Dizionario Arte

DELACROIX, EUGENE

DELACROIX, EUGENE

DELACROIX, EUGENE. Pittore, disegnatore e litografo francese. Fu una delle figure portanti del romanticismo e uno degli ultimi grandi artisti a dedicare gran parte della sua carriera a pitture murali di tradizione eroica. Lorenz Eitner (Profilo della pittura europea del XIX secolo, 1987) lo descrive come “l’ultimo grande pittore europeo a usare il repertorio dell’arte umanistica con consapevolezza e originalità.

Nelle sue mani antichi miti e storia medievale, il Golgota e le barricate, Faust e Amleto, Scott e Byron, tigre e odalisca sono immagini di uguale potenza”.

Delacroix Eugene

Delacroix Eugene ebbe una buona istruzione e crebbe con l’amore per la letteratura e la musica, così come per l’arte. Nel 1815 iniziò a studiare con Pierre Guérin, che era stato allievo di Géricault (il cui lavoro influenzò molto Delacroix), e negli anni seguenti si iscrisse all’ École des Beaux-Arts. La vera istruzione la ebbe però copiando i grandi maestri al Louvre, dove rimase incantato di fronte a Rubens e ai pittori veneziani del XVI secolo.

Era uno studente appassionato e ricettivo verso i suoi predecessori, e Rubens -con la sua ricca immaginazione, i colori caldi e l’enorme energia -era una fonte costante di ispirazione.

La Barca di Dante (Delacroix)

Nel 1822 la sua carriera si avviava brillantemente quando fu ammesso per la prima volta al Salon. La barca di Dante (Louvre, Parigi), una scena melodrammatica dell’Inferno dantesco, rappresentò il centro di discussione della mostra e lo stato lo acquistò.

Due anni dopo ebbe un altro successo al Salon con il Massacro di Scio (Louvre), ispirato alle recenti atrocità turche durante la guerra d’indipendenza della Grecia. Sul quadro si sollevò molta critica ostile (Gros, che aveva ammirato La barca di Dante, lo definì “il massacro della pittura”), ma gli fu assegnata una medaglia d’oro. Anche in questo caso lo state acquistò il quadro.

Il successo del Massacro di Scio

Il massacro di Scio (Delacroix)

Il successo del Massacro di Scio finanziò un viaggio in Inghilterra tra maggio e agosto del 1825. Delacroix Eugene aveva precedentemente incontrato Bonington e ammirato il Carro di fieno di Constable, che era stato esposto con grande acclamazione al Salon del 1824.

Dopo questa visita la letteratura inglese divenne un’importante fonte d’ispirazione della sua opera per diversi anni: il suo seguente grande successo al Salon, per esempio, il violento ed erotico Morte di Sardanapalo (1827, Louvre), si basava su un testo teatrale di Byron. Fu anche influenzato dalla pittura inglese contemporanea: il ritratto del suo amico Louis-Auguste Schwiter (1826-30, National Gallery, Londra) è quasi un omaggio a Lawrence, di cui aveva un’alta opinione sia personale che professionale.

Un’altra grande fonte d’ispirazione per il lavoro di Delacroix venne dal nord Africa. Nel 1832 visitò Spagna, Marocco e Algeria con il gruppo di persone che circondava il conte de Mornay (capo di una missione diplomatica presso il sultano del Marocco). Acquisì un ricco repertorio dell’immaginario esotico che utilizzò per il resto della sua vita. La caccia al leone divenne uno dei suoi temi preferiti (Caccia al leone, 1861, Art Institute di Chicago).

A scapito del suo amore per soggetti

Palais Bourbon (Delacroix)

A scapito del suo amore per soggetti puramente romantici e la sua aperta ostilità verso Ingres, che fu considerato il più grande campione della tradizione classica, Delacroix si considerò sempre parte di questa tradizione e per i suoi dipinti più grandi seguì sempre il metodo tradizionale di eseguire molti disegni preparatori. Sebbene la sua opera dia spesso un’idea di grande spontaneità, ogni minimo dettaglio è invece pensato in profondità.

