
Prima della Scala: i look più iconici rimasti nella storia
Con l’inaugurazione della stagione 2021/2022 alle porte, ripercorriamo i look che hanno segnato la storia della Prima della Scala
È il momento atteso da tutti i milanesi. E ovviamente dagli amanti dell’arte teatrale, sofferenti dopo due anni di chiusure e limitazioni. Domani 7 dicembre avrà luogo la Prima della Scala, la serata inaugurale della nuova stagione 2021/2022. Un evento tanto magico quanto iconico, acclamato quanto celebrato. Mai come prima così desiderato. In attesa di poter ammirare il Macbeth di Verdi diretto da Riccardo Chailly questo Sant’Ambrogio noi di Mam-e.it vi portiamo indietro nel tempo rivisitando i migliori look che hanno fatto la storia di questa serata ricca di magia.
Maria Callas per la Traviata del 1955
La più grande soprano della storia arriva nel 1955 nei panni della Traviata. Con regia nient’altro che di Luchino Visconti, già collaboratore con la Callas l’anno prima per una gloriosa Vestale.

È un momento altrettanto eclatante per Maria, prima della tragica perdita vocale del 1959. E la Callas arriva non da meno in un abito d’epoca, un vittoriano con influssi modernizzanti, a partire dalla valanga di gioielli cascanti sul petto. Alterna poi con un secondo look realizzato unicamente per lo spettacolo firmato Visconti. Le gemme diminuiscono, lasciando il posto ad una raffinata collana d’argento abbinata a lunghi candidi guanti bianchi.

Un Ballo in Maschera con Emanuela Castelbarco d’Acquarone
Una serata regale. La duchessa Emanuela Castelbarco d’Acquarone e la madre Wally Toscanini splendono durante la Prima della Scala del 1957. Con in scena Un Ballo in Maschera di Verdi diretto niente meno che dal padre della duchessa, l’immenso Arturo Toscanini. Per l’occasione, Emanuela Castelbarco sceglie un lungo abito rigorosamente nero, avvolto da un verboso drappeggio, souvenir della lezione di Yves Saint Laurent per la maison Dior di due anni prima.

Liz Taylor alla Prima della Scala
La diva hollywoodiana si presenta con Richard Burton al Teatro alla Scala nel 1972. Torna in scena proprio Un Ballo in Maschera di Verdi, con regia di Franco Zeffirelli. La proposta è un allestimento sfarzoso, studiato da Renzo Mongiardino, e sul podio troviamo Gianandrea Gavazzeni. È il periodo di Grassi al comando, promotore dello smoking alle prime “come l’abito della festa che ogni lavoratore indossa il Primo maggio”.

Ma è anche il periodo post-sessantotto, con i ragazzi del Movimento studentesco pronti ad accogliere il pubblico con lancio di uova, a fare scempio di pellicce e smoking. E poi arriva lei, la britannica Liz Taylor. In una cascata di perle, la Dama si presenta per la Prima della Scala in un lungo abito bianco con tunica in pelliccia. E ovviamente non manca il turbante. Una visione eterea in bianco che le giustifica i 10 minuti in ritardo che hanno mandato sulle furie Paolo Grassi.

La rivoluzione di Marina Ripa di Meana
Era il 1998 quando la Scala tremò. L’attivista per i diritti di animali e ambiente Marina Ripa di Meana fece il suo ingresso all’inaugurazione suscitando perplessità tra gli ospiti e i paparazzi. Senza escludere poi i giornalisti, che nelle giornate a venire riempirono le testate di critiche e obiezioni. Era per la nudità o per l’implicito messaggio? Bisognerebbe chiederlo agli invitati rigorosamente in pelliccia. In ogni caso, il look a petto nudo con la scritta “No fur” mostrato alla Scala di Milano rappresenta un momento emblematico per la lotta contro la strumentalizzazione degli animali nella moda. Oltre che una rottura con l’immaginario da fiaba creato negli anni dalle sfilze di lussuosi abiti da sera.

