francesco guccini canzoni
Musica,  Spettacolo

FRANCESCO GUCCINI COMPIE 80 ANNI: LE 10 CANZONI PIU’ BELLE

Il cantautore Francesco Guccini compie 80 anni il 14 giugno: le sue 10 canzoni più belle

Il cantautore Francesco Guccini compie oggi, 14 giugno, 80 anni e abbiamo deciso di raccontarlo con 10 canzoni. Le più belle? Un compito arduo, se si tengono in considerazione più di 150 brani scritti e cantati dal cantautore modenese. Dagli esordi, negli anni ’60 al commiato nel 2019, con la dialettale Natale a Pavana, inserita nel disco omaggio Note di viaggio. Un album, in cui i cantanti italiani hanno voluto rendere omaggio a uno dei maestri della nostra musica. Tanti i nomi che hanno partecipato al progetto: da Ligabue a Elisa, da Nina Zilli a Carmen Consoli, a Margherita Vicario a Brunori Sas (leggi l’articolo completo).

Un disco che poi aveva fatto discutere, soprattutto per il murales (poi diventato anche la copertina dell’album Note di viaggio), ritraente i cantanti e Guccini in un barcone in mare.

Tanti auguri, dunque, all’eterno studente, al paroliere, al chierico vagante, al piccolo baccelliere, come lui stesso si è definito: Francesco Guccini.

10 canzoni memorabili di Francesco Guccini

Molte sarebbero da citare, intanto una top ten ragionata.

1) Canzone per un’amica

Canzone per un’amica, in morte di S.F (Silvana Fontana), è una delle canzoni più celebrei, scritta e pubblicata nel ’67, nel primissimo album di Francesco Guccini, Folk beat n°1. Ne segna dunque, in qualche modo, l’esordio. All’epoca Guccini collaborava con gli Equipe 84 e con i Nomadi. Il brano, infatti, piacque talmente tanto all’allora frontman Augusto Daolio, che la volle incidere e cantare con la sua band, contribuendo di fatto al successo e alla popolarità del brano stesso.

2) La locomotiva

L’etnomusicolo Roberto Leydi l’ha definita la canzone popolare più bella del Dopoguerra italiano. Un ritmo ossessionante, una canzone lunghissima, esempio principe di quel Guccini cantastorie e con la politica sanguigna nelle vene. La proponeva alla fine di ogni concerto, quale congedo per il pubblico (molto accelerata).

francesco guccini canzoni

3) L’avvelenata

Francesco Guccini vorrebbe fare finta di non averla mai scritta. Una canzone spietata, efferata, graffiante, coinvolgente: una di quelle canzoni per “sputare via il veleno”. Tante parole si sono dette su questa canzone, forse la più celebre (suo malgrado) del maestro. Non si poteva non includere nella lista.

4) Canzone per Piero

Canzone per Piero fa parte di quello sfortunato e poco conosciuto album Stanze di vita quotidiana, del ’74. Il brano, praticamente quasi dimenticato, è dolce, nostalgico, parla di un amico, Piero, e di come si cresce insieme. Tra pochi soldi, carriere di verse, prime esperienze con le donne, illusioni, disillusioni e disgusto, il brano si potrebbe definire “di formazione”, mutuando l’espressione dalla critica letteraria.

Tra l’altro, proprio a quest’album si rifà la critica di Riccardo Bertoncelli, cui Guccini rispose inserendolo nel dissacratore effluvio dell’Avvelenata.

5) Eskimo

Contenuta nell’album Amerigo, del 1978, la canzone parla del rapporto con Roberta Baccilieri, cui il cantautore aveva già dedicato la splendida Vedi cara, una summa di raffinatezza per dire che non si può più stare insieme a una persona. Il rapporto però è in Eskimo uno dei tanti, un modo per raccontare e dire, tramite una storia personalissima, quelli che erano i tempi, le fedi, le storie, gli indirizzi politici, le condizioni economiche dell’Italia. La poesia tanto più va nel particolare, tanto più ascende all’universale. Forse è esagerato in questo caso, ma sicuramente Eskimo non è solo un racconto personale. Affiora invece, in maniera corale, tutta quanta un’epoca. E poi la parte per cui a molti di noi è cara, l’accusa giocosa, ironica e liquidatrice, la frase cui tutti siamo affezionati: “Tu giri adesso con le tette al vento, io ci giravo già vent’anni fa”.