Nel 1833 Delacroix ricevette una commissione per decorare il Salon du Roi nel Palais Bourbon (adesso palazzo dell’Assemblée Nationale) a Parigi, e da questo momento molta parte della sua carriera fu consacrata a opere murali di grandi dimensioni e a pittura da soffitto.

Nel 1837 finì l’opera del Salon du Roi alla quale seguirono le decorazioni della biblioteca nello stesso palazzo (1838-47). I suoi maggiori progetti decorativi (tutti a Parigi) includono quello per la biblioteca del Palais du Luxembourg (1841-46), quello per la Galerie d’Apollon al Louvre (1850) e quello per la Chapelle des Anges della chiesa di Saint Sulpice (1853-61). Di quest ultimo celebrate scene di Giacobbe e l’angelo e di Eliodoro espulso dal tempio.

Tutte queste opere sono a olio (solo una volta sperimentò l’affresco). In aggiunta a queste gigantesche imprese pubbliche continuò a produrre un’ampia serie di dipinti più piccoli e fece anche *litografie. Tra le quali le più conosciute sono illustrazioni del Faust (1828) di Goethe e dell’Amleto di Shakespeare (1843).

Eugene Delacroix fu insignito

Eugene Delacroix fu insignito di numerose onorificenze per la sua opera. Il suo fascino, la sua intelligenza, il suo sguardo passionale ne fecero un personaggio assai richiesto dalla società alla moda. Fu però, in realtà, di natura abbastanza solitaria (non si sposò mai). Aveva solo alcuni amici a lui vicini, tra cui un altro genio romantico, Chopin, di cui dipinse un ritratto (1838, Louvre). Di lui scrisse come “l’artista più vero che avessi mai incontrato” (aveva installato un grande pianoforte nel suo studio in modo che il grande maestro potesse suonare).

Sebbene formasse con cura gli assistenti che usava per gli incarichi di lavoro decorativo, e avesse alcuni allievi, nessuno di loro si distinse indipendentemente dal maestro. Egli ebbe invece una grande influenza su una vasta schiera d’artisti, in particolare per il suo vibrante e disinibito uso del colore.

“Fu il supremo colorista della prima metà del XIX secolo” (Lee Johnson, Delacroix, 1963). Tra gli artisti più chiaramente influenzati da quest’aspetto della sua opera ci sono Monet, Renoir. Tra coloro che copiarono il suo lavoro e ne rimasero influenzati ci furono Cézanne, Degas, Van Gogh e Redon. Gli ammiratori che Fantin-Latour fa apparire in Omaggio a Delacroix (1864, Musée d’Orsay, Parigi) ci sono Baudelaire, Manet e Whistler.

La produzione di Eugene Delacroix è enorme

La produzione di Eugene Delacroix è enorme. Dopo la sua morte gli esecutori testamentari trovarono più di 9000 diversi lavori nel suo studio, tra cui alcune centinaia di dipinti e 6000 disegni. Disegnava ogni giorno, come un musicista si esercita con le scale, e si vantava della velocità con la quale lavorava, dichiarando:

“Se non sei capace di fare uno schizzo di un uomo che cade dalla finestra prima che dal quinto piano arrivi a terra, allora non sarai mai capace di produrre lavori monumentali”.

Eugene Delacroix lasciò anche una sostanziosa eredità letteraria per altri pittori: scrisse molto d’arte e in modo interessante. Scrisse anche molte lettere e tenne un diario dal 1822 al 1824 e ancora dal 1847 fino alla morte. Entrambi sono grandi fonti per conoscere i fatti della sua vita e le sue opinioni sul suo tempo.

Il suo studio a Parigi è oggi un museo dedicato alla sua vita e alla sua opera. La più bella collezione dei suoi quadri è conservata al Louvre.

Nascita: Charenton-Saint-Maurice 1798;
Morte: Parigi 1863

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