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Interviste

Intervista a Carlo Capasa, presidente della Camera della Moda italiana

Alessandro Dalai intervista Carlo Capasa. Da un’analisi della MFW Spring/Summer 2023 ai Fast Fashion, le parole del presidente della Camera della Moda italiana

A pochi giorni dalla Milano Fashion Week Spring/Summer 2023, Alessandro Dalai intervista Carlo Capasa, presidente della Camera della Moda italiana. Sotto la sua guida, la Camera della Moda diventa un punto di riferimento internazionale per quanto riguarda la sostenibilità, celebrata anche alla fine della Fashion Week con i Sustainable Fashion Awards. Carlo Capasa nell’intervista affronta diversi temi, dalla situazione del mercato della moda, alla sostenibilità, ai Fast Fashion, alla guerra Russia-Ucraina.

Alessandro Dalai:

Buongiorno, Carlo. Partiamo da una valutazione della MFW che si è conclusa, magari con un confronto con la PWF?

Carlo Capasa:

Buongiorno Alessandro. Un confronto con Parigi sarebbe difficile, perché sarei di parte. La nostra FW che si è appena conclusa è stata la FW migliore di questi anni. C’era un livello di energia, di affluenza, di attenzione dal punto di vista dei media internazionali, del web davvero senza precedenti. È incredibile che sia successo questo in un momento in cui l’Italia era in attesa delle elezioni e in cui nel mondo si vive una situazione complessa, tra guerra e pandemia che colpisce con lockdown intermittenti la Cina. Noi abbiamo avuto persone da tutto il mondo ad assistere alla MFW. È stato il successo più incredibile, tantissima affluenza dagli USA e dal Far East, inteso come Corea e Giappone. I dati ci dicono che gli Stati Uniti sono il mercato che è più cresciuto, con il 54% di esportazioni di moda verso gli USA rispetto al 2020-2021, e la Corea viene subito dopo, con 34% di aumento rispetto allo scorso anno.

 

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Alessandro Dalai:

La Corea è il secondo paese per esportazioni?

Carlo Capasa:

La Corea è il secondo paese come crescita di esportazioni nel 2022 rispetto al 2021. Ma la cosa incredibile è che siamo cresciuti a doppia cifra in moltissimi paesi, compresa l’Inghilterra che sembra tornata ai livelli pre brexit. Questo è l’aspetto economico che si è visto anche alla FW, perché questa grande affluenza di tutti i paesi citati alla FW era visibile, tangibile, non c’erano più posti nei ristoranti, negli alberghi. La nota negativa è che i giorni sono pochi rispetto alla quantità di sfilate ed eventi che presentiamo.

Alessandro Dalai:

Noi ne abbiamo cinque e Parigi ne ha di più.

Carlo Capasa:

Esatto, abbiamo cinque giorni pieni e un giorno digitale, che è lunedì. In realtà avremmo bisogno almeno di un altro giorno, e stiamo lavorando con le altre settimane della moda per cercare di aggiungere al nostro calendario.

Alessandro Dalai:

Analizziamo le altre Fashion Week. New York e Londra come sono andate?

Carlo Capasa:

Non benissimo. Per New York e Londra non è stata la loro stagione migliore, sono molto indietro per affluenza e per numero di eventi e presentazioni di sfilate. Noi avevamo più di 210 eventi ufficiali in calendario.

Alessandro Dalai:

Molto di più dell’anno scorso.

Carlo Capasa:

Tra sfilate, presentazioni ed eventi abbiamo avuto un calendario densissimo, le stesse sfilate non prevedevano la pausa pranzo, iniziavano alle 9 e finivano alle 21. C’erano tantissimi brand che sfilavano, anche perché c’è questa voglia da parte di tutti di far festa. Soprattutto c’è in questo momento un grande apprezzamento del Made in Italy. È un momento in cui il Made in Italy è molto apprezzato da tutti in funzione anche del fatto che il concetto di sostenibilità e di trovare durabilità nei capi, quindi la qualità alta, è diffuso anche alle nuove generazioni. Assistiamo a un ritorno alla ricerca del brand, del Made in Italy, della produzione italiana a tutti i livelli e questo ha influenzato anche la settimana moda.

Alessandro Dalai:

Se devi fare una valutazione dell’affare moda, del giro di affari che viene fuori dalla settimana della moda, hai l’impressione che sia in netta crescita?

Carlo Capasa:

Sì, la FW influenza tutti gli affari moda dell’anno, perché quando c’è una forte energia, un forte scambio e l’idea creativa, sono le settimane in cui si raccoglie l’idea creativa e l’idea creativa dell’Italia di quest’anno è stata innovativa e apprezzata da tutti. L’idea creativa è una spinta per la stagione, c’è stata una grande risposta creativa che diventa il volano per le vendite della stagione. I dati che abbiamo del 2020-2022, nonostante la guerra e la pandemia, indicano che è l’anno migliore da prima del 2008. Scontiamo una una crescita importante rispetto all’anno scorso, più del 12%; abbiamo l’ultimo trimestre in calo. La crescita ci porta ad avere un risultato superiore a quello del 2019, l’anno pre pandemia. C’è una congiuntura favorevole verso l’Italia, il Made in Italy. Dal punto di vista organizzativo, creativo la risposta della FW è stata importante, fa ben sperare. Tutti sappiamo che abbiamo dei problemi di fronte come quello energetico, l’inflazione, anche dal punto di vista sociale come stipendi di fascia più bassa, che devono essere salvaguardati, però il mondo sta rispondendo con grande positività all’idea della moda italiana e all’idea del Made in Italy. Perché anche i brand magari francesi introdotti in Italia stanno crescendo, quindi si sta diffondendo l’idea che l’alta qualità garantisca una durabilità di prodotti e quindi una sostenibilità implicita, anche sociale, che sta facendo crescere questo tipo di prodotti.

