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Salario minimo: divisioni tra i partiti in Italia, ma l’Ue è pronta ad approvarlo

In Italia si parla di salario minimo: le posizioni dei partiti

Si accende il dibattito sul salario minimo in Italia. “Rinnovare i contratti e incidere sui livelli più bassi degli stipendi”. Questo è l’obiettivo per il ministro del lavoro Andrea Orlando per agire di fronte alle sollecitazioni europee.

Mentre l’Italia rimane ancora tra i soli sei Paesi in Ue che non hanno una regolamentazione in materia, le istituzioni europee sono pronte ad avviare gli accordi politici. Lunedì 6 giugno alle 19, a Strasburgo, si terrà il round decisivo di negoziati tra Commissione, Consiglio e Parlamento Ue. Il via libero sul salario minimo sarà atteso per la notte.

In Italia potrebbe essere una soluzione importante contro l’impoverimento delle fasce più deboli tra i lavoratori italiani. Ma non tutti i partiti sono d’accordo.

salario minimo italia

I partiti a favore del salario minimo in Italia

La direttiva europea, proposta nel 2020, vuole fissare un quadro di salari minimi equi ed adeguati, rispettando le impostazioni nazionali di ogni Paese e rafforzando il ruolo della contrattazione collettiva. Tuttavia, in Italia il provvedimento è rimasto fermo in Senato con uno scontro tra le parti politiche. Andrea Orlando è al lavoro per trovare il punto di contatto tra i partiti.

A schierarsi a favore del salario minimo sono i pentastellati. Giuseppe Conte, leader M5S, ha puntualizzato che “se per alcuni politici è normale che si prendano paghe da fame da 3/4 euro lordi l’ora, allora diciamo che la politica dei 5 Stelle non è questa”. Anche il segretario del Pd, Enrico Letta, ha spiegato che “la questione salariale è fondamentale e c’è bisogno di agire come Germania e Australia, Paesi simili al nostro che sono arrivati al salario minimo, proprio come noi dovremmo fare”.

Anche Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture, ritiene che questo provvedimento garantirebbe “un salario dignitoso a tutti i lavoratori”.

I partiti contro il salario minimo in Italia

A dare grande voce alla posizione di contrarietà al salario minimo è stato il ministro della pubblica amministrazione Renato Brunetta. “Non va bene per legge perché è contro la nostra storia culturale di relazioni industriali. Il salario non può essere moderato ma deve corrispondere alla produttività”, ha detto.

Segue questa posizione la presidente dei senatori di Forza Italia, Anna Maria Bernini. “Per un liberale l’imposizione del salario minimo è una violazione alla libertà contrattuale e rischia di indurre le piccole imprese a recedere dai contratti applicando un salario più basso”, ha detto.

Anche la Lega, con il ministro per lo Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, si schiera contro il provvedimento. “Non si può mettere in carico un ulteriore costo su aziende che ne hanno già molti. Il salario minimo non deve essere un tabù, ma bisogna capire cosa si fa e la priorità è il recupero del potere d’acquisto”, ha affermato.

 

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Editor: Susanna Bosio

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