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Cinema,  Spettacolo

I FILM DI TOTÒ D’AUTORE: IL PRINCIPE DELLA RISATA DIRETTO DAI GRANDI REGISTI

I film di Totò e il suo rapporto controverso con il cinema d’autore. Fu diretto dai grandi registi italiani del dopoguerra come Monicelli, De Sica, Pasolini

Quali sono i migliori film di Totò?

E’ stato indubbiamente l’attore (in cinema) di maggior durata, il solo tra gli attori del Novecento a oltrepassare il suo tempo e a parlare, peraltro in modi diversi e ancora da indagare, al mutare del gusto e all’avvicendarsi delle generazioni. Gli altri, anche i più grandi – la Magnani e Fabrizi, la Valli e Nazzari, Sordi e la Loren, la Mangano e Mastroianni, Gassman e Tognazzi – hanno avuto i loro momenti di gloria, ma sono oggi, perfino Sordi che fu il più grande dopo Totò, monumenti allo ieri, hanno perso attualità e importanza”.

Queste le parole del critico Goffredo Fofi, sulle pagine de ilVenerdì, tra i primi intellettuali a sdoganare l’arte di Totò, nobilitandola e contestualizzandola in un giro che non fosse quello del facile ‘comico popolare‘ con l’impatto rivoluzionario della sua verve comica, il fascino poetico del suo viso e delle sue movenze, l’immortalità della sua maschera. Il primo tra questi a dirigerlo fu Monicelli, con il quale nacque un lungo sodalizio dopo il primo film girato assieme: ‘Totò cerca casa’; poi arrivò Comencini con ‘L’imperatore di Capri’, De Filippo, Steno, Rossellini, De Sica fino alla rivalutazione finale di Pier Paolo Pasolini, grazie al quale il principe De Curtis, già semicieco e ormai ai suoi ultimi lavori, si reinventò nei panni del buffo e saggio mentore di Ninetto Davoli. Ecco i film di Totò d’autore diretti da grandi registi e interpretati da Totò, attraverso le recensioni del Dizionario del Cinema di Mam-e.it.

LA LISTA DEI FILM D’AUTORE DI TOTO’

L’imperatore di Capri

Seconda regia di Luigi Comencini, dopo ‘Proibito rubare’ , realizzato l’anno precedente. Totò veste i panni di un cameriere d’albergo che, a Capri, viene scambiato per un principe indiano. Sfuggito a un’opprimente atmosfera familiare, il nostro eroe diventa il personaggio più ammirato dell’isola. Il regista otterrà il suo primo grande successo nel ’53 con Pane, amore e fantasia. Molti gli aneddoti legati a questo film: il film fu girato in piena stagione turistica, ad agosto. La produzione pensava di usare come comparse, gratuitamente, i turisti. Ma i generici pretesero di essere gli unici a comparire nei film girati a Capri. A pagamento. Totò, in scena, a un certo punto doveva fronteggiare un pitone vero del vero principe indiano.

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Napoli milionaria

Al termine del secondo conflitto mondiale, un tranviere torna a casa, a Napoli, dopo un lungo periodo di prigionia in Germania. Ritrova i familiari profondamente cambiati: la moglie ha fatto fortuna con la borsa nera, il figlio traffica con auto rubate e la figlia, diventata una poco di buono, concede le sue grazie ai soldati alleati. Probabilmente la migliore delle regie cinematografiche di Eduardo, che adatta la sua omonima commedia, non priva di momenti umoristici, con una vena di struggente malinconia. Totò, relegato in un ruolo di secondo piano, riesce comunque a rubare la scena ai protagonisti.

L’oro di Napoli

Quattro vignette — a turno commoventi, perspicaci, esilaranti: la Loren è la moglie civettuola del pizzaiolo; De Sica un avido giocatore battuto a carte da un bambino di otto anni; Totò un timido padre di famiglia; la Mangano una prostituta coinvolta in un insolito matrimonio.

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I soliti ignoti

Cinque ladruncoli organizzano un clamoroso colpo da effettuarsi al Monte di Pietà. Non sapendo come fare ad aprire la cassaforte, si fanno istruire da Dante, un esperto in materia. Il piano, preparato fin nei minimi particolari, fallisce per un banale errore di calcolo. Un grande (e meritato) successo di pubblico che rese la commedia all’italiana polare in tutto il mondo. Vittorio Gassman, per la prima volta in un ruolo comico, è a dir poco straordinario. Eccezionale anche Totò, che lascia il segno restando in scena per pochissimo tempo. Del film ne verranno realizzati due seguiti (L’audace colpo dei soliti ignoti del ’59 e I soliti ignoti vent’anni dopo dell’85), entrambi decisamente non all’altezza del capostipite. Rifatto negli Stati Uniti con il titolo Crackers  (da noi uscito in video come I soliti ignoti Made in Usa) da Louis Malle.

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Operazione San Gennaro

Una banda di malviventi americani, arrivati a Napoli con il proposito di svaligiare il prezioso tesoro di San Gennaro, si rivolgono a un lestofante locale, Aramando Girasole, detto Dudù. Quando questi, però, viene a sapere il reale obiettivo del colpo, profondamente turbato, chiede un segno illuminante al Santo protettore. Una commedia che sfrutta con poca originalità il background partenopeo. A renderla godibile ci pensano gli interpreti e il consolidato mestiere del regista.

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La mandragola

Per conquistare Lucrezia, sposa di un notaio, Callimaco assicura di poterla guarire dalla sterilità somministrandole la mandragola. Ma c’è un problema: il primo che giacerà con lei morirà… Più che un parente del Brancaleone, lo si direbbe un progenitore delle Ubalde, se non fosse che la sopraffina eleganza registica di Lattuada – qui davvero al suo massimo – lo consegna a tutt’altro livello. Lattuada, insieme al più morboso Bertolucci, è forse l’unico vero regista erotico del nostro cinema. Qui l’opulento corpo della Schiaffino è alluso e velato, agito metonimicamente (fianchi e ombelico che sostituiscono una visione d’insieme sempre negata) in una maliziosa gara con la macchina da presa. Il film mantiene il fondo di nera cupezza della commedia di Machiavelli, trasformandola semmai in una sorta di malinconia (evidente soprattutto nel personaggio di fra’ Timoteo, interpretato da uno spettrale Totò pre-Pasolini che sembra disegnato da Goya o da Daumier).

Uccellacci e uccellini

Totò e Ninetto Innocenti, incaricati di sfrattare una serie di inquilini morosi, ascoltano le avventure di Ciccillo e Ninetto che un corvo parlante racconta loro. Una favola ricca di metafore e di riferimenti alla realtà italiana dell’epoca. Uno dei migliori lavori di Pasolini, che ebbe il merito di dare a Totò (qui al suo penultimo film) l’occasione di farsi applaudire dalla critica che l’aveva sempre trattato con sufficienza.

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