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Matteo Salvini pensa a un viaggio a Mosca, poi frena: «Non è come andare a Forte dei Marmi»

Matteo Salvini: «Sarei felice di andare anche a Kiev». Letta attacca: «Va dove batte il cuore»

Matteo Salvini ora vuole partire per Mosca. Dopo il viaggio al confine con la Polonia, che gli era costato caro per aver tifato in passato per Vladimir Putin, adesso tra le sue mete ci sono anche Mosca e Kiev. La Farnesina ha dichiarato di non sapere nulla delle intenzioni del leader della Lega.

«Qualora si concretizzasse, farò tutti i passaggi necessari e ne parlerò prima di tutto con il Presidente Mario Draghi» ha sottolineato Matteo Salvini.

Poi aggiunge: «È chiaro che, chi è che ha scatenato il conflitto? La Russia. A chi devo chiedere dei segnali di distensione? A chi ha cominciato il conflitto». Matteo Salvini sarebbe disposto ad avere anche un colloquio con Vladimir Putin: «Se andrò a Mosca lo farò solo se utile e per confrontarmi con le istituzioni russe».

«Salvini a Mosca? Naturale. Va dove gli batte il cuore» ha attaccato, invece, Enrico Letta sul suo profilo Twitter.

Salvini ha poi risposto al segretario del Pd: «Da Letta battuta di dubbio gusto, non vado a giocare a bocce, a vedere il Milan. Perché iniziative strampalate? Parlare con i governi è una iniziativa strampalata? Si parla con i governi e le istituzioni».

Matteo Salvini pensa a un viaggio a Mosca: «È mio dovere fare di tutto per la pace»

Matteo Salvini pensa a un viaggio di pace a Mosca: «È mio dovere fare di tutto per cercare di dare un contributo per il raggiungimento di una pace giusta, usando l’arma più forte: la diplomazia».

E su un possibile viaggio anche a Kiev risponde: «Ne sarei felice».

Ma il giorno dopo l’annuncio il leader della Lega chiarisce la questione: «Non è come fare un week end a Forte dei Marmi».

Matteo Salvini su Giorgia Meloni e l’unità nel centrodestra

«L’unità del centrodestra è un valore e una condizione necessaria affinché la coalizione possa vincere» ha commentato Matteo Salvini, appoggiando la scelta di Meloni di un patto di fedeltà tra i partiti del centrodestra. «L’idea di un patto di fedeltà è suggestiva» prosegue. «Personalmente preferisco i patti programmatici di governo. Più concreti, più legati alle cose da fare e agli obiettivi. Il 13 giugno si voterà in quasi 1.000 Comuni e quasi ovunque il centrodestra sarà compatto. Mi spiace che in alcune città importanti, come Parma e Catanzaro, Viterbo o Jesolo, gli amici di FdI abbiano scelto di non correre uniti: spero che siano errori di percorso».

Il leader della Lega sostiene anche Giorgia Meloni come premier: «Ovvio che sì. Ancora più rilevante, per noi è l’agenda delle cose da fare: difesa del lavoro e delle aziende pace fiscale e rottamazione delle cartelle, Flat Tax al 15%, autonomia, difesa dei confini».

 

Editor: Vittoria Ferrari

 

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