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Abolizione Green Pass: possibile dal 31 marzo. Intanto alcuni politici fanno ricorso all’obbligo over 50

Verso l’abolizione del Green Pass dal 31 marzo

Se la curva epidemiologica continuerà la propria discesa, l’abolizione del Green Pass potrebbe iniziare già a partire dal 31 marzo. Un percorso graduale che finirebbe il 15 giugno.

Si partirà, certamente, dai luoghi all’aperto. E solo in un’ultima istanza si penserà di eliminarlo anche per i lavoratori. L’obbligo vaccinale per gli over 50 sul luogo di lavoro, infatti, ha scadenza proprio il 15 giugno.

Eppure, nonostante le norme, gli obblighi e i consigli degli esperti, sono ancora molte le persone in Italia che non si sono fatte vaccinare nemmeno con la prima dose. Una situazione che riguarda anche la politica e il nostro Parlamento. Una parte della politica, infatti, evidentemente preferisce non dare il buon esempio ai propri concittadini.

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Abolizione Green Pass: uno scenario possibile

L’eliminazione del Green Pass potrebbe dipendere dallo stato di emergenza. In merito alla sua scadenza, fissata per il 31 marzo, c’è una parte rigorista del governo che opta per la prudenza. Dall’altro lato, però, aumenta il pressing di coloro che ritengono impensabile continuare a limitare le attività della popolazione dopo due anni di pandemia.

Come conferma il sottosegretario alla Salute Andrea Costa, «dobbiamo completare la somministrazione delle terze dosi: procedendo con questo ritmo è pensabile che a fine marzo avremo finito l’operazione, aprendo a un allentamento delle misure, Green Pass compreso».

Se questo sarà effettivamente lo scenario, già il prossimo 1° aprile potrebbe essere tolto l’obbligo di Green Pass per mangiare all’aperto.

Abolizione Green Pass: la Raggi no vax è a favore

All’interno del panorama politico, non sono pochi i senatori e i parlamentari che non si sono sottoposti al vaccino anti-Covid, anche andando contro la legge che lo obbliga a tutti gli over 50.

Virginia Raggi ne è un esempio. Non ancora cinquantenne non è soggetta a quest’obbligo, ma il fatto che non si sia ancora sottoposta al vaccino crea alcuni scompigli per le sue attività politiche. Da mesi ripete che «seguo le prescrizione mediche e sono in mano ai medici per valutare se e quando farlo». Queste dichiarazioni risalgono allo scorso settembre. E di fatto nulla è cambiato.

Il suo mancato possesso di Green Pass rafforzato, ovvero vaccinale, ha causato una trappola logistica per il Movimento 5 Stelle. Virginia Raggi, infatti, è stata costretta a partecipare via Skype alla discesa nella Capitale di Beppe Grillo.

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Abolizione Green Pass: il ricorso dei senatori contro l’obbligo vaccinale

Intanto, una decina di senatori hanno fatto ricorso per l’applicazione dell’obbligo vaccinale agli over 50 anche per accedere a Palazzo Madama. Tra questi, Mario Michele Giarrusso, che alla domanda sul perché non si è ancora vaccinato, risponde: «Come si permette? Io le chiedo che anticoncezionale ha usato lei o sua moglie?». A fare ricorso sono stati anche Gianluigi Paragone e Carlo Martelli. Un insieme di ex grillini che gridano al fascismo di fronte all’obbligo di Green Pass in Parlamento.

Anche Emanuele Dessì, uscito dai Cinque Stelle dopo la fiducia data a Draghi, si scaglia contro la misura applicata anche a Palazzo Madama. Ma lo fa sottolineando il suo credo nella scienza, pur affermando che «quest’obbligo potrebbe tenere lontano dal lavoro un milione e mezzo di Italiani». E ha anche aggiunto: «È giusto che io perda parte dello stipendio. Fare una battaglia vera comporta anche pagarne le conseguenze. Che io pago molto volentieri».

 

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Editor: Susanna Bosio

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