Alessandro Dalai:

E sul tema della sostenibilità cosa ci racconti?

Carlo Capasa:

È un tema che ci sta molto a cuore. La MFW si è infatti chiusa con i Sustainable Fashion Awards che si è confermato l’unico Award sulla sostenibilità e ha avuto una grande partecipazione di celebrity e personalità ed è stato riconosciuto come un evento nuovo. Questo perché noi abbiamo cambiato i parametri, abbiamo lanciato una call molti mesi prima includendo associazioni straniere, tutte le associazioni no profit della moda italiana ed estera che hanno presentato i loro candidati per i premi. Abbiamo fatto analizzare il livello qualitativo dei progetti presentati, più di 200, e ne abbiamo selezionati 36. La giuria era capitanata da Ellen MacArthur, fondatrice della MacArthur Foundation, c’erano anche molti nomi importanti. Questo evento è stato fatto in collaborazione con le Nazioni Unite, con l’Ethical Fashion, quindi aveva non solo un partner di eccezione ma anche un livello di attenzione, di cura, di scelta dei candidati e di scelta dei premiati alto, e questo si è visto dalla serata che è stata giudicata come una delle più alte nella sostenibilità, di cui siamo leader mondiali.

 

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Alessandro Dalai:

Come va l’interscambio sulla Cina?

Carlo Capasa:

La Cina è stabile, non decresce ma è il paese che è cresciuto meno, ha una crescita del 2-3% quindi molto bassa rispetto ai ritmi a cui ci ha abituato, fatto che è condizionato dai numerosi lockdown. Però è stato compensato dalla crescita dell’America, dal deprezzamento del dollaro e dalla crescita di paesi come Corea e Giappone.

Alessandro Dalai:

Parliamo di cura delle materie prime. Quando ero bambino c’erano materie straordinarie, come lana e cashmere, anche di qualità, ora ci sono fibre sintetiche di straordinaria qualità che non avremmo considerato come alta moda. È frutto di una ricerca italiana o è un trend  internazionale?

Carlo Capasa:

Il trend è sulla ricerca di fibre naturali diverse, come il bambù.

Alessandro Dalai:

Quindi più che sintetiche la ricerca avviene su fibre naturali e sostenibili?

Carlo Capasa:

Esatto.

Alessandro Dalai:

Il fenomeno dei Fast Fashion dà fastidio all’alta moda, che tu rappresenti, o sono due settori diversi?

Carlo Capasa:

Credo che siano due settori molto diversi, credo che il Fast Fashion abbia un problema di dover fare i conti con la filosofia superata dell’usa e getta, quindi il problema vero è che il Fast Fashion deve fare i conti con questo. Sono loro a dover cambiare la prospettiva, perché il concetto di usa e getta è il contrario della sostenibilità, bisogna lavorare a che loro capiscano il concetto della durabilità e poi della sostenibilità sociale. Io capisco che il prezzo sia importante, però la moda democratica non deve diventare un moda dove la camicia costa meno comprarla che lavarla. Credo quindi che il Fast Fashion debba cambiare pelle altrimenti troverà una crisi sistematica o verrà rifiutato dalle nuove generazioni che aprono gli occhi su quello che c’è dietro. Va bene la moda democratica ma un po’ di fastidio lo dà sempre, perché non rispetta i criteri della creatività. Spesso loro usano idee di grandi designer e le mettono sul mercato a basso prezzo. Spero che il Fast Fashion cambi per diventare una moda democratica, perdendo le caratteristiche che l’hanno reso grande ma che oggi non sono più attuali.

Alessandro Dalai:

Il cambio di governo inciderà nel sistema moda?

Carlo Capasa:

È troppo presto per parlarne. Abbiamo chiesto agli altri governi e chiederemo al prossimo governo chiarezza sui costi energetici, sulle politiche del lavoro, sul far parte della famiglia europea, su quelle attività di cui la moda ha bisogno e sul ricordarsi che la moda è la seconda manifattura italiana; la seconda industria italiana, che racconta dei valori italiani, va tutelata. Tutto questo lo chiederemo al nuovo governo e poi capiremo su quella base quanto questo governo starà sostenibile.

Alessandro Dalai:

La Russia come va?

Carlo Capasa:

La Russia per noi è un mercato chiuso, un mercato non rilevante.

Alessandro Dalai:

Si sconta che il fatto che la Russia non c’è.

Carlo Capasa:

Esatto, e anche l’Ucraina. Abbiamo presentato durante la MFW una selezione di ragazzi ucraini, presso il Fashion Hub, per dare solidarietà a questo popolo che è stato aggredito e abbiamo dato spazio alle collezioni di questi ragazzi che lavorano sotto le bombe.

 

Giovedì 6 ottobre 2022

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