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Il 61.4% degli italiani dice no all’invio di armi in Ucraina

Sondaggio sull’invio di armi in Ucraina: solo il 27,3% è favorevole

Sondaggio sull’invio di armi in Ucraina. L’invio di armi al governo di Zelensky è tema di dibattito negli ultimi giorni all’interno degli schieramenti. Anche se non siamo coinvolti direttamente all’interno del conflitto in Ucraina, la guerra porta a pesanti conflitti di interessi e a responsabilità da affrontare anche per i paesi occidentali.

L’Italia, inoltre, deve rispettare gli impegni presi con la Nato nel 2014: il raggiungimento delle spese militari fino ad arrivare al 2.0% del PIL.

Lo studio di Euromedia Research sull’invio di armi in Ucraina

Secondo uno studio di Euromedia Research, il 61.4% degli italiani è contrario all’aumento delle spese militari: non è una scelta giusta.

Il 27.3% dell’Italia è favorevole a definire e a mantenere gli impegni presi nei confronti dell’Ucraina. L’11.3%, invece, non sa prendere una decisione.

Andando nel profondo del sondaggio, aumentare le spesa pubblica per il 37.6% degli intervistati significherebbe distogliere importanti investimenti da settori che hanno necessità prioritarie.

Per il 36.9% aumentare le spese militari vuol dire maggiori investimenti direttamente in attrezzature militari (30.6%), e un aumento della presenza proprio di uomini impiegati in tali forze (6.3%).

Mentre il 15.1% del totale campione traduce questa spesa in un importante investimento nella ricerca tecnologica (10.3%).

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Sondaggio dell’Istituto Ixe sull’invio di armi in Ucraina

Secondo un sondaggio dell’Istituto Ixe di Roberto Weber per Coldiretti, il 40% degli italiani è contrario alla scelta di inviarmi armi in Ucraina.

Una persona su sei, invece, ritiene che un’escalation da parte della Russia verso una guerra nucleare sia possibile.

Inoltre, la soluzione è solamente diplomatica per sei su dieci.

Spese militari: il dibattito all’interno dei partiti

Il partito in pole position contrario all’invio di armi in Ucraina è il Movimento 5 stelle.

Il leader della Lega, nonostante abbia confermato l’impegno del partito all’aumento delle spese militari fino al 2% del PIL, è molto scettico sulla questione: «Stiamo uscendo faticosamente da due anni di pandemia e stiamo entrando, ancora più faticosamente, nel secondo mese di un conflitto alle porte dell’Europa e ci sono uomini di Stato e di governo che parlano con troppa facilità di bombe, armi e missili. Addirittura dall’altra parte dell’Oceano c’è chi parla di nucleare».

Il leader del Pd, Enrico Letta, ha confermato, invece, che «senza armi non c’è pace».

Fratelli d’Italia in testa, primo partito, con il 21.3% dei consensi all’aumento delle spese militari.

 

Editor: Vittoria Ferrari

 

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