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Guerra Russia-Ucraina: Putin viola la Convenzione di Ginevra e il diritto internazionale

Convenzione di Ginevra: violata nello scontro tra Russia e Ucraina

L’attacco militare russo contro l’Ucraina è configurabile come un vero e proprio crimine di aggressione. Per questo motivo, infatti, la Corte Penale internazionale ha la possibilità di procedere contro il singolo Paese che ha dichiarato guerra a un altro, in questo caso la Russia. Inoltre, in questo conflitto si stanno verificando delle gravi violazioni alla Convenzione di Ginevra, violando la protezione della popolazione civile.

Ma che cos’è la Convenzione di Ginevra? E in che senso Putin non la sta rispettando?

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Convenzione di Ginevra: la violazione di Putin

Di fronte al gravissimo attacco militare messo in atto da Putin contro l’Ucraina, come forma di rivendicazione del suo territorio, è giunto il momento che tutta la comunità internazionale non esiti a denunciare la violazione al diritto internazionale. La condotta della Russia ne rappresenta una grave aberrazione verso i principi fondamentali.

La Convenzione di Ginevra, o Diritto umanitario, è un insieme di norme che governano le situazioni di conflitto armato. Essa riguarda alcuni diritti inderogabili, da rispettare anche nelle situazioni estreme. Tra questi, il divieto di schiavitù e tortura, la libertà di pensiero, il diritto alla vita, il principio di non discriminazione.

Gli strumenti del diritto umanitario sono contenuti nelle 4 convenzioni di Ginevra, firmate nel 1949 e unite a due protocolli aggiuntivi del 1977. Nella situazione attuale in Ucraina, si stanno verificando gravi violazioni a questo insieme di diritti, unitamente ai crimini di guerra, contro l’umanità e di genocidio.

Non solo la Convenzione di Ginevra: le violazioni della Russia

Non solo. In questo caso, l’Ucraina non ha visto riconosciuta la sua sovranità territoriale di Stato. E la Carta delle Nazioni Unite impone agli Stati di astenersi dalla minaccia o dall’uso delle forze dirette contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato.

La narrazione delle rivendicazioni storiche sull’idea di “madre Russia” e sulla difesa delle minoranze russe non giustificano per Putin un legittimo casus belli.

Occorre anche ricordare che tali principi sono stati ribaditi anche negli ultimi anni dalla comunità internazionale. Nel 2o12, infatti, è entrato in vigore lo Statuto della Corte penale internazionale, che definisce l'”aggressione internazionale“. Essa è intesa come “uso della forza armata da parte di uno Stato contro la sovranità, l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di un altro Stato”.

Ed è, di fatto, quanto sta accadendo in questi giorni. Bisogna fermare questa scelleratezza il prima possibile.

 

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Editor: Susanna Bosio

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