Renzi Riformista
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Renzi Riformista le mille capriole del nostro ex Segretario del Partito Democratico

Renzi Riformista. Si autonomina Direttore non responsabile del “Riformista” giornale diretto dal dalemiano Antonio Polito e poi passato alla gestione garantista di Piero Sansonetti, ex direttore per meriti famigliari dell’Unità.

Renzi Riformista. Tra le mille capriole del nostro ex Segretario del Partito Democratico, l’ultima , questa è la più inutilmente ridicola.

La proprietà è di quel Romeo già inquisito ai tempi di Renzi Babbo per informazioni riservate ricevute da un ufficiale dei Carabinieri, sulle indagine afferenti agli affari che riportavano alla Consip.

Calenda tira un respiro di sollievo, ma non troppo

In realtà la promessa del Renzi riformista l’aveva fatta quando era ancora a Palazzo Chigi («Se non passa la riforma del Senato al referendum lascio la politica»), e nel frattempo si è ricandidato alla guida del Pd vincendo le primarie del 2017, ha fatto la scissione fondando Italia Viva, ha permesso la nascita del Conte 2 e ne ha poi decretato la morte spalancando le porte di Palazzo Chigi a una personalità come Mario Draghi.

Ma il punto è che Calenda può da una parte tirare un sospiro di sollievo, dal momento che l’ingombrante compagno di partito ha fatto una scelta che conferma che non vuole insidiargli la leadership del costituendo partito unico («Di candidati leader vedo solo Calenda, io non sono della partita, l’ho detto dal primo giorno», ha chiarito lo stesso Renzi dopo l’annuncio dell’avventura al Riformista); dall’altra resta in allerta perché la scelta di Renzi non cancella ma rimanda solo il redde rationem interno.

l’ex premier ha capito da settimane che al momento l’orizzonte del Terzo polo

Renzi Riformista.

l’ex premier ha capito da settimane che al momento l’orizzonte del Terzo polo non sfonda la soglia del 10%. Al netto dei risultati molto deludenti dei voti regionali, anche nei sondaggi nazionali si è rimasti attorno all’8% circa raccolto alle elezioni politiche del 25 settembre.
Renzi non lo dice pubblicamente ma addebita in parte allo stesso Calenda la responsabilità del mancato sfondamento.  Il progetto politico resta vivo, come lui stesso ha ribadito nella conferenza stampa convocata per annunciare la novità dell’avventura giornalistica («Io ci credo davvero al Terzo polo e sarò leale collaboratore»), ma non è detto che resterà viva la leadership («Al momento di candidato vedo solo Calenda, a cui tocca il compito di gestire questa fase, se ne arriverà uno alternativo o più di uno lo comunicheremo agli interessati»).

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