virgil was here, sfilata LV in memoria di Virgil Abloh
Moda

“Virgil was here”: il testamento di Virgil Abloh nella sua ultima sfilata per Louis Vuitton

A Miami sfila per l’ultima volta l’uomo Louis Vuitton di Virgil Abloh 

48 ore dopo l’annuncio della sua scomparsa, Virgil Abloh rivive con “Virgil was here” negli abiti della sua Louis Vuitton. Alle spalle aveva già dei progetti di successo come Pyrex Vision e Off-White, quando nel 2018 è stato chiamato alla direzione della linea maschile di Louis Vuitton. Abloh, che nella moda non si è mai visto protagonista, piuttosto un “turista”, arriva da Louis Vuitton in un momento in cui la società stava riscontrando nell’industria della moda una certa mancanza di diversità e inclusività. Così inizia a portare in passerella la sua personale visione della moda, fatta di cultura popolare e rottura degli schemi, anche all’interno di un brand di lusso. Le sue creazioni segnano da subito un punto di svolta nell’ heritage della Maison: la moda di Virgil Abloh è ironica, dirompente, incuriosisce.

La sfilata ss22 uomo di Louis Vuitton omaggia lo stilista

Tra le mura di un teatro abbandonato, il Marine Stadium, e la sponda del mare di Miami si staglia con prepotenza e delicatezza allo stesso tempo la genialità creativa dello stilista. Nel luogo prescelto per la sfilata c’è tutta l’essenza di Abloh: c’è l’atmosfera di una periferia dimenticata e la libertà della brezza marina. La collezione ss22 uomo di Louis Vuitton era già stata presentata con un video nel mese di giugno, ma in occasione dell’inaugurazione della nuova boutique di Miami, Abloh ha voluto uno show speciale con dieci nuovi pezzi inediti. Lo stilista ha lavorato alla collezione fino a venerdì scorso, prima del ricovero a causa di un improvviso peggioramento delle condizioni di salute.

In passerella completi dai colori neon, giacche blouson, borse dall’effetto specchiato, cappelli da baseball abbinati a suite classiche e la tendenza del momento: il balaclava. Una sintesi del lavoro fatto in questi anni e un’ ennesima rielaborazione multiculturale.


Louis Vuitton Menswear ss22, giugno 2021

“Virgil was here”

Nel video di presentazione alla sfilata, un bambino nero corre con una bicicletta tra le strade di una città, tra containers, campi da calcio e litorali. Corre fino ad arrivare ad una mongolfiera rossa marchiata LV. Sale su e vola. In passerella, il primo modello serpeggia tra gli alberi piantati sul cemento, mentre risuonano le parole dello stilista che invita gli adulti a “comportarsi di nuovo come bambini”, di riscoprire il senso della meraviglia, di non usare la mente ma l’immaginazione. Le parole di Virgil aprono e chiudono lo show. Alla fine, un monologo dello stilista scomparso recita:

“La vita è troppo breve per fare ciò che gli altri pensano tu possa fare, piuttosto che sapere cosa puoi davvero fare”

Si erige tra il pubblico della sfilata, una statua gigante multicolore raffigurante lo stilista con lo sguardo rivolto al cielo. È proprio il cielo che, ad un certo punto della sfilata, diventa il vero protagonista. Infatti, elementi ricorrenti dello show sono stati gli aeroplani di carta e le mongolfiere, degli oggetti che appartengono all’immaginazione ingenua di un bambino che sogna di volare. Il tema del volo è centrale, «una metafora di possibilità e apertura mentale e il nostro bisogno di riconnetterci con quegli istinti bestiali», ha dichiarato lo stilista sul comunicato stampa della sfilata, pochi giorni prima della sua morte.

La statua di Virgil Abloh durante lo show Virgil was here
La statua di Virgil Abloh durante lo show “Virgil was here”

In conclusione, in cielo si innalza una danza di droni che compongono ora il logo della maison, ora un aereoplanino di carta, ora la scritta “Virgil was here”. Ed effettivamente questa notte, tutto ricordava il suo passaggio su questa terra.

