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Silvio Berlusconi torna a parlare di Putin e della Guerra in Ucraina

Silvio Berlusconi torna a parlare della guerra in Ucraina e si corregge: «Doveroso l’invio di armi. Ma meglio non fare troppa pubblicibità»

Dopo le ultime dichiarazioni e conseguenti polemiche, Silvio Berlusconi torna a parlare nelle ultime ore di Vladimir Putin e della guerra in Ucraina.

Accusato da molti di aver utilizzato parole discutibili nei confronti di Joe Biden e della Nato, altri hanno preso le sue difese.

Ma la sua posizione non è cambiata: «Non è cambiata ed è perfettamente in linea con quella del Ppe, dell’Europa e dell’Alleanza atlantica. Nessuno in Occidente, neppure gli stessi ucraini, ha immaginato che la guerra per difendere l’Ucraina dovesse diventare una guerra di aggressione alla Russia. In questo quadro, l’invio di armi come strumento difensivo a Kiev è doveroso, l’enfasi propagandistica come ogni atteggiamento provocatorio non fa altro che allontanare la conclusione di questo conflitto. Occorrono equilibrio e fermezza e riservatezza: solo così si potrà ottenere dai russi una soluzione diplomatica accettabile» così una nota di Forza Italia.

Berlusconi torna a parlare della guerra in Ucraina

«Per portare Putin al tavolo delle trattative non si possono fare dichiarazioni come quelle che giungono da Gran Bretagna e Nato» a ribadirlo Silvio Berlusconi, che dopo le dichiarazioni degli scorsi giorni non si tira indietro, convinto che utilizzare parole aggressive nei confronti di Vladimir Putin non sia il metodo adatto per arrivare a una de-escalation e a una soluzione diplomatica.

«Credo che l’Europa debba fare una proposta comune di pace cercando di far accogliere agli ucraini le domande di Putin. Bisogna far accogliere agli ucraini le domande di Putin» ha aggiunto il leader di Forza Italia, convinto che questa sia l’unica via per arrivare al cessate il fuoco.

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Dopo un pranzo a Napoli in occasione della prossima convention del centrodestra, Silvio Berlusconi ribadisce la sua posizione per quanto riguarda l’invio di armi a Kiev che rimane, però, ambigua:

«Inviare armi significa essere cobelligeranti, anche noi in guerra. Cerchiamo di farla finire, questa guerra. Ma se dovessimo inviare ancora armi sarebbe meglio non farne tanta pubblicità…» sottolinea l’ex premier.

E sulle sanzioni Silvio Berlusconi aggiunge: «Fanno molto male all’economia sovietica, che ha subito calo del Pil del 14 per cento. Ma le sanzioni fanno male anche a noi».

Sul blocco delle forniture di gas Silvio Berlusconi si agita: «C’è l’ipotesi sconvolgente di una chiusura di centinaia di migliaia di aziende, con la perdita di tre milioni di posti di lavoro. E con il dilagare della povertà in Italia: potremmo essere costretti a stare a casa con il capotto e la candela. Non voglio neanche pensarci».

 

Editor: Vittoria Ferrari

 

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