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Opera in crisi: dopo la Scala, si spera nella TV

Opera in crisi: dopo la Scala, si spera nella TV

La prima di Macbeth al teatro la Scala di Milano di martedì 7 settembre trasmessa su Rai 1 ha avuto il 10.6% di share, con 2 milioni e 64 mila spettatori. A giudicare dai numeri, non sembra molto, ma è stato un bel successo per un melodramma. Per l’opera in crisi, forse la TV si può rivelare lo strumento adatto per pensare ad una ripresa. Dai 5 anni in cui Rai 1 segue la Scala, i dati seguono più o meno la stessa lunghezza d’onda: avevano fatto meglio Butterfly, 2 milioni e 644 mila spettatori nel 2016, e Tosca, 2 milioni e 856 mila nel 2019.

La televisione potrebbe essere la soluzione per l’opera in crisi

L’amministratore delegato della Rai Carlo Fuortes dichiara: “È stata una grande pagina di servizio pubblico, infatti la nostra missione è di portare l’opera a tutti. E lo facciamo tutto l’anno, trasmettendo spettacoli da ogni parte d’Italia e dall’estero”.

Da quando i teatri hanno riaperto a pieno regime, infatti, il pubblico in carne ed ossa scarseggia, ma rimane a un buon numero quello degli spettatori da casa. La TV e lo streaming possono essere quindi la soluzione per tamponare l’opera in crisi.

Per quanto riguarda il pubblico in sala, anche nelle altre città italiane è stato scarso. A Ferrara, ad esempio, Francesco Demuro, il tenore, ha cantato solo per qualche centinaio di persone. Al Maggio di Firenze, il sovrintendente ha dovuto rammaricarsi del fatto che la loro Traviata fosse troppo grande,  siccome solo due terzi delle sedie erano occupate.

Al Lirico di Cagliari la première di Orfeo ed Euridice ha attirato solo giornalisti. In difficoltà anche la stagione sinfonica dell’Accademia di Santa Cecilia a Roma: in tempi normali i programmi replicati per tre sere in un auditorium da 2700 posti ne riempivano fino a 2400, numero assottigliatosi di un 30% alla riapertura.

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Le risposte della Rai per risollevare l’opera in crisi

Questa crisi dell’opera, tirate le somme, si deve sicuramente al Covid. Non va infatti imputata alla mancanza di sovvenzioni: lo Stato ha sostenuto le fondazioni lirico-sinfoniche anche durante il periodo della pandemia. Gli ha destinato 187 milioni di euro più 150 per saldarne i debiti pregressi. Per questo motivo, i direttori di molti teatri italiani pensano che dopo la pandemia, le persone vogliano risparmiare. I prezzi dei biglietti per gli spettacoli vengono considerati insostenibili a volte.

La Rai, invece, ha cominciato dal primo lockdown a cercare di risollevare l’opera in crisi. Come spiega la direttrice di Rai Cultura Silvia Calandrelli, la Rai ha pensato di aumentare gli spettacoli trasmessi durante il lockdown.

Aggiunge che durante il secondo lockdown, per contribuire ad aiutare l’opera in crisi, hanno raddoppiato l’offerta e continueranno a farlo. Su Rai 3 hanno fatto un milione di spettatori il Barbiere di Siviglia e Traviata con regia di Mario Martone. E ora arriveranno i film-opera firmati Damiano Michieletto: il 27 dicembre Gianni Schicchi su Rai 1, con un cameo di Giancarlo Giannini, il 30 Rigoletto al Circo Massimo su Rai 3.

Silvia Calandrelli conclude dicendo che con i diritti tv i teatri non possono riuscire a far cassa, se il milione di euro circa che la Scala di Milano riceve dalla Rai non incide sul suo bilancio che per un centesimo.

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Teatro alla Scala di Milano

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