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Marmolada, il cambiamento climatico ha distrutto i ghiacciai

Il disastro della Marmolada è una causa diretta del cambiamento climatico

Il crollo del seracco di Punta di Rocca del ghiacciaio della Marmolada che ha provocato 7 morti e 13 dispersi (i numeri purtroppo potrebbero aumentare) era difficile da prevedere, ma l’aumento di slavine, frane e valanghe degli ultimi decenni sono un chiaro segno che il cambiamento climatico è già realtà.

Marmolada e cambiamento climatico

Scienziati ed esperti lo dicono da anni, da decenni che le attività antropiche stanno alterando il clima sempre più velocemente e in maniera sempre più drammatica. Trovare un nesso causa-effetto per eventi singoli è estremamente difficile ma, utilizzando una scala temporale, si può vedere il drammatico aumento di questi eventi estremi e di come i ghiacciai si siano modificati. Come riportato da Mario Tozzi, il numero di crolli di pareti di ghiaccio e roccia è nettamente in aumento a causa dell’arretramento esponenziale dei ghiacciai alpini. Nelle Dolomiti del bellunese nel 2009 a Borca di Cadore e nel 2015 a San Vito di Cadore due frane provocarono delle vittime. Inoltre, eventi relativamente minori soprattutto nel Brenta e a Cortina non si riescono più a registrare e stanno diventando la norma. Secondo l’ONU gli eventi meteo estremi nel decennio 2000-2019 sono più che raddoppiati rispetto al ventennio 1980-1999 e le temperature medie sulle Alpi sono aumentate di 2°C, il doppio rispetto all’aumento medio globale. Per di più, dal 1850, ma con un significativo aumento negli ultimi decenni, i ghiacciai alpini hanno perso il 50% del proprio volume.

Dunque gli esperti e la gente che lavora in montagna conosce e vede fisicamente gli effetti del cambiamento sulle montagne e sui ghiacciai e la domanda sorge spontanea: si poteva prevenire il disastro?

 

Il pericolo era evidente

Prima di dire se si poteva evitare o meno si può dire che il pericolo era evidente e visibile. Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da pochissime nevicate e da temperature record o comunque sopra la media per tanti giorni. A giugno per ben 25 giorni lo zero termico è stato oltre i 3000 metri e per sette giorni la temperatura a Punta Penia (3343m) ha superato i 10 gradi.

Secondo Jacopo Gabrielli, glaciologo del CNR “il ghiacciaio risulta si fosse rotto in tante isole  e venivano segnalati decine di crepacci che inghiottivano il ghiaccio vivo fuso dal sole. L’acqua ha consumato il piede, innescando il collasso. A provarlo, le cascate che ora precipitano nel cratere. Ormai poteva succedere in ogni istante, tra due mesi come tra due anni: escluso che quel seracco sarebbe rimasto dov’era”.

Poul Christoffersen, Professore di Glaciologia all’Università di Cambridge ha commentato così la vicenda: “Il crollo del ghiacciaio della Marmolada è un disastro naturale legato direttamente ai cambiamenti climatici. I ghiacciai d’alta quota come la Marmolada sono spesso a picco e fanno affidamento su temperature fredde inferiori a zero gradi Celsius per mantenersi stabili. Ma il cambiamento climatico significa sempre più acqua derivante dal disgelo, che rilascia calore che riscalda il ghiaccio se l’acqua si ricongela, o peggio ancora, sollevando il ghiacciaio dalla roccia sottostante e provocando un improvviso collasso instabile. I crolli catastrofici dei ghiacciai come questo stanno diventando sempre più frequenti”.

Le dichiarazioni di Messner

Con il caldo globale i ghiacciai sono sempre più sottili e, quando cadono, vengono giù pezzi come grattacieli”, dice Reinhold Messner, uno dei massimi esperti di alpinismo, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. “I seracchi – continua –  cadono da sempre  ma negli anni Sessanta il pericolo che accadesse era di gran lunga minore. Purtroppo anche la montagna risente dell’inquinamento delle grandi città”.

L’alpinismo altoatesino conferma le preoccupazioni degli scienziati: “Lì non c’è quasi più ghiaccio, non deve essere molto grande il seracco. Fa troppo caldo, dieci gradi [il giorno del crollo] è una cosa incredibile, il permafrost se ne va e sotto il ghiaccio si formano veri e propri fiumi d’acqua che portano via tutto”.

Conclude: “Non sto dicendo che chi oggi era là è stato imprudente. Salire là, lungo la via normale, è una abitudine per chi va in montagna da quelle parti. Un alpinista bravo, però, non va sotto un saracco in questo periodo: l’arte dell’alpinismo – sostiene – sta nel non morire in una zona dove questa possibilità esiste e, per riuscirci, bisogna tenere occhi e orecchie bene aperti. Sempre…”.

Non solo in Italia

Il cambiamento climatico è un fenomeno globale e non interessa solo i ghiacciai delle Alpi. Lo scioglimento dei ghiacciai sull’Everest ha costretto lo spostamento del campo base più in basso per ragioni di sicurezza. I ricercatori dell’Università del Maine hanno scoperto che il ghiacciaio Colle Sud a 7906 metri si è assottigliato di 54 metri in 25 anni. Inoltre, il tasso con cui si sta sciogliendo il ghiaccio è 80 volte più veloce di quando ci impiega a riformarsi. In 30 anni si è sciolto il ghiaccio che si è formato negli ultimi 2000 anni. Anche i ghiacci dell’Artide e dell’Antartide sono a rischio. Le temperature nel Mar di Barents, tra Norvegia e Russia, sono aumentante in dieci anni di 2,7°C con punte di 4°C.

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Editor: Lorenzo Bossola

 

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