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Suicidio assistito approda alla Camera ma l’Aula è deserta, Cappato: “Un danno che il Parlamento fa a se stesso”

Legge per il suicidio assistito: Camera semivuota nel giorno di apertura della discussione

La legge sul suicidio assistito è ferma alla Camera da tre anni. Il percorso iniziato ieri con l’apertura della discussione del disegno di legge non si preannunciava né in discesa né veloce. Tra i Parlamentari c’era anche chi escludeva la possibilità di arrivare al voto prima di Natale. Ma a sostenerne l’approvazione c’era il centrosinistra. E anche il centrodestra, pur rimanendo contrario al testo del ddl, ammetteva la necessità di affrontare la questione.

Eppure, all’approdo in Aula del disegno di legge, i Parlamentari presenti erano poco più di quindici. A metà della discussione, il numero è sceso sotto la decina. Ad intervenire è stato Giorgio Trizzino, deputato del Misto, che ha detto: «Se la telecamera inquadrasse l’emiciclo farebbe apprezzare un’Aula quasi completamente vuota, sancendo ancora una volta la distanza tra politica e diritti civili dei cittadini».

Suicidio assistito: immagine avvilente dell’Aula deserta

Un’immagine avvilente, richiamata anche da Walter Verini del PD, che è intervenuto per chiedere al Parlamento «una prova di maturità e responsabilità». Giuseppe Conte, unico leader ad intervenire ieri, si è semplicemente augurato una discussione aperta e concreta, senza pregiudizi ideologici. Ed è stato sostenuto dai festeggiamenti dei pentastellati, che parlavano già di un giorno storico per i diritti civili.

Ma sembra piuttosto chiaro che, come nel caso del Ddl Zan, ci vorranno mesi per, forse, giungere all’approvazione della legge. Probabilmente se ne riparlerà direttamente a febbraio, dopo l’elezione del Capo dello Stato. In questo lasso di tempo, i partiti che sostengono la legge sul fine vita, tra cui PD e M5S, sperano di arrivare alla mediazione con i partiti del centrodestra più restii all’approvazione del ddl.

Suicidio assistito: la reazione di Cappato

«Un danno che il Parlamento infligge a se stesso», queste le parole di Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Coscioni. Proprio lui, con il processo per il caso di DJ Fabo, aveva aperto la strada per la legalizzazione del suicidio assistito. Di fronte all’Aula di Montecitorio semivuota, Cappato ha sottolineato che in questo modo il Paese perde di credibilità.

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Marco Cappato

«È evidente che questo non fosse un dibattito legato ad una volontà di decidere in tempi brevi – ha affermato Cappato – ma che la maggioranza dei parlamentari la ritenesse una discussione semplicemente interlocutoria, sapendo già che verrà rinviata all’anno prossimo».

Cappato ha voluto ricordare che il suicidio assistito è già un diritto garantito della sentenza della Corte Costituzionale del 2019. Ma una legge deve garantire e rafforzare quel diritto già acquisito. Se la legge dovesse naufragare in Parlamento, Cappato ritiene che gli strumenti già messi in campo in questi anni resterebbero in piedi a favore dei malati. «Chi oggi vive questa urgenza – ha aggiunto – e ha bisogno di risposte in settimane o mesi, è più probabile che le ritrovi nella sentenza di un giudice. L’enorme differenza con il Ddl Zan, però, sta nel referendum sull’eutanasia legale, se la Corte lo ammetterà».

 

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Editor: Susanna Bosio

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