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La Marzotto non è più dei Marzotto: l’80% del capitale è ormai di Antonio Favrin

Dopo 190 anni di storia, la famiglia Marzotto non è più a capo dell’omonimo gruppo, in quanto è stato Antonio Favrin ad aggiudicarsi bel l’80% del capitale.

L’80% della Marzotto ad Antonio Favrin

Dopo 190 lunghissimi anni di storia in cui il gruppo è sempre stato presieduto dall’omonima famiglia, l’80% del capitale è passato nelle mani Antonio Favrin, il quale è riuscito ad aggiudicarselo per 32,01 milioni di euro. Il manager, ora 86enne, è stato per 59 anni dirigente dell’importantissima fabbrica tessile italiana con sede a Valdagno.

Dunque, la società è stata rilevata per mezzo della controllante Trenora da Faber Five, finanziaria di Antonio Favrin e dei suoi eredi. Inoltre, è da considerare come Trenora sia anche in possesso della quota di maggioranza di Wizard, azionista al 100% di Marzotto spa.

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Le offerte sono state proposte ieri presso lo studio milanese del notaio Marchetti: sono bastati solamente 10 mila euro in più perché l’offerta mossa da Faber Five superasse quella di Manifattura Italiana, a capo della quale troviamo i figli di Andrea Donà delle Rose, che è stato amministratore delegato e socio di riferimento del gruppo tessile fino al momento della sua scomparsa, circa due anni fa.

Insomma, a distanza di 188 anni dalla fondazione del più grande gruppo industriale tessile italiano per fatturato, dipendenti ed espansione internazionale, si può dire che nessun membro della famiglia fondatrice si trovi più alla guida della società, non avendo, di conseguenza, alcun potere decisionale sulle sorti e sul futuro della propria azienda.

Alcuni dei membri della famiglia sono ancora in possesso di alcune partecipazioni di Wizard: il 28,7% appartiene ancora ai Donà dalle Rose, mentre il 19% è restato agli eredi di Giannino.

In aggiunta, come riportato dal giornale L’Identità, sembrerebbe che Antonio Favrin e i suoi figli diventeranno gli azionisti di maggioranza con il 68% di Ratti, quotata in Borsa.

In riferimento alle parole ufficiali, diffuse da Pambianco, si legge che:

“Con questa operazione la sua Faber Five sale all’80% del capitale di Trenora, mentre il rimanente 20% è di Vittorio Marzotto, fratello di Matteo, che entro un mese potrà esercitare il diritto di covendita a favore dei Favrin per 16 milioni di euro.

A sua volta Trenora, che fu costituito da Umberto Marzotto (l’ex marito di Marta e padre di Vittorio, dandogli il nome del panfilo del padre Gaetano), cui è soggetta la capogruppo Marzotto spa, ha in pancia il 52% di Wizard, lo scrigno azionario che controlla appunto uno dei principali player internazionali del settore tessile, che occupa oltre 3 mila persone in Italia e all’estero con un fatturato a fine 2023 stimato attorno ai 400 milioni e un ebitda sui 50 milioni.

L’altro 48% di Wizard rimane in quota per il 28% ai Donà dalle Rosa con MI e per il 20 % a Simon Fiduciaria riconducibile alle figlie di Giannino Marzotto.”

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Antonio Favrin

La storia del gruppo vicentino: la filosofia applicata da Gaetano Marzotto

Non fu solo di portafoglio, di industrie, di bilanci, di marchi, di mercati l’eredità di Gaetano in quell’agosto del 1972, anno della sua morte. Lasciava ai figli, a chi avrebbe preso il suo posto al timone del Gruppo, una società assai più grande di quella che aveva ricevuto dal padre Vittorio Emanuele.

Ma lasciava soprattutto l’eredità di un orgoglio imprenditoriale, di una cultura industriale mai mediocremente ripiegati sull’amministrazione spaurita dell’esistente, anche nei giorni delle vacche magre, negli anni di crisi, delle tempeste economiche. Aveva scritto in una sorta di testamento spirituale:

“Non ho tenuto la proprietà come un titolo in cassaforte, ma ho speso e assunto rischi per creare lavoro remunerativo”.

LA SUA FILOSOFIA

La sua filosofia era stata quella dello sviluppo, dell’espansione, non appena i tempi economici li rendevano possibili. Sta in questa eredità culturale, sta in questo modo di intendere e di vivere il mestiere dell’imprenditore la continuità Marzotto anche nella quinta generazione chiamata, in quel ’72, a succedergli mentre l’industria del tessile e delle confezioni era in crisi.

Nel ’75, il Gruppo denunciava perdite attorno ai 6 miliardi. Diciotto anni dopo, nel ’93, gli utili operativi ammontavano a più di 128 miliardi, su un fatturato di 2 mila miliardi. Nell’84, il fatturato era di 402 miliardi, nel ’97 di oltre 2400, realizzato per circa tre quarti all’estero, con un tasso medio di crescita all’anno del 14,73 per cento.

La storia del gruppo vicentino: l’ottobre del 2009

Nell’ottobre 2009 la società vicentina rileva, insieme a Faber Five, società partecipata da Antonio Favrin, il 66,7% della Ratti, una delle più importanti aziende comasche nel mondo della seta, fondata nel 1945 da Antonio Ratti e quotata alla Borsa di Milano dal 1989.

Nel 2012 acquisisce i marchi Redaelli, Girmes, Christof Andreae, Niedieck, tutti specializzati nel velluto. L’acquisizione comprende due stabilimenti nella Repubblica Ceca.

Nel luglio 2018 Davide Favrin, figlio di Antonio,  manager e azionista dell’azienda prima come AD  nel 2002 e poi come presidente dal 2004, è nominato AD. Sostituisce Sergio Tamborini, alla guida del gruppo dal 2006.

Conclusioni: l’80% del capitale della Marzotto è ormai nelle mani di Antonio Favrin.

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