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Tampone rapido Covid: quanto è affidabile il risultato? Perché si rischiano i falsi negativi?

Affidabilità del tampone rapido per il Covid: le preoccupazioni

Di fronte al moltiplicarsi dei nuovi contagi, molti Italiani nelle ultime settimane sono ricorsi al tampone rapido per scoprire se positivi al Covid. Soprattutto nei giorni prima di Natale, il numero di test effettuati ha sfiorato cifre record di quasi 1 milione. Con questa frenesia da tamponi, però, sono sorti dubbi e incomprensioni sulla loro utilità, modalità di utilizzo e soprattutto attendibilità.

Infatti, accade sempre più di frequente che il risultato di un tampone rapido non sia veritiero. E che ci si accorga quindi di aver contratto il virus solo tramite un molecolare. Ecco spiegato il perché di questo fenomeno.

Tampone rapido: 1 su 2 sbaglia a rilevare il Covid

I tamponi rapidi, o antigenici, permettono di ottenere un risultato in 15 minuti tramite il prelievo delle secrezioni nasali di chi vi si sottopone. Sono disponibili in farmacia al prezzo di circa 15 euro, molto più ridotto rispetto a quelli molecolari.

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Tuttavia, sono molti gli esperti della comunità scientifica a sottolineare la possibilità di ottenere un esito falsamente negativo. Ipotesi che invece si annulla nel caso di un molecolare. Uno studio pubblicato dalla rivista Future virology, effettuato su 332 persone, dimostra che un tampone rapido sbaglia quasi 1 volta su 2 nella rilevazione del Covid.

La novità dello studio, come ha spiegato Claudio Giorlandino direttore scientifico del Centro ricerche Altamedica di Roma, risiede nella correttezza metodologica nello svelare i limiti dei tamponi rapidi. «L’enorme numero di falsi negativi che producono questi test, eseguiti in farmacia o in piccoli studi e laboratori, è pericolosissimo perché determina un falso senso di sicurezza nei soggetti negativi», ha sottolineato.

Perché il tampone rapido Covid spesso sbaglia?

Sono molte le motivazioni che causano l’inaffidabilità dei tamponi antigenici. Questi, infatti, non cercano il materiale genetico del Coronavirus (come nel caso dei molecolari) o gli anticorpi (come i sierologici), ma rilevano la presenza di alcune proteine tipiche del virus. Mettono in evidenza l’eventuale presenza di antigeni (da qui il loro nome), ovvero sostanze estranee presenti nel nostro corpo che provocano la risposta del sistema immunitario.

Se la carica virale non è particolarmente alta, a livello di concentrazione di particelle virali nel nostro organismo, questi test faticano a rilevare l’infezione. La carica virale non è la stessa nelle diverse fasi dell’infezione. Aumenta significativamente tra le 48 e le 72 ore successive al contagio. Spesso il tampone viene effettuato appena si ha avuto notizia di un contatto con un positivo. Questo rende alta la probabilità di ottenere un falso negativo. Sarebbe più indicato sottoporvisi dai 3 ai 4 giorni successivi al contatto.

C’è un’altra importante variabile e riguarda la minore sensibilità dei test rapidi nella rilevazione della variante Omicron. Un team di ricerca ha valutato e confrontato le performance di alcuni dei principali tamponi antigenici verso Omicron e le precedenti varianti del Covid. Da questo studio è emersa la consistente riduzione della sensibilità nei confronti della nuova variante anche da parte di quei tamponi che vengono attualmente utilizzati nell’Unione Europea e quindi in Italia.

 

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Editor: Susanna Bosio

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