Raffaella Carrà icona LGBT
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Raffaella Carrà icona LGBT: la colonna sonora di una comunità

Raffaella Carrà icona LGBT: una carriera all’insegna dell’amore verso il prossimo

La regina della televisione italiana si è spenta ieri, scuotendo l’animo di molti. Una carriera ricca di successi, che spaziano dalla televisione alla musica, dalla radio al cinema. Ma l’eredità che Raffaella Carrà lascia oggi non può fermarsi ai nostri schermi. Va oltre alla fama e alla gloria, verso cause più nobili . Non per altro, la diva italiana si è battuta per decenni in merito ai diritti della comunità LGBTQ+.

È stata un’eroina, della libertà d’espressione e dell’amore. È stata la paladina, contro i pregiudizi e gli stereotipi di genere.  Sarà sempre ricordata come un’icona della comunità LGBTQ+ internazionale.

Contro le costrizioni sociali: Raffaella Carrà negli anni Settanta

Raffaella Carrà icona LGBT
Raffaella Carrà, anni ’70

La morte di Raffaella Carrà ha lasciato un vuoto incolmabile. C’è ovviamente chi ne ha risentito di più. Primi fra tutti le persone queer che negli anni accendendo la televisione hanno potuto ammirare una donna senza timore e paura, libera e felice di essere sé stessa. È così dal 1970, quando Raffaella si presentò a Canzonissima in un completo firmato da un costumista della Rai che lasciava vedere l’ombelico. Scandalo assicurato per quei tempi, ma la showgirl nel 2018 lo ricorda dicendo: << Io non mi sono fatta problemi a farlo vedere in tv. Ero libera>>.

Raffaella Carrà icona LGBT
Raffaella Carrà a Canzonissima, 1970

Una vita senza costrizioni, e un impatto su milioni di persone colpite dai pregiudizi di una società non ancora pronta ad affrontare certe tematiche. Non si può poi dimenticare l’uscita della canzone Luca. Una delle prime canzoni italiane in cui si affrontava il tema dell’omosessualità. Era l’Italia della censura, e Raffaella riuscì a diventare un simbolo di emancipazione, aiutando le persone a vivere vite più appaganti.

Raffaella Carrà icona LGBT: la colonna sonora dei Pride

Anche in periodi di limbo come questo, dove l’approvazione del ddl Zan sembra ancora lontana, Raffaella Carrà è rimasta il sottofondo delle manifestazioni per i diritti LGBT di tutt’Italia. L’inno del Pride italiano fu eletto nel 2011, e non poteva che essere l’intramontabile ‘A far l’amore comincia tu. E non solo. Nel 2017, le fu consegnato il riconoscimento di “icona gay mondiale” al World Pride di Madrid. Coraggio, energia e libertà: sono queste le motivazioni del premio, in occasione del quale ha affermato: <<l’amore è fondamentale nella vita, e dovremmo essere liberi di dedicarlo a chiunque>>.

Raffaella Carrà icona LGBT
Raffaella Carrà con il suo classico caschetto biondo

Da sempre nella sua musica è presente la tematica dei diritti LGBTQ+. Per il video musicale della canzone Chi l’ha detto del 2018 vengono raffigurate diverse situazioni familiari, tra cui una coppia omosessuale. E tornando qualche anno più indietro, nel 2016 la Carrà si era anche espressa sul tema delle adozioni gay. Commentando la sua infanzia senza una figura paterna di riferimento, la diva della tv ha affermato di essere cresciuta con sua mamma e sua nonna. Due donne. Ed è così che dichiara: <<Facciamoli uscire i bambini dagli orfanotrofi, non crescono così male anche se avranno due padri o due madri. Io ne ho avute. Sono venuta male?>>.

Una donna che non potrà mai essere ricordata solo come un personaggio televisivo, o una semplice showgirl. È stata e sarà sempre un simbolo di emancipazione e libertà, in un Paese che ancora oggi fatica a riconoscere i più semplici dei diritti umani.

 

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