Milano Fashion Week
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Milano Fashion Week: cosa resta?

Terminata la settimana della moda di Milano, i riflettori si accendono su Parigi, ma cosa resta di quest’ultima edizione?

É terminata la fashion Week di Milano, e la carovana della moda si è già spostata a Parigi.  Taxi introvabili, van neri marchiati Camera della moda, traffico bloccato e look instagrammabili, Milano sembrava essere tornata quella di sempre. Ma siamo sicuri sia effettivamente così? E sopratutto era quello che ci aspettavamo? Da quel disgraziato Febbraio 2020 le promesse di un cambiamento del sistema rimbalzavano sulla bocca di tutti gli addetti ai lavori. Inclusività, sostenibilità e ritmi più lenti. Cambiamenti che non sembrano essere arrivati. 

Milano Fashion Week
Milano Fashion Week

La fashion Week, a differenza della Design Week che si dimostra più inclusiva e ricca di eventi aperti al pubblico, crea l’illusione di far parte di quel mondo scintillante che è la moda. Ma questo è il suo gioco, come direbbe Simmel, la moda raccoglie in sé questa dicotomia, inclusione ed esclusione, omologazione e diversificazione. Essere a Milano durante questa settimana ti fa percepire la frenesia, il glamour e l’illusione di far parte di qualcosa. Ma allo stesso tempo ti schiaffa in faccia la realtà: la moda è per pochi, cene e party super esclusivi per l’elite, sfilate con un pubblico super selezionato. E così quello che è un settore punto di forza per l’industria e la cultura del nostro Paese, viene relegato ad una settimana la cui parola d’ordine resta esclusività. Timidi tentativi di inclusione vengono tuttavia da iniziative come Feels like Prada, progetto che ha vestito architetture e panifici milanesi dei motivi che il brand ha scelto per le collezione Fall Winter 2021-22, invitandoci a vivere le emozioni più semplici e quotidiane. 

Sfilate fisiche o digitali? 

La maggior parte delle sfilate di questa edizione è stata in presenza, e di fatto la settimana appena conclusa è il primo tentativo effettivo di ritorno alla normalità. Si tratta tuttavia di una normalità supportata dal digitale, con la dirette accessibili a tutti dal sito di Camera della moda e dai profili social dei brand. Sistema che alimenta ancora una volta quell’illusione di far parte di questo mondo patinato. I brand stanno sperimentando con il digital, che tranne in alcuni casi (come Antonio Marras che sceglie solo il digitale), diventa un supporto necessario, ma non fondamentale, per la narrazione di una collezione. Piuttosto possiamo parlare di esperienza digitale come complemento, non come sistema esaustivo per rimpiazzare l’emozione di una sfilata dal vivo.

Antonio Marras SS20

Milano Fashion Week e le polemiche 

Siamo tutti d’accordo nell’affermare che il trend della stagione è il sesso. I brand ne hanno fatto argomento principale di conversazione, interpretando il tema secondo il proprio gusto estetico. Da Prada a Versace, il corpo femminile torna protagonista. E con lui anche le polemiche. Vanessa Friedman dalle pagine del New York Times, attacca senza mezze misure le modelle scelte per le sfilate di Milano, quelle di Missoni in primis. Troppo magre e troppo giovani, come se il messaggio della body positivity sia stato frettolosamente accantonato. Tuttavia non possiamo non sottolineare la scelta dei brand cosiddetti emergenti, nuovi talenti del Made in Italy che si mostrano particolarmente sensibili a queste tematiche, disposti a selezionare un casting più eterogeneo che rispecchi la società. Ecco allora i modelli di Marco Rambaldi di Act N°1, che ci fanno ben sperare verso un futuro più inclusivo.

Dolce & Gabbana MIlano Fashion Week
Dolce&Gabbana Spring 2022

Di Michela Frau 

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