a quelle per l’inquinamento outdoor. Studi scientifici dicono che noi trascorriamo al chiuso tra il 90 e il 95% del tempo. All’interno, gli inquinanti possono arrivare ad essere dalle 2 alle 5 volte più nocivi rispetto a quelli esterni. Con queste premesse, a lungo andare, potrebbe  risultare drammaticamente molto più colpevole l’inquinamento indoor di quello outdoor.

A tutela della nostra salute e anche della nostra informazione, una valida soluzione è fornita da Altroconsumo, la più grande organizzazione indipendente di consumatori in Italia che promuove la consapevolezza sui prodotti che utilizziamo”.

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“Come è nato il rapporto tra Urban Symbiosis e 5VIE?”

“Nei confronti di 5VIE c’è innanzitutto una stima personale derivante da una collaborazione che dura da tempo. Apprezzo molto il loro desiderio di costruire ed allargare il più possibile l’informazione e la conoscenza attraverso una comunicazione forte, ferrea e rigorosa. 5VIE è focalizzata su ambiti di curiosità, ricerca e voglia di sorprendere nella proposta creativa, distinguendosi per l’abilità di lavorare in modo trasversale. La capacità di unire mondi plurimi tramite un filo logico che arricchisce non solo i progetti ma anche e soprattutto le persone, ha fatto sì che progetti e persone apparentemente lontani trovassero un minimo comun denominatore più forte, bello e affascinante di quanto si potesse immaginare”.

“Le Cleaning Station di Urban Symbiosis purificano l’aria dalle particelle tossiche come le PM1. È vero che offrono un vantaggio anche sull’umore e sullo stress delle persone?”

“Le Cleaning Station ristabiliscono quella relazione naturale tra l’uomo e le piante che, come dimostrato dalle ricerche degli ultimi vent’anni, combatte lo stress e favorisce la creazione di un contesto energetico positivo. Nel concreto, la linea Cleaning Station Mirror, fatta di acciaio inox specchiante, ospita tra le piante una frase simbolica (standard o anche personalizzata da noi) che vuole essere un rilancio quotidiano all’impegno personale e ambientale. Trovarsi ogni giorno di fronte ad un oggetto vivo che crea energia generando una riflessione interiore, ci mette nelle condizioni di attivarci e interagire, ricordandoci che ci eravamo fatti una promessa. Le Cleaning Station quindi, al di là della capacità di assorbimento delle particelle tossiche, costituiscono un punto di partenza per agire positivamente sulla nostra vita che è indissolubilmente legata al benessere dell’ambiente, sia interno che esterno. Avere Cleaning Station in casa vuole essere un modo diretto per rinnovare quotidianamente l’interesse verso una problematica che esiste e che ci si prende la responsabilità (anche in piccola parte) di risolvere”.

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“Per chi volesse mettere in casa una o più Cleaning Station, concretamente cosa bisogna sapere per una cura e una manutenzione ottimali?”

“Le piante ospitate nei moduli geometrici delle Cleaning Station sono le Bromeliacee, piante con la capacità di iperaccumulatori, che non necessitano di terra. Tutto ciò di cui hanno bisogno per alimentarsi è distribuito lungo le foglie su cui si trovano milioni di piccolissime bocche. Attraverso queste, vengono assorbite dalle piante sia le polveri sottili che l’acqua vaporizzata. Poi ci sono altre bocche più piccole che seguono il percorso dei gas. Queste svolgono quindi la normale trasformazione Anidride Carbonica (CO2) – Ossigeno (O2) e oltre ad assorbire il CO2, assorbono anche gas come la formaldeide, il radon e molti altri gas. Cleaning Station è molto completa dal punto di vista della purificazione dell’aria e assorbe la quasi totalità di ciò che inquina un ambiente interno. Hanno poi bisogno di essere vaporizzate 1 o 2 volte alla settimana, a seconda della temperatura che c’è in casa. Necessitano di un’ottima esposizione alla luce ma, in mancanza di questa, abbiamo anche accessori finalizzati all’illuminazione che permettono alle piante di svilupparsi e vivere bene. Tre volte all’anno, infine, vanno bagnate con un composto a base di potassio e azoto che consente loro di completare il ciclo nutrizionale”.

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“A seguito di una pandemia che ha comportato la permanenza in casa a tempo pieno, ha avuto qualche ispirazione su progetti futuri con Urban Symbiosis?”

“In riferimento alla situazione pandemica Covid, abbiamo prodotto un modulo dedicato a chi fa smart working con informazioni sull’inquinamento indoor. Questo è stato realizzato pensando al fatto che la quarantena ha comportato una trasformazione di abitazioni che non erano pronte ad accogliere le persone in casa a tempo pieno. In molti casi si è trattato di ambienti angusti come i monolocali o anche ampi ma sovraffollati da tutti i membri della famiglia. Vivendo in questi spazi per 8/10 ore al giorno, si produce un minore quantitativo di CO2 e di inquinanti. Ma stando in casa 24 ore al giorno in condizioni di stress, respirazione affannosa e consumando più ossigeno, invece, l’inquinamento indoor risulta elevato. Altre componenti, apparentemente banali ma che influiscono notevolmente sullo stress, sono ad esempio: sedie scomode, assenza di luce e clima sfavorevole. Tutte le informazioni su questo delicato tema che ci ha riguardati in prima persona, sono disponibili nel modulo in questione, sul nostro e-shop, sul sito www.urbansymbiosis.design. Per quanto riguarda piani futuri, stiamo lavorando su un progetto molto intrigante e innovativo”.

Pietro Follini e Urban Symbiosis

L’architetto e designer Pietro Follini, concludendo l’intervista con un alone di mistero riguardante il suo prossimo progetto, ci lascia con una frase semplice ma profondamente indicativa del lavoro che sta svolgendo con il Design sostenibile tramite Urban Symbiosis:

La soluzione è nella testa delle persone”.

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Pietro Follini – Urban Symbiosis

 

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