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Sparatoria in Texas: il problema delle armi negli Stati Uniti e le leggi troppo permissive

La lobby delle armi imprigiona gli Stati Uniti: troppe vittime per sparatorie

Negli Stati Uniti il problema delle armi non può essere sottovalutato. Ad oggi, sono l’unico Paese sviluppato dove le sparatorie in scuole e luoghi pubblici si ripetono incessantemente.

“Cosa stiamo facendo? Cosa stiamo facendo? Cose come queste succedono solo nel nostro Paese. Da nessun’altra parte del mondo i bambini vanno a scuola pensando che potrebbero essere uccisi quello stesso giorno”. Queste sono le forti parole pronunciate dal senatore Chris Murphy, diventate virali dopo la notizia della sparatoria in Texas.

Stati Uniti: il Texas ha le leggi più permissive sulle armi

Ieri un diciottenne di nome Salvador Ramos è entrato in una scuola elementare di Uvalde, Texas, e ha aperto il fuoco su studenti e insegnanti, uccidendone in totale 21. Questa costituisce la peggiore strage avvenuta in un istituto scolastico dopo quella del 2012 a Sandy Hook. Ma gli episodi sono molti, e si riaccende così il dibattito intorno al controllo del possesso di armi in tutto il Paese.

In particolare, il Texas è uno degli Stati americani con le leggi sulle armi più permissive di tutti gli Usa. Secondo le stime, più di un milione di cittadini texani possiede almeno un’arma. Tuttavia, si tratta di stime probabilmente in difetto, considerato che non serve alcun tipo di permesso per possedere, acquistare o vendere pistole e fucili.

Solo lo scorso anno, infatti, il governatore del Texas, Greg Abbott, aveva firmato una legge che poneva fine alla necessità di avere un porto d’armi. In questo modo, si consente a chi ha più di 21 anni di portare sempre con sé un qualsiasi tipo di arma. Le leggi precedenti consentivano già il trasporto di armi senza eccessive limitazioni. Ma con quella approvata da Abbott, è stato eliminato anche l’obbligo di tenere le armi con cinture alla vita o alla spalla.

Lobby delle armi: un grosso problema per gli Stati Uniti

Come era emerso dai sondaggi, le nuove regole introdotte lo scorso anno non vennero accolte con molto entusiasmo da gran parte della popolazione. Sono diffuse, infatti, le posizioni di chi chiede da anni un maggiore controllo sulle armi negli Stati Uniti. Non l’eliminazione del secondo emendamento, che ne consente il possesso, ma controlli più rigidi su chi le acquista e regole specifiche per accedere ad armi d’assalto.

Eppure, anche di fronte ai numeri delle vittime che si contano ogni anno a causa delle sparatorie, sembra non smuoversi la potente lobby delle armi, la Nra. Ad ogni proposta di legge per un controllo sulle armi, essa grida alla limitazione della libertà personale dei singoli cittadini.

E fa parte del gruppo proprio il governatore texano Greg Abbott, che questa notte ha anche rivolto le sue condoglianze alle famiglie dei bimbi uccisi, pur rimanendo di fatto uno dei principali responsabili della strage.

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Il contrasto alle armi negli Stati Uniti

Il presidente Joe Biden ha tenuto un discorso alla nazione a seguito della terribile strage nella scuola in Texas. “Perché continuiamo a lasciare che ciò accada? È tempo di trasformare questo dolore in azione. E a chi ostacola o ritarda le leggi sulle armi dobbiamo far sapere che non dimenticheremo. Possiamo e dobbiamo fare molto di più”, queste le sue parole.

È diventato virale sul web il discorso dell’allenatore dei Golden State Warriors, Steve Kerr, che si è rifiutato di parlare di basket nella conferenza stampa prima della partita. “Negli ultimi giorni – ha detto – abbiamo visto assassinati anziani neri a Buffalo, ma anche fedeli asiatici nel sud della California. Ora bambini uccisi a scuola. Ma quando faremo qualcosa? Sono stanco di porgere condoglianze alle famiglie devastate che sono là fuori. Siamo tenuti in ostaggio da 50 senatori a Washington“.

È da anni, in realtà, che una grande fetta della popolazione americana si batte affinché vengano introdotte regole a controllo delle armi. E lo fanno anche personaggi noti, da Lebron James e Chris Evans a Matthew McConaughey. Già nel 2012, l’allora presidente Barack Obama esortava ad essere più coraggiosi contro le lobby delle armi da fuoco, per proteggere i cittadini e rendere la comunità degli Stati Uniti più sicura.

 

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Editor: Susanna Bosio

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