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Giorgia Meloni: ancora niente scuse per aver diffuso il video dello stupro. A Piacenza si indaga

Giorgia Meloni ha commesso un reato diffondendo il video dello stupro di Piacenza

Giorgia Meloni non si è ancora scusata per aver diffuso sui social il video dello stupro di Piacenza, nemmeno durante il suo primo comizio della campagna elettorale. La Procura della cittadina veneta ha aperto un’inchiesta sulla diffusione di quelle immagini, ripubblicate anche da alcuni giornali online. La vittima del terribile stupro, una donna ucraina di cinquant’anni, si trova ora in una pessima posizione, perché dal video alcuni sono stati in grado di riconoscere la sua identità e la cosa la sta gravemente danneggiando.

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Giorgia Meloni e le continue giustificazioni per aver diffuso il video dello stupro

“Nel video non si vedeva niente e poteva aiutare ad accendere i riflettori su una situazione molto sentita e molto comune”. Nessuna scusa da parte di Giorgia Meloni nel suo primo comizio per aver divulgato il video dello stupro di Piacenza ai danni di una signora ucraina.

Nelle immagini si vede un uomo di 27 anni, originario della Guinea, aggredire sessualmente la donna. Il video sarebbe stato girato da colui che è riuscito ad avvertire la polizia all’istante. La Procura di Piacenza deve ancora accertare se sia stato lui a diffonderlo o qualcun altro.

La leader di Fratelli d’Italia ha giustificato il proprio gesto ricordando che anche molti giornali hanno diffuso il video. E in effetti così è stato. Le immagini sono state pubblicate, sfocando il volto di aggressore e vittima, da Il Messaggero, dal Gazzettino Veneto e da Libero. In quest’ultimo caso i volti non sono stati coperti. La Procura di Piacenza è intervenuta sequestrando il materiale.

L’indagine a Piacenza: è reato

Ora la Procura di Piacenza ha aperto un fascicolo contro ignoti per la diffusione del video sui social e sui siti delle testate giornalistiche. Essa si rifà all’articolo 734 bis del codice penale, secondo cui: “Chiunque divulghi, anche con mezzi di comunicazione di massa, le generalità o l’immagine della persona offesa senza il suo consenso, è punito con l’arresto da tre a sei mesi”.

C’è comunque una netta differenza tra chi ha pubblicato il video oscurando il volto della vittima e chi non l’ha fatto. Dunque, nel caso del Messaggero, del Gazzettino e di Giorgia Meloni, le generalità della vittima non sono state rivelate e dunque non sarebbe stato commesso il reato. Diverso il caso di altri siti, come Libero, che invece hanno pubblicato le immagini senza oscurarne i volti.

Giorgia Meloni: dal video dello stupro alle devianze giovanili per la campagna elettorale

Giorgia Meloni ha utilizzato il video dello stupro ai fini della sua campagna elettorale e ha attirato non poche polemiche su di sé. La leader di FdI ha poi replicato dicendo di averlo preso da un importante quotidiano nazionale che ne aveva oscurato i volti. Il problema, tuttavia, è che l’audio è stato lasciato integralmente, con tanto di lamenti e urla della donna. Sotto al video da lei ripostato su Twitter, Meloni ha annunciato la volontà di intensificare la sicurezza per le strade e l’approccio verso l’immigrazione.

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Dopo le immagini dello stupro, è poi passata al videoselfie sulla lotta a quelle che lei e il suo partito hanno definito le “devianze giovanili“. Si tratterebbe di alcune serie patologie come il tabagismo, l’alcolismo, l’obesità e l’anoressia, che a suo parere andrebbero evitate con uno stile di vita basato su sport e cultura.

Tutto ciò ha fatto scoppiare anche un duro scontro con i dem, e in particolare con Enrico Letta. “Il video postato da Giorgia Meloni su uno stupro è indecente e indecoroso. Il rispetto delle persone deve venire prima di tutto”. E in merito alla campagna sulle devianze, Letta ha rilanciato sui social l’hashtag Viva le devianze.

 

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Editor: Susanna Bosio

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