6) Canzone di notte n°2

Spudoratamente autobiografica: una dichiarazione d’intenti, quasi. Una canzone intima, ma allo stesso tempo politica, di rifiuto, in cui Guccini non prende parte per nessuno, ma solo per se stesso. Io sono questo qui, sembra dire. Un brano che sviscera il sapore della notte in cui si arrovellano i pensieri (come già aveva detto: “Io solo qui alle quattro del mattino, l’angoscia e un po’ di vino”).

7) Dio è morto

Brano scritto da Guccini nel ’65, Dio è morto fa parte dei pezzi storici e popolari di Guccini. Inciso anche dai Nomadi, alla sua uscita, in quel periodo, fece non poco scalpore proprio il titolo, considerato blasfemo. In particolare fu la Rai a ritenerlo inaccettabile. Portare Nietzsche in una canzone? Guccini ha dimostrato che si poteva.

8) Quello che non…

Canzone da cui prende il titolo l’album del 1990, è sicuramente uno dei brani indimenticabili di Guccini. Da spazio al Guccini pensoso, filosofico, che impasta reminiscenze letterarie e filosofiche con il materico e il terrestre, con la nafta, i telai e le ciminiere corrose. Pare di sentire, o forse è solo una sensazione, degli echi montaliani in questa canzone. Echi che si faranno più forti e quasi espliciti, nei successivi lavori di D’amore di morte e di altre sciocchezze. Disco del ’96 in cui sono contenute le memorabili Vorrei, Quattro stracci, Cirano e in cui, soprattutto in Lettera, ancora una volta la descrizione sensibile del reale funge da materiale per nuovi orizzonti teorici. Qui “la rete troppo smagliata” strizza l’occhio a Montale, a Schopenhauer e al contigentismo di Boutroux. Guccini è soprattutto eterno studente, e infatti…

9) Canzone delle domande consuete

Dolcissima, quasi triste e disincantata. Una canzone che parla d’amore in maniera tutt’altro che convenzionale. Ne parla partendo dalle parole dell’amore e dall’andirivieni costante del rapporto amoroso: “Non andare… vai. Non restare… stai. Non parlare… parlami di te”. Contenuta nell’album Quello che non…, del 1990, sembra quasi fare da eco alla spietata Canzone quasi d’amore, che invece era del ’76 e dello storico disco Via Paolo Fabbri 43.

francesco guccini canzoni

10) Vorrei

Il desiderio in questa canzone si fa esplicito e al contempo poetico. Torna bambino, materiale, sensibile, semplice: “Vorrei conoscere l’odore del tuo paese, camminare di casa nel tuo giardino”. L’amore per Raffaella, che diventerà sua moglie, porta alla scrittura di una delle canzoni d’amore più raffinate e più belle della musica italiana. Nel 2019, Brunori Sas raccoglie la sfida di questo testo e di questa musica, facendone una splendida cover.

Il docu – film su Rai 5

Tante altre canzoni non sono state citate, e forse dovrebbero. Ricordiamo ad esempio Addio, Quattro stracci, Farewell, Odysseus, Autogrill, Signora Bovary, Culodritto, dedicata alla figlia; Van Loon, splendida lirica dedicata al padre, canto di ogni figlio; L’ultima volta.

Quest’ultima fa parte dell’ultimo album di Guccini, registrato nel 2012, L’ultima Thule. Per festeggiare gli 80 anni del cantautore, Rai 5 manda in onda domani, 14 giugno, il documentario omonimo: La mia Thule, prodotto proprio in concomitanza alla registrazione dell’album (vedi).

Potrebbero interessarti:

Vuoi ricevere Mam-e direttamente nella tua casella di posta? Iscriviti alla Newsletter, ti manderemo due mail al mese con il meglio del nostro Magazine e riceverai subito un regalo!

CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ!

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.