Gli ospiti presenti

Sugli spalti, amici e colleghi si sono riuniti per dare l’ultimo saluto al designer. Tra questi, l’ex coppia Kim Kardashian e Kanye West,  Pharrell Williams, Venus Williams, Rihanna e Asap Rocky, Maluma, Ricky Martin, Ivanka Trump, DJ Khaled, le sorelle Hadid, gli editori Edward Enninful e Samira Nasr, Domenico Sole, Juergen Teller. Presenti anche i colleghi Silvia Fendi con la figlia Delfina, Francesco Ragazzi di Palm Angels, Jonathan Anderson e Nigo.

virgil was here
virgil was here

Il testamento morale e creativo di Virgil

In questa sfilata si fa strada la sensazione che, sebbene la morte di Virgil Abloh sia stata inaspettata -e senza dubbio lo era per il pubblico-, forse lo stilista sapeva bene che questa sarebbe stata la sua ultima opera. Abloh, il più semiotico degli stilisti, ci lascia con una collezione ricca di significato, di messaggi, di simboli, di riflessioni e di domande aperte. 

Lo streetwear come medium di comunicazione e appartenenza

Con Abloh, lo “streetwear” è diventato il veicolo, un particolare modo di comunicare. Non è una tendenza, ma una proposta di pensieri: la moda è solo il medium attraverso cui ciò accade. Una felpa con cappuccio è uno strumento di comunicazione. Il punto non è la felpa in sé in quanto capo di abbagliamento. Più di tutti, ha saputo cogliere il ribaltamento del processo di influenza della moda tradizionale: non è più l’alta moda che influenza le masse, ma è la strada che influenza la moda e in questo processo il pubblico non è più passivo, ma critico e attivo.

Spesso, il suo lavoro ha diviso l’opinione pubblica. Tra chi gli ha puntato il dito contro accusandolo di non fare veramente moda e chi lo ha visto come un rivoluzionario. Ciò che è certo, tuttavia, è che la sua è una moda che parla al pubblico ed è del pubblico. Di tutti, senza distinzione di età, sesso ed etnia.

Non era noto per le sue abilità tecniche, ma capiva la cultura popolare e cosa significava muoversi nel mondo usando l’abbigliamento come simbolo di appartenenza. Non a caso Antoine Gregory, fondatore di Black Fashion Fair, ha affermato:

“Virgil ha creato un mondo in cui possiamo esistere ed essere visti, come persone nere, come creativi neri, come rivoluzionari neri. Lui era tutto questo. Era anche sensibile e si preoccupava dell’effetto che stava avendo sulla prossima generazione”

Virgil Abloh ha ridefinito il lusso nella moda

Ha dimostrato che la quotidianità e tutta la cultura urban è la cosa più cool del mondo e che il vero lusso siamo noi stessi, le nostre radici e le nostre emozioni. Ha ridefinito il concetto stesso di lusso riportandolo alla relazione tra l’oggetto e l’individuo e meno all’artigianalità dell’oggetto stesso. Il lusso secondo Virgil Abloh è la rappresentazione di noi stessi all’interno di certe dinamiche, è potersi riconoscersi ed essere rappresentanti e notati all’interno di esse. Con lui si è ufficialmente sdoganato il concetto di lusso popolare, ovvero un lusso (quanto meno ideologico) per tutte le persone. Per questo, la sua eredità non sono abiti, né oggetti. Non sono neppure la musica o i suoi numerosi progetti. Il lascito più importante di Virgil Abloh è l’aver offerto un nuovo punto di vista, una nuova chiave di lettura.

Ha fatto luce su aspetti culturali tenuti fuori dalle dinamiche modaiole e ha scardinato i confini di mondi antitetici divenendone l’intermediario. Il processo creativo di Virgil Abloh è un viaggio continuo. Un perpetuo girovagare tra mondi diversi e lontanissimi da cui trarne sempre insegnamento. D’altronde, questa è stata la visione di chi nella sua vita, in primis, ha coniugato la filosofia con l’ architettura, la moda alla musica e l’esclusivo all’inclusivo. I suoi lavori hanno indotto, o costretto, l’industria della moda ad accettare valori “popolari” che fin ora aveva liquidato come non meritevoli di attenzione come la musica rap, l’ironia, i graffiti, lo sport, le felpe e gli slogan.

Per un capitolo chiuso, Virgil Abloh ne ha iniziati molti altri.

Autore: Flavia Iride

flaviairide@mam-e.it

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