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Costa Concordia: dieci anni dopo ancora tanto dolore e rabbia per quella notte del 13 gennaio 2012

Dieci anni del naufragio della Costa Concordia

Ore 21:45 di venerdì 13 gennaio 2012. Il comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino, urla “hard to port”, “tutta la barra a sinistra”. L’ordine arriva troppo tardi. Pochi secondi dopo, l’enorme nave da crociera che trasporta 3.216 passeggieri e 1.013 componenti dell’equipaggio urta il gruppo di scogli dell’Isola del Giglio chiamato Le Scole.

Comincia così uno dei peggiori naufragi della storia italiana, conclusosi con 32 morti e 110 feriti. Una macchia sull’orgoglio nazionale dell’Italia, Paese di grandi navigatori. E quella frase, rimasta iconica, pronunciata quella notte da Gregorio De Falco al telefono con Schettino: «Torni a bordo, c…o!».

Non solo Schettino, ma anche altri ufficiali presenti in plancia quella sera hanno pagato per quanto accaduto. Ma con pene tutte patteggiate e di soli tre anni. Dopo quella notte, il relitto della nave è stato risollevato e poi demolito nel porto di Genova nel 2015. I fondali del Giglio sono stati ripuliti e i parenti delle vittime e i naufraghi risarciti.

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Costa Concordia: cosa è successo veramente quella notte

Quella sera, la Concordia lascia la rotta usuale per effettuare il passaggio ravvicinato, chiamato “inchino“, sotto l’Isola del Giglio. Ma la nave entra presto in rotta di collisione con gli scogli. Schettino, dopo essersi accorto che la nave è troppo vicino alla costa per un errore di calcolo, concentra una serie di ordini in pochissimi secondi. Eppure è tutto inutile: alle 21:45 la nave urta le rocce, riportando una profonda apertura lunga 70 metri sul lato di sinistra della carena.

L’acqua entra con velocità nella parte bassa della nave, mettendo fuori uso motori e generatori a gasolio e producendo un blackout. I passeggeri in preda al panico si riuniscono nei punti di raccolta. Schettino, contattato dalla Capitaneria di porto di Livorno, sminuisce la situazione e non menziona l’allagamento in atto. La comunicazione avverrà solo alle 22:25, quando ormai la situazione sarà insostenibile.

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In quei minuti, Schettino ordina l’evacuazione e viene lanciato il segnale che indica l’emergenza generale. Dalle registrazioni telefoniche sarebbe emerso che il comandate aveva abbandonato la nave già prima che tutti i passeggeri fossero in salvo. Il tutto dichiarando di pensare che “tutti fossero già scesi”.

Durante l’abbattimento della nave sulla dritta, intorno alle 00:30, 18 delle persone che stavano tentando di attraversare il corridoio trasversale per spostarsi da sinistra a dritta scivolano nella zona allagata e nei vani ascensori, perdendo la vita. Altre 13 persone annegano dopo essere state risucchiate dall’acqua dopo il rovesciamento della nave. Un’altra passeggera affoga nella zona del ponte 3.

La condanna a Schettino, comandante della Costa Concordia

Mentre avviene la tragedia, il comandante Schettino si trova a terra. Una donna lo riconosce e gli chiede: «Lei che ci fa qui? Non dovrebbe essere sulla nave?». La risposta è un’ennesima bugia: dice di essere scivolato e caduto in una scialuppa di salvataggio. Nel frattempo, dalla Concordia provengono urla disperate.

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Schettino viene poi arrestato insieme al primo ufficiale di coperta, Ciro Ambrosio, con le accuse di omicidio colposo plurimo, naufragio e abbandono di nave in pericolo. Nel 2017 la Corte di Cassazione conferma la sentenza di condanna a 16 anni per Francesco Schettino.

«Non ho mai dimenticato le 32 vittime», ha dichiarato ancora Schettino, che sta scontando la pena nel carcere di Rebibbia. Lì si sta dimostrando un “detenuto modello” e il prossimo maggio 2022, dopo aver scontato metà della pena, potrà chiedere misure alternative alla detenzione in prigione.

 

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Editor: Susanna Bosio

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