L’hollywoodiana Laura Teso
La Prima della Scala del 2016 ci ha regalato look immacolati. Tra i migliori sicuramente non passa inosservata Laura Teso. Per Madama Butterly di Giacomo Puccini, Laura Teso si presenta avvolta in un lungo abito da sera nero con scollatura a cuore, caratterizzato da un sottile profilo in raso pastello sul seno. La stessa tonalità della stola che le cingeva le spalle, reminiscente di una Gaga per Schiaparelli. Un look da Grande Dame, della Hollywood di Audrey e Grace.

Il bianco iconico di Carla Fracci
Tra i look della Prima della Scala più emblematici di sempre non può mancare l’etereo bianco dell’étoile. Carla Fracci, un ospite più che ricorrente nella storia della Prima della Scala. Sempre in total-white, variando tra il crema e il panna. Ma non ci deve stupire: era il simbolo della sua eleganza e ricercatezza, che spesso coordinava con camicioni lunghi e abiti morbidi da risaltare la sua leggiadria.

In una delle sue ultime apparizioni alla Scala Carla Fracci sfoggia un abito di organza a balze con mantella in cashmere firmato Laura Biagiotti. Un sodalizio che ne ha consacrato lo stile. E ancora una volta, per nulla sorprendente. Lo stile Biagiotti naviga sull’eterna eleganza, con creazioni in cachemire innovative e raffinate, dove il bianco è re. Perfetto per l’étoile della Scala, che ricordiamo con orgoglio nel film autobiografico Carla.
Patti Smith porta il rock tra i look della Prima della Scala
Tra i palchi rossi del Teatro alla Scala, ad assistere alla Tosca, Patti Smith ruba la scena. In occasione della prima rappresentazione del melodramma di Puccini, sotto la direzione di Riccardo Chailly, il Teatro milanese collabora con Edison. Un rapporto già solidificato nel 1883, e da cui nel 2019 nascono in ogni distretto del capoluogo lombardo oltre 50 eventi. Patti Smith è tra loro.

Lo spettacolo Art and Love vede la regina del rock – accompagnata dal bassista Tony Shanahan e dalla figlia Jesse Smith al piano – presentò i suoi brani più famosi assieme a suggestioni inerenti all’opera lirica. Non poteva dunque mancare all’inaugurazione, distinguendosi dalla massa in un cupo completo: jeans neri, anfibi Chanel con giacca damascata, gilet e immancabile cappello.
Kristine Opolais tra le divinità dell’Olimpo
Un anno da dimenticare, soprattutto per la mancata inaugurazione, che per la pandemia di Covid-19 non ha potuto avere luogo. Tuttavia, nulla è perduto. A riveder le stelle, diretto da Riccardo Chailly, sostituisce la serata inaugurale, tenuto come da tradizione la sera del 7 dicembre ma senza pubblico.

E per far risplendere anche i momenti più cupi della storia entra in gioco Armani, Fondatore Sostenitore della Fondazione del Teatro alla Scala. Tra gli abiti disegnati dallo stilista, quello di Krisitne Opolais ha tenuto incollati allo schermo migliaia di telespettatori. Un abito in velluto di seta nero, con profondo scollo a cuore ricamato in cristalli tono su tono, completato da una cappa in tulle interamente ricamata. L’incarnazione di una divinità greco-romana sul palco della Scala, pronta per riscaldare i cuori di noi italiani.

Di Michele Micera
Leggi anche:
Tosatti direttore della Quadriennale e alla Biennale di Venezia
La prima del teatro Regio di Torino 2021/2022: l’opera è La bohème e debutterà a febbraio
La bayadere di Rudolf Nureyev per la prima volta alla Scala di Milano
NEWSLETTER
Vuoi ricevere Mam-e direttamente nella tua casella di posta? Iscriviti alla Newsletter, ti manderemo un’email a settimana con il meglio del nostro Magazine.