Suffragette in shirtwais disegnate da Gibson
Moda

SUFFRAGETTE, LE DONNE DIMENTICATE DALLA MODA

Triangle: una storia lunga 108 anni. Le suffragette di ieri e di oggi reclamano pari diritti ma il femminismo non può essere svenduto con una t-shirt

La moda, in parte, ha le sue colpe. Non tutte, invero. Ma se quel maledetto giorno, tale 25 marzo del 1911, le donne avessero lavorato in condizione umane, oggi non avremmo di che parlare. Adesso le chiamano suffragette ma ieri erano solo immigrate da sfruttare.

La tragica storia dell’incendio divampato nella fabbrica Triangle di New York si sintetizza, volgarmente, nella shirtwaist.

Triangle Shirtwaist Factory
La Triangle Shirtwaist Factory di Manhattan durante l’incendio

Una blusa – e null’altro – in voga agli inizi del Novecento. Una camicia funzionale con una fila verticale di bottoni sul corpetto, abbellita da pizzi e fronzoli.

In lino o in cotone e per le occasioni importanti, in seta: la camicia delle facoltose donne americane, esportata in tutto il mondo, era definita: “camicia sartoriale da donna con dettagli copiati da camicie da uomo.”

Negli Stati Uniti si produsse in scala industriale. Nel solo distretto di Manhattan, si pensi, c’erano oltre 450 fabbriche tessili che producevano la shirtwaist. Una di queste era, appunto, la Triangle Shirtwaist Factory.

Una camicetta come simbolo di indipendenza femminile divenuta inferno per le stesse donne

Ellis Island era l’attracco per molte donne ebree e italiane. Qui venivano reclutate dai loro capomastri.

Mesi di navigazioni nell’oceano con una valigia di cartone colme di speranze. Erano le dimenticate dal mondo, le femmine che salivano sui transatlantici. Provenivano da famiglie di umile estrazione o dalla strada. Rincorrevano il sogno di una vita migliore con lo stesso ardore delle donne che oggi non hanno volto.

L’acqua salmastra del fiume Hudson le accolse senza grazia, raccomandandole a schedari nei controlli sanitari inumani.

146 unità dei milioni di immigrati che giunsero a New York trovarono la morte nel rogo della Triangle. 123 di questi erano immigrate di nazionalità ebrea e italiana.

Dalle grida di indipendenza all’urlo di dolore: la blusa che divenne simbolo di libertà divenne metafora di una lotta alla parità tra i sessi che ancora oggi non conosce risoluzione.

La situazione oggi: le suffragette vestirebbero una t-shirt femminista a 690 €?

T-shirt femminista Dior
La t-shirt femminista di Dior costa 690 euro

Sulle passerelle parigine, per le collezioni autunno/inverno 2019-20, la Maison di lusso francese Dior ha realizzato una collezione “femminista” sotto l’egemonia di Maria Grazia Chiuri.

Una “bordata” sulla storia delle battaglie femministe a suon di un mercato di nicchia che snatura la matrice battagliera di chi lotta per la conquista dell’indipendenza della donna. Nel nome di una fallocrazia ancor troppo radicata da poter essere debellata.

Così, la moda entra ancora a gamba tesa nell’emancipazione femminile.

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