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Moda

Pitti 100, cosa resta della fiera fiorentina?

Pitti 100: la fiera di Firenze giunge alla sua centesima edizione ma emergono dei dubbi

Con l’ultima giornata del Pitti Immagine, si conclude anche questa stagione estiva dedicata alla moda maschile. Dopo una serie di slittamenti e un edizione in digitale, la fiera fiorentina torna in presenza aprendo nuovamente al pubblico le porte di Fortezza del Basso. Ad aprire le danze era stato Pitti Filati il 28 giugno, seguito da Pitti Uomo e Pitti Bimbo dal 30 giugno al 2 luglio.

Pitti ritorna e ritorna in grande stile con un edizione speciale dedicata alla centesima edizione. Il numero 100 è stato il fil rouge di tutta l’edizione e protagonista del progetto grafico di Francesco Dondina che, per l’occasione, ha creato cento modi diversi di scrivere “100” come metafora dell’anima di Pitti: creativa e dinamica. In merito, il direttore Agostino Poletto ha dichiarato:

Il 100 è un numero forte, significativo, tondo e promettente. È sicuramente un traguardo, ma – se letto al contrario, 001 – diviene il simbolo di un nuovo inizio. Fin da subito ci è apparso come una grande opportunità per esprimere il mood con cui ci apprestiamo a progettare e organizzare i nostri saloni estivi, tornati finalmente in presenza.

Le anime del menswear al Pitti

In particolare, Pitti Uomo quest’anno ha voluto rappresentare le diverse anime del menswear raggruppandole in tre diversi stili:

Anche questa edizione ha dedicato particolare attenziona al tema della sostenibilità. L’iniziativa Sustainable Style giunge alla terza edizione in cui Giorgia Cantarini, giornalista e curatrice del progetto,  ha selezionato quindici brand emergenti sostenibili che creano e producono secondo specifici criteri di eco-responsabilità.

Sustainable Style giunge alla sua terza edizione, confermando la sua attitudine allo scouting in tutto il mondo all’insegna dell’inclusione e della valorizzazione delle diversità. Ogni brand ha una storia da raccontare, un percorso valoriale ambizioso, idee e progetti per salvaguardare il territorio e preservare l’artigianato.

Infine, special guest dell’edizione è il 27enne Thebe Magugu, vincitore dell’International Fashion Showcase 2019 e il Premio LVMH 2019.

Tra nuovi inizi, ripartenze, celebrazioni e nuove opportunità, la mission della fiera era sicuramente lodevole, ma com’è andata veramente?

I numeri della centesima edizione di Pitti

Per la sua edizione numero 100, il messaggio di ottimismo e ripartenza del Pitti si scontra con dati di ripresa ancora troppo flebili. Infatti, gli espositori presenti sono stati solo 395, un terzo in meno rispetto alle edizioni precedenti in cui se ne contavano oltre 1.200. Una cinquantina di brand hanno invece aderito a Pitti Connect. Torna infatti lo spazio espositivo online della fiera, che durante la scorsa edizione digitale ha offerto una finestra sul mondo a tutti i brand.

Più che dimezzato anche il numero di partecipanti, soprattutto quelli provenienti dall’estero, mentre si è registrata la presenza di 4 mila buyer. Nonostante ciò,  il Made in Italy fa sempre gola e il salone ha chiuso con buoni risultati sul fronte internazionale con la presenza di 4 mila buyer esteri, il 30% del totale degli operatori del settore. L’internazionalità della fiera è stata ribadita con la sorprendente presenza di due department store americani, Bergdorf Goodman e Neiman Marcus e con una buona partecipazione di gruppi retail provenienti da Cina, Hong Kong, Giappone e Corea.

Pitti 100: la kermesse fiorentina ha ancora senso?

Era il 1972 quando prendeva forma la prima edizione della fiera fiorentina dedicata all’abbigliamento maschile, un’idea nata dopo le sollecitazioni del pioniere della moda italiana Giovanni Battista Giorgini nel tentativo di riscattare tutta la magnificenza della manifattura italiana. Da Giorgini all’attuale direzione di Raffaello Napoleone, il Pitti è stato sempre un appuntamento molto atteso per la moda di tutto il mondo. Un’impresa lodevole ma che, tra i contraccolpi della pandemia e una moda in rivoluzione sembra incombere in un cortocircuito.

Stilisti emergenti, storiche riconferme, questioni etiche, eventi in presenza, eventi in digitale, presentazioni di libri, film, stand, premiazioni e mostre. Il rischio è quello di un enorme confusione. Gli unici punti saldi rimangono forse la sostenibilità e le foto di damerini in finte pose disinvolte e dai look anacronistici. Se è innegabile che a qualche dandy superstite o gentleman to be rassicuri l’idea di vedere hipster in completi tre pezzi, qualcun altro potrebbe chiedersene il senso. Infinite liste di eventi e designer rischiano di perdersi in un mare magnum di immagini e parole. La moda streetwear compare saltuariamente quasi a voler forzatamente dimostrare lo stare al passo con i tempi. L’ heritage della fiera non è più un pretesto sufficiente per stare a galla.

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