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Razionamento dell’acqua diurno, oggi è una possibilità: le conseguenze della crisi idrica

Crisi idrica: il razionamento dell’acqua sarà imposto anche di giorno?

La crisi idrica in Italia continua a fare paura e si prevede un razionamento dell’acqua anche diurno. Nei primi mesi del 2022 non ha quasi mai piovuto, specialmente nel Nord e in tutta la Pianura Padana, e la situazione si sta aggravando a causa delle altissime temperature superiori alla media stagionale.

Già in molti comuni di Piemonte, Lombardia, Trentino, Veneto e Friuli sono state adottate delle misure per limitare il consumo dell’acqua durante la notte. Ma il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, non esclude l’introduzione di un razionamento durante le ore del giorno.

Razionamento dell’acqua diurno: cosa comporta la crisi idrica

Lo stop all’acqua durante le ore del giorno è un rischio ormai concreto. Fabrizio Curcio ha lanciato questo avvertimento parlando del prossimo Dpcm, che nel giro di due settimane dovrebbe essere stabilito insieme allo stato di emergenza per la siccità. Il governo dovrà stabilire gli interventi più urgenti da applicare, cercando di evitare litigi tra gli enti locali. Come si è visto negli scorsi giorni quando la Val d’Aosta ha negato al Piemonte l’aiuto richiesto per evitare di sospendere l’irrigazione nei campi. Stefano Patuanelli, ministro delle Politiche Agricole e Forestali, ha quindi sottolineato la necessità di coordinarsi per evitare una guerra idrica.

Razionare l’acqua vuol dire ridurne la fruizione sulla base di una serie di parametri di gestione delle risorse. Si mette in pratica attraverso l’interruzione della corrente elettrica, che consente l’erogazione dell’acqua, in determinati orari, che sono di solito notturni.

A preoccupare è soprattutto la situazione del Po, il fiume più lungo d’Italia, che sta raggiungendo livelli record per scarsità d’acqua. Dalle Alpi a nord-ovest fino al Mare Adriatico, il Po è fonte di acqua per molte regioni del Nord. Viene utilizzato per l’acqua potabile, ma anche per irrigare i campi e per produrre energia idroelettrica. Ad oggi, però, l’acqua scarseggia e degli interventi sono più che necessari.

Crisi idrica: il problema delle reti italiane

Il problema della siccità è legata ad un paradosso. L’Italia è in Europa il paese con più quantità d’acqua: abbiamo un’enorme ricchezza di corsi d’acqua, di falde sotterranee e laghi. Il nostro problema, tuttavia, coincide con una carenza di infrastrutture non rinnovate.

Come è emerso dagli ultimi dati Istat, nel 2020 è andato perso il 36,2% dell’acqua immessa nelle reti idriche soltanto nei capoluoghi di provincia. In tutto il Paese abbiamo una rete idrica di 600 km che perde il 42% dell’acqua. Se si potessero azzerare queste perdite, si potrebbero soddisfare le esigenze idriche di 44 milioni di persone in un anno.

Il rinnovamento delle reti idriche potrebbe rientrare tra le missioni di rilancio dell’economia italiana previste dai fondi del Pnrr. L’obiettivo, attraverso un investimento di 2 miliardi, è realizzare 25 mila km di nuove reti per la distribuzione dell’acqua potabile e la riduzione di perdite idriche.

Razionamento dell’acqua in Italia: la crisi idrica a Milano e Roma

A Milano e in tutta la Lombardia sono state introdotte delle limitazioni. Tra queste, lo stop al lavaggio delle automobili e all’annaffiatura di giardini e prati, tranne per l’irrigazione di nuovi impianti di alberi e opere pubbliche. “Una crisi idrica di questo tipo non si era mai verificata nella storia della regione”, ha detto Attilio Fontana.

Roma, invece, in questi giorni è diventata oggetto di numerosi incendi che hanno creato non pochi disagi fino al centro storico. Si sono viste fiamme altissime sull’Aurelia, con esplosioni di bombole di gpl. La Coldiretti ha spiegato che “ogni rogo costa agli Italiani diecimila euro all’ettaro, costi che si aggiungono alla conta dei danni causati dalla siccità”.

 

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Editor: Susanna Bosio

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