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Referendum Ucraina, la Cina ripete che bisogna rispettare la sovranità territoriale

Sia l’ambasciatore all’ONU che il portavoce del ministro degli Esteri cinesi dichiarano che “la sovranità e l’integrità territoriale di tutti i Paesi debba essere rispettata”

All’indomani dei referendum “illegali” russi nei territori occupati in Ucraina, l’ambasciatore alle Nazioni Unite della Cina, Zhang Jun, a un incontro del Consiglio di Sicurezza ha dichiarato che “la sovranità e l’integrità territoriale di tutti paesi dovrebbero essere rispettate e si dovrebbe spronare la comunità internazionale ad adoperarsi per una soluzione politica alla guerra in Ucraina”. Oggi il portavoce del ministro degli Esteri, Wang Wenbin, ha ribadito l’ormai solita risposta: “Sosteniamo che la sovranità e l’integrità territoriale di tutti i Paesi debba essere rispettata, che la Carta costitutiva delle Nazioni Unite debba essere osservata”. La posizione della Cina non cambia ma è sempre più lontana dalle esigenze della Russia.

La posizione della Cina non cambia ma si discosta da Mosca

I referendum per l’adesione alla Federazione Russa imposti nei territori occupati dall’esercito di Mosca in Ucraina non possono che non piacere a Pechino. L’Occidente ha già dichiarato questi referendum sono illegali e scandalosi, usati solo come un pretesto per l’annessione come accadde nel 2014 per la Crimea. È da ricordare che la Cina non ha mai dichiarato ufficialmente se riconosce la Crimea come parte della Russia. Le forze d’occupazione hanno dichiarato che i favorevoli all’annessione sono tra l’87% e il 99% ma si tratta chiaramente di un valore ottenuto puntando le armi alle tempie dei votanti, se erano ancora in vita. L’Alto Rappresentante UE per la Politica Estera, Josep Borrell, ha affermato che “questa (l’imposizione dei referendum, NdR) è un’altra violazione della sovranità ucraina”.

Ed ecco che su questo punto converge la posizione, ripetuta a macchinetta, di Pechino: ” la sovranità e l’integrità territoriale di tutti i Paesi deve essere rispettata”. Aggiungiamoci anche la non interferenza negli affari interni così da scollegare la guerra in Ucraina con la questione Taiwan. La paura è che lo strumento del referendum possa venire applicato in qualche modo anche per dichiarare l’indipendenza dell’isola autogovernata, ma “Taiwan è una parte inalienabile del territorio cinese e la questione taiwanese è puramente un affare interno della Cina. La questione di Taiwan e la questione dell’Ucraina sono di natura diversa e non sono affatto comparabili. Il futuro di Taiwan può essere deciso solo congiuntamente da tutto il popolo cinese, compresi i nostri compatrioti a Taiwan”, ha detto oggi Wang Wenbin.

La Cina ovviamente non si sbilancia a favore di una o dell’altra parte ma negli ultimi mesi è chiaro che le azioni di Putin danno più fastidio che altro. Xi Jinping all’incontro con Putin a Samarcanda ha espresso le sue preoccupazioni per il caso geopolitico ed economico creato dalla guerra prolungata. Negli ultimi tempi, anche a causa di scelte di politica interna come la “strategia Zero-Covid”, l’economia cinese ha rallentato così tanto che la crescita di quest’anno è più bassa degli altri stati asiatici. E questo non accadeva dal 1990.

Sia l’ambasciatore che il portavoce spingono per la de-escalation del conflitto. “I recenti sviluppi ci ricordano ancora una volta che la pace deve essere perseguita e sostenuta da tutti. Lo scontro tra blocchi, l’isolamento politico, le sanzioni e le azioni atte a mettere pressione porteranno solo a un vicolo cieco”, ha detto Zhang Jun. “In quanto grande paese responsabile, la Cina si è sempre impegnata a promuovere i colloqui di pace” e “Saremo sempre dalla parte della pace e continueremo a svolgere un ruolo costruttivo nell’attenuazione della situazione”, ha detto Wang Wenbin. Secondo la Cina questi referendum creeranno ulteriore trambusto geopolitico sfavorevole a Pechino visto che “l’amico” Putin è in difficoltà.

 

 

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Editor: Lorenzo Bossola